Il Castello a mare di Palermo

Un po’ di storia e curiosità di un edificio per novecento anni osservatore e protettore della città, in lizza per il riconoscimento UNESCO patrimonio dell’umanità

L'ingresso al Castello realizzato dagli Aragonesi, in fondo a sinistra il mastio arabo-normanno
L'ingresso al Castello realizzato dagli Aragonesi, in fondo a sinistra il mastio arabo-normanno

Bisogna chiudere gli occhi e immaginare un’ambientazione medievale, la scena di un film in cui le onde del mare si infrangono sulle mura difensive del castello della città. Mura alte, gialle e ripide. Si scorge qualcosa, oltre le mura. E qui il film diventa una prima visione: non un castello dei poemi cavallereschi, con le merlature e le torri, ma un insieme di storia assemblato nel tempo, quel concentrato che identifica Palermo.

Il primo nucleo del Castello a mare risale probabilmente alla fine del decimo secolo o agli inizi del secolo successivo, e serviva a proteggere la città contro i possibili attacchi nemici dal mare. In età normanna viene definito castello a mare o palazzo vecchio, per distinguerlo dal nuovo Palazzo Reale che avevano costruito.

Il Castello è stato testimone di tanta storia palermitana. Ogni “conquistatore” della città vi ha messo qualcosa di suo. E così, a partire dal primo nucleo arabo, Normanni, Aragonesi, Asburgo, Borbone mettono del proprio nell’assetto definitivo del Castello, che tutto era fuorché il classico castello medievale: era un insieme di elementi molto diversi tra loro, che insieme alle carceri e alle strutture per la difesa ospitava una elegante loggia rinascimentale per le passeggiate, che guardava sulla Cala, e appartamenti per soldati e nobili.

Le carceri che si trovavano al suo interno ospitavano condannati per reati comuni, per delitti al governo, per eresia. C’erano persino le stanze di isolamento per il “carcere duro”. Nel Quattrocento, nell’età dei viceré, ospita le riunioni del Parlamento, dal 1553 e per cinquant’anni, a fasi alterne, è la sede del Tribunale dell’Inquisizione.

Una veduta d'insieme dell'area del Castello
Una veduta d’insieme dell’area del Castello

Dopo le guerre e le successioni, con l’arrivo di Carlo III di Borbone, dal 1735 il Castello non ha più una città da difendere, diventando semplice sede militare.

Alcuni episodi importanti lo vedono protagonista: nel 1333 si difese bene dal tentativo di conquista di Roberto d’Angiò, re di Napoli. Nel 1676, sotto Carlo II d’Asburgo, la Francia e la Spagna erano in conflitto. Senza alcun preavviso una flotta francese si presentò nelle acque palermitane, iniziando ad attaccare le flotte olandesi e spagnole ormeggiate. Inizialmente il castello non poté reagire, perché avrebbe colpito le flotte di casa. Dopo che le flotte si spostarono, la Francia aveva già affondato la nave ammiraglia spagnola, e convinta della sua vittoria viene stravolta dai colpi di cannone del Castello a mare. Saputo chi era venuto ad attaccarli, pare che i palermitani fossero entrati nel Castello e dai baluardi avessero iniziato a sparare sui mai dimenticati francesi del Vespro.

Nell’Ottocento, invece, con il malcontento popolare nei confronti dei Borbone, il Castello è identificato come la sede del nemico. Durante le rivolte, nel 1820 e poi nel 1848 gli insorti entrano nella fortezza, ma è in quest’ultima data che il castello issa la bandiera bianca. Dopo un anno circa i Borbone tornano al potere e dentro il Castello, rinchiudendo i patrioti, facendo così aumentare l’odio dei palermitani verso i regnanti. Nel 1860, con l’arrivo di Garibaldi, è il castello a sparare sulla città, finché il popolo non riesce ad entrarvi, smantellarlo e liberare tutti i carcerati.

Da questo momento in poi il Castello diventa caserma. Nel 1922 si decide di ampliare il Porto utilizzando l’area del Castello, e nonostante le polemiche scatenate nell’arco di un anno viene fatto esplodere. Quanto rimane, a poco a poco, viene inglobato dalle costruzioni che vengono realizzate (ad esempio, la Fortezza aragonese con i due torrioni era inglobata in un deposito di carta straccia), tanto che del Castello quasi non rimane traccia. Per un certo tempo il nome di castello a mare definiva la zona perché per tradizione sempre così si era chiamata, ma senza castello. Solo pochi anni fa sono stati presi i primi provvedimenti per la liberazione delle parti superstiti, ed oggi l’area definisce il Parco archeologico del Castellammare, all’interno del quale è stata trovata una necropoli islamica.

Il Castello a mare in un dipinto ad olio anonimo del Settecento, si vede la loggia rinascimentale per le passeggiate.
Il Castello a mare in un dipinto ad olio anonimo del Settecento, si vede la loggia rinascimentale per le passeggiate.

Fonte della veduta d’insieme: www.giornalecittadinopress.it Fonte dell’immagine del dipinto settecentesco: S. Troisi, La memoria custodita, 2008.

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