giovedì, 25 Luglio 2024
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Monte Gallo conosciuto da millenni, ma ancora da scoprire

Presentato il docufilm “Monte Gallo e le sue storie”

Presso la Sala Gialla “Piersanti Mattarella” dell’Assemblea Regionale Siciliana (Palazzo dei normanni), alla presenza di numerosi intervenuti, si è svolta la presentazione del docufilm “Monte Gallo e le sue storie“, organizzata dall’Associazione “Mirto Verde”. Promotrice dell’iniziativa è Francesca Mercadante che è il presidente dell’associazione ed è anche un Geo- archeologo che assieme al marito, Pippo Lo Cascio, da molto tempo studia il territorio della “Piana dei colli”.

Francesca Mercadante

Il docufilm, che fa parte del progetto finanziato nel 2022 dall’Assessorato alla Famiglia e alle Politiche sociali per il finanziamento di iniziative e progetti di rilevanza regionale del Terzo settore, dal titolo: “Monte Gallo e le sue storie, conoscenza valorizzazione e fruibilità del promontorio più a Nord della Sicilia occidentale”, vuole essere una ricostruzione storiografica degli eventi occorsi, in più di due millenni, nel territorio ad Ovest di Panormos (Palermo).

  1. Cosa ci dice a proposito di questo progetto che si basa su una sulla ricostruzione storiografica del territorio palermitano la presidente di “Mirto verde”?
    R. – “La Piana ad Ovest di Palermo, insieme ai tre tre Monti, il Pellegrino, il Billiemi e Monte Gallo, annovera un patrimonio culturale, in senso archeologico, storico e naturalistico, etnoantropologico, unico di riferimento alla storia della città di Palermo. Monte Pellegrino pur essendo, divenuto nell’immaginario collettivo il rappresentante del territorio, grazie alla espressione usata da Wolfgang Goethe, “il più bel promontorio della Sicilia”, resta “vuoto” rispetto a Monte Gallo che invece ha una ininterrotta storia. Il Patrimonio di Monte Gallo, resta in osmosi ai rilievi e alla Piana, ed emerge, attraverso più di due Millenni di vicende, collocabili tra età del Rame fino ai nostri giorni.

D.- Ma entriamo nello specifico del docufilm, cosa mostra e perché lo ritiene importante come studio e ricerca?

R. – “Nelle immagini del filmato – si vede l’unico ipogeo a pozzetto residuo della necropoli di Santocanale, le grotte del Mesolitico della Marinella, e della Grotta Regina, santuario punico del Mediterraneo, il sito costiero a megaliti di Pietra Tara, conosciuto nel Mondo, ma ignorato localmente, nelle sue parti integre dell’età del Bronzo e dell’età punica. I documenti d’archivio rivelati nella appartenenza della “Chiesa madre di Palermo”, le torri dei secoli XVI. La via sferracavalli, prima via Valeria nell’Itinerario Antonini e poi nel 700 divenuta via eustachia per Careni, il Casale di Gallo e Porto di Gallo nei documenti di Ruggero d’Altavilla fino alle comunicazioni moderne con il Faro e Semaforo, le loro trasformazioni E la Riserva terrestre un unicum con la Area Marina Protetta di Isola delle Femmine – Capo Gallo, nella costruzione del Trottoir a vermeti, considerato la barriera corallina del Mediterraneo e che sante a studi, ci perviene dalle navi puniche che approdavano sulle coste di Monte Gallo. Tutto spazia attraverso il Patrimonio culturale, paesaggistico e naturale di Monte Gallo.

Dottoressa Mercadante, ci può dire quanto tempo c’è voluto per la realizzazione del docufilm?

R. Il docufilm è stato realizzato in 12 mesi di attività (giugno 2023 giugno 2024) tra scrittura e riprese e montaggio, resta però incentrato sulla visione e divulgazione del sito

costiero a megaliti di Pietra Tara, (età calibrata al C14 1233 a.C., fine età del Bronzo) ubicato in località Barcarello–Malopasso.

A mezzo drone dopo il disastroso incendio di luglio 2023 si è potuto constatare, dal vivo, la complessiva estensione del sito, di circa 50mila mq.

Le diverse e complesse porzioni che presenta, sono state individuate a partire da una Zona Alta, e Zona Bassa. Sono visibili tutte le architetture megalitiche, con gli elementi caratteristici menhir/totem , capanne circolari ipogei e strutture inerenti la figura della Dea Madre. E’ stata elaborata la restituzione ipotetica delle capanne e del tessuto protourbano. E’ distinguibile la Zona punica e i territori a terrazzamento dei secoli XVI-IX, le cinque turricole del Senato palermitano a guardia della costa durante i periodi delle incursioni barbaresche.

Pippo Lo Cascio

La struttura del docufilm è stata pensata in quattro parti: testo, immagini, musica, tempi, in modo di condensare, in 38 minuti, fatti, storie, epoche, nuovi siti, senza soluzione di continuità, in modo chiaro e diretto, in una esposizione che non permette allo spettatore l’abbandono dell’attenzione.

Il testo, ripreso da rigorosi studi è stato elaborato affinché fosse in parallelo alle immagini, tutte in originale. Cosi come in originale le riprese dei documenti d’archivio e quelle realizzate con drone nella ricostruzione ipotetica in 3D, delle capanne del sito costiero a Megaliti di Pietra Tara.

I brani musicali, scelti apposta, oltre a fare da filo conduttore di sottofondo, segnano gli stacchi, come a segnare i capitoli dei secoli che si susseguono, a volte integrandosi nel presente con le immagini e gli eventi.

Per noi – conclude Francesca Mercadante – quanto abbiamo realizzato non si tratta solo di un docufilm, ma il filmato di un documento territoriale dal quale partire per la conoscenza del Patrimonio e per la identità culturale da tramandare alle future generazioni”.

Un ricordo è stato fatto per Leo Bombace che si è battuto per la valorizzazione delle grotte della Marinella e contro la speculazione edilizia della zona adiacente.

Il filmato è stato presentato  per la candidatura al XXII festival internazionale del  film archeologico a Licodia Eubea (Catania), che si può definire l’unica grossa rassegna del cinema archeologico in Sicilia.

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