venerdì, 7 Ottobre 2022
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Eravamo quattro amici al bar

Prendendo spunto da una famosa canzone dei primi anni ottanta di Gino Paoli, sono andato indietro nel tempo e ho ripensato ai miei amici di gioventù, debbo dire che quella canzone calza a pennello.

Sì, eravamo in quattro: io, Carmelo, Andrea e Michele. È presto si sarebbe aggiunto un quinto elemento, il bello del gruppo, Enzo.

Il bar esisteva davvero e si chiamava “Il bar della gioventù”, ma di gioventù in quel bar a parte noi ne bazzicava poco. Ci piaceva giocare a carte e chi perdeva pagava paste e beveraggio a chi aveva vinto, una maniera come un’altra per passare il tempo.

Erano gli anni dell’adolescenza, insomma siamo cresciuti assieme, poi con l’età adulta ci siamo persi di vista.

Gli anni della nostra gioventù, li abbiamo trascorsi prevalentemente in borgata, la ridente località balneare di Sferracavallo. Di passatempi in borgata non ce n’erano tanti, c’era il bar bigliardo, dove trascorrevamo interi pomeriggi a giocare a boccetta o a stecca o a calcio balilla, e chi perdeva pagava le partite. La domenica, in quel bar, ascoltavamo alla radio le telecronache delle partite di serie A e B.

In estate eravamo soliti passare il tempo al bar “La Conchiglia”, dove c’era l’unico jukebox del “paesello”, mettendo le canzoni del festival di Sanremo o le novità del disco dell’Estate. Lì abbiamo accennato i primi passi di danza, ma le ragazze dov’erano? Quelle poche che frequentavano il bar, non erano propense ad unirsi a noi, poi piano piano, qualcuna, vincendo la ritrosia, cambiò parere e si unì alla compagnia.

E fu così che nacquero i primi amorini, tipo il tempo delle mele alla sicula. Amori che con il tempo sfumarono. Si doveva stare attenti che i genitori non lo venissero a sapere, ma era molto difficile, dato che eravamo in un paesello, in cui le notizie correvano ancor prima che accadessero.

Mi ricordo che un papà di uno dei miei amici, chiese al figlio che intenzioni avesse con quella certa ragazza, visto che il papà della ragazza era andato a parlare con lui. Ma vi immaginate a quella tenera età a pensare di zitarsi?

Dice quello: “ma siamo pazzi?”, assurdo. Il mio amico non seppe cosa rispondere a suo padre, preso alla sprovvista e di lì a poco mollò la ragazza.

Come passavamo il resto del tempo insieme? In inverno ci vedevamo nel pomeriggio dopo che avevamo fatto i compiti, mentre in estate, come è intuibile, abitando in una borgata marinara, la nostra giornata, specie di mattina, la trascorrevamo al mare.

Sandali, costume, maglietta e telo da mare in spalla. Per fare il bagno, andavamo a Punta Barcarello, la punta estrema verso destra rispetto all’abitato. Nel pomeriggio organizzavamo delle lunghe partite di Monopoli, prevalentemente nel giardino di casa mia.

La sera tutti in piazza a prendere un pò di frescura e a vedere passeggiar le pulzelle, quelle poche che a quell’ora erano ancora in giro, oppure andavamo a vedere un film all’Arena del nostro paesello o a quella del paesello vicino, Tommaso Natale.

Per recarci a “Babbo” Natale, come lo chiamavo io a suo tempo, visto che era un tantino distante dal nostro paesello, ci andavamo a cavaddu ri scarpi (a piedi). Ma noi a scarpinare c’eravamo abituati, infatti i paesani che ci vedevano, specie la sera, andare avanti ed indietro dalla piazza ci dicevano “ma chiffà inchianati i strati?” ovvero “a forza di fare avanti ed indietro asfaltate le strade?” e qua risate da parte loro.

Ma noi del loro sfottò poco importava, imperterriti continuavamo a “inchianari i strati”. Mi ricordo di un altro episodio: mentre eravamo al bigliardo, un paesano anziano ci disse queste testuali parole: “ma comu un vi siddia a stari a giucari ca, io a vostra età assicutava i fimmini” (che ci fate qua, così lo passate il vostro tempo invece che cercare le ragazze?), e qua il solito sfotto dei presenti.

Io ci credo assai che lui e i suoi amici alla nostra età “assicutavano i fimmini”, ma se di ragazze in giro c’è erano poche ai nostri tempi, penso ai suoi quanto ce ne dovevano essere in giro, sicuramente molto, ma molto meno.

Comunque noi di occasioni per frequentare ragazze le cercavamo in città. Occasioni a scuola ce n’erano tante.

Tornando all’incontro con gli amici al bar, è stato possibile grazie alla mia perseveranza se ci siamo riuniti di nuovo dopo circa 45 anni. Al gruppo storico si aggiungerà Totò, che nel gruppo durò poco perché in tenera età convolò a nozze.

Purtroppo della réunion non farà parte Enzo perché è in vacanza nel paesello di sua madre nei Nebrodi, dice che aveva bisogno di staccare un pò la spina e passare un pò di tempo immergendosi nella natura.

Ma mi sa che è una scusa, mi ricordo che a suo tempo tra lui e Andrea, il forestiero (poi vi spiegherò perché lo chiamiamo così), circolava voce che ambedue si erano invaghiti della stessa ragazza, e da qui nacquero i probabili dissapori. Questa ragazza, che io sappia, poi si è sposata con il terzo incomodo, quindi il detto “tra i due litiganti il terzo gode” ancora una volta è stato più azzeccato che mai.

Debbo ammettere che è stata una bella sensazione, eravamo tutti emozionati, tra baci e abbracci, la frase ricorrente è stata, ”mi chi si fattu vecchiu” (mih che sei fatto vecchio!), e qua risatona generale.

Al momento di felicità però è seguito un momento di tristezza, il ricordo di un altro componente del gruppo che purtroppo è volato prematuramente in cielo, il vulcanico Rosolino. Il suo ricordo rimarrà sempre indelebile nei nostri cuori.

Che dire, del gruppetto, quattro di noi si sono laureati (io, Enzo, Carmelo e Michele), Andrea dopo essere stato allievo ufficiale si è stabilito ad Udine (appunto il forestiero), lavorando come tecnico al comune di Udine.

Andrea è stato quello più difficile da rintracciare, ma ci sono riuscito con la mia caparbietà. Ho cercato il numero di telefono dell’Ufficio tecnico del Comune di Udine, questa chicca mi era stata fornita da un amico che condividiamo. Compongo il numero e chi mi risponde? Proprio lui (che cul*!), in un primo momento non mi aveva riconosciuto, anch’io ho stentato a riconoscerlo dalla voce, lui parlava tutto tischitoschi (difficile da tradurre nell’italica lingua, ci provo: parlava con un accento non facile da capire), dopo una sosta di riflessione finalmente mi riconobbe, e da qui i nostri colloqui telefonici si sono nel tempo infittiti, poi è arrivata l’amicizia sui social, e ci siamo ripromessi di re-incontrarci nel natio paesello Sferracavallo con gli amici di un tempo.

E già, è lì che siamo cresciuti, è lì che abbiamo fatto sia la scuola elementare che le medie, poi cominciò l’avventura nella grande città per fare gli studi superiori e poi per alcuni di noi l’università. A parte Andrea che era andato via per fare l’accademia militare, Totò che si era sposato e Rosolino che aveva abbandonato gli studi ed era entrato nel mondo lavorativo, gli altri, cioè io Michele, Carmelo ed Enzo continuammo a frequentarci.

Poi, come è facile prevedere, ognuno di noi ha preso strade diverse, anche se debbo dire che ogni tanto ci sentivamo al telefono.

Quindi oggi per tutti noi, a parte quel triste accadimento, siamo qui a rimembrare le nostre avventure vissute assieme. Certo, uno le ricorda in un modo, l’altro le ricorda in un altro modo, e alcuni ricordi non coincidono, ma non ha importanza, insomma la stolitanza regna sovrana, si sa l’età gioca brutti scherzi, l’importante che ci siamo ritrovati e ci siamo riproposti di re-incontrarci di nuovo e di non perderci di vista, magari con Andrea che abita lontano da Palermo ci accontenteremo di farci delle video chiamate.

Con l’occasione ho creato su WhatsApp il gruppo “Sferracavallo boys” così, anche se virtualmente, possiamo tenerci in contatto.

Emozionati ma contenti, dopo un pomeriggio passato assieme, ci siamo salutati, con la promessa, appunto, di non perderci più di vista.

Ciao ragazzi alla prossima.

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