mercoledì, 1 Febbraio 2023
spot_img
HomeculturaRitorno al futuro: la nuova stagione del Teatro Biondo di Palermo. Gli...

Ritorno al futuro: la nuova stagione del Teatro Biondo di Palermo. Gli appuntamenti

IL PROGRAMMA

Tredici spettacoli in Sala Grande, di cui sette prodotti o coprodotti; dieci spettacoli in sala
Strehler, tra cui cinque tra produzioni e coproduzioni; undici prime nazionali. Sono questi i
numeri della nuova stagione del Teatro Biondo di Palermo, significativamente intitolata Ritorno al futuro, per rimarcare la necessità di immaginare un ponte che colleghi il passato, la memoria, con le nuove sfide che ci aspettano in tempi difficili come quelli che stiamo vivendo.
Un auspicio, quello lanciato dalla direttrice del Teatro Biondo, Pamela Villoresi, e dal
presidente Giovanni Puglisi, che hanno presentato ieri alla stampa l’articolato programma
della stagione 2022-2023.


L’immagine della nuova stagione, realizzata dall’artista ucraino Alexey Kondakov, che in
questi mesi ha lavorato per il Biondo da Kiev, spesso in condizioni drammatiche, restituisce
in una sintesi perfetta lo spirito di Ritorno al futuro: il dettaglio di un dipinto allegorico
ottocentesco (L’Amour Désarmé di Emile Munier), nel quale Amore e Cupido sono rivolti al
passato, è calato in un contesto contemporaneo, un mercato popolare di Palermo dove sfreccia un “Lapino” proiettato a velocità verso il futuro.

Una stagione ricca di proposte e di artisti di rilievo, tra gli altri le attrici e gli attori Silvia
Ajelli, Anita Bartolucci, Elena Bucci, Geoffrey Carey, Roberta Caronia, Claudio Casadio,
Arturo Cirillo, Sabino Civilleri, David Coco, Giovanni Crippa, Giovanni Esposito, Fabrizio
Falco, Fabrizio Ferracane, Donatella Finocchiaro, Rosario Lisma, Manuela Lo Sicco, Simona
Malato, Mascia Musy, Eros Pagni, Maria Paiato, Nando Paone, Michele Placido, Daniele
Russo, Marco Sgrosso, Pamela Villoresi; i registi e le registe Luca Bargagna, Irina Brook,
Andrea Chiodi, Arturo Cirillo, Emma Dante, Luca De Fusco, Donatella Finocchiaro,
Alessandro Gassmann, Livia Gionfrida, Emanuela Giordano, Giuseppe Marini, Rosario
Palazzolo, Armando Pugliese, Andrea Renzi, Carmelo Rifici, Giorgio Sangati, Francesco
Saponaro, Paolo Valerio, per un repertorio che comprende autori classici come Vitaliano
Brancati, Anton Čechov, Carlo Goldoni, Katherine Mansfield, Luigi Pirandello, Edmond
Rostand, William Shakespeare, Giovanni Verga; contemporanei come Roberto Alajmo,
Armando Curcio, Emma Dante, Maurizio De Giovanni, David Mamet, e nuove scritture
come quelle di Alessio Arena, Rosario Lisma, Francesco Niccolini, Lina Prosa, Rosario
Palazzolo, Claudio Fava, Rino Marino.

IL PROGRAMMA

La stagione della Sala Grande prenderà il via il 21 ottobre con un nuovo allestimento di
uno spettacolo di grande successo: Qualcuno volò sul nido del cuculo, tratto dallo stesso
romanzo che aveva ispirato l’omonimo film interpretato da Jack Nicholson. Il regista
Alessandro Gassmann, in sintonia con l’adattamento dello scrittore Maurizio De Giovanni,
ha calato la storia dello sfacciato delinquente che si finge matto per sfuggire alla galera, nella Napoli degli anni ’80: Randle McMurphy diventa Dario Danise, interpretato da Daniele
Russo, e la sua storia e quella dei suoi compagni si trasferisce nell’ospedale psichiatrico di
Aversa. Rimane intatto lo spirito polemico del romanzo e del film, la condanna dei trattamenti coercitivi che vengono imposti ai pazienti e l’appello per un sistema ospedaliero e carcerario più umano.

Martedì 1 novembre, alle ore 21.00 al Teatro Biondo di Palermo, il Sogno di una
notte di mezza estate di William Shakespeare
tradotto e adattato da Angela Dematté per la messa in scena diretta da Andrea Chiodi e prodotta dal LAC di Lugano insieme al Centro Teatrale Bresciano e al Centro d’Arte Contemporanea Teatro Carcano di Milano. La commedia è una girandola di amori e corteggiamenti, che coinvolge umani e creature
fatate. Teseo, duca di Atene, per celebrare le nozze con Ippolita, regina delle amazzoni,
proclama giorni di riti e feste. Bottom e altri artigiani, per l’occasione, decidono di mettere in scena la storia di Piramo e Tisbe recandosi nel bosco per le prove. Lì ci sono anche Lisandro ed Ermia, che si amano e stanno fuggendo da Atene perché il padre di lei vorrebbe darla in sposa a Demetrio; quest’ultimo insegue la coppia di amanti, rincorso a sua volta da Elena, di lui perdutamente innamorata. Oberon, il re delle fate, e Puck, il folletto che è al suo servizio, si divertono confondendo gli amori dei quattro giovani e spingendo Titania, sposa di Oberon, ad una arcaica passione. Amanti, artigiani e fantasie mischiano così, nel bosco, i loro mondi. La trama di equivoci, litigi e confusione si scioglie quando il re Oberon riesce a dissipare tutti gli incanti. Dopo aver rintracciato gli innamorati, il duca Teseo ufficializza le unioni secondo i sentimenti. Repliche fino al 6 novembre.

Dal 18 al 27 novembre, dopo la prima nazionale del 17 settembre al Festival delle Ville
Vesuviane e dopo le recite al Verga di Catania, arriverà al Biondo Così è (se vi pare) di Luigi Pirandello nella messa in scena coprodotta con lo Stabile di Catania e diretta da Luca De Fusco, con Eros Pagni nel ruolo del protagonista, affiancato da Anita Bartolucci, Giacinto
Palmarini, Domenico Bravo, Roberto Burgio, Valeria Contadino, Giovanna Mangiù, Plinio
Milazzo, Lara Sansone, Paolo Serra, Irene Tetto. Il testo è quasi un manifesto delle teorie del grande scrittore agrigentino, trattando dell’inafferrabilità del reale, dello spettacolo come processo e di altre questioni tipicamente “pirandelliane”: una commedia che si dipana come un giallo, nel quale però, più che il colpevole, si deve scoprire chi è pazzo e chi no.

Un altro grande scrittore siciliano, Vitaliano Brancati, è l’autore dell’opera che debutterà in prima nazionale il 9 dicembre: Don Giovanni involontario, coprodotto dal Biondo con la Casa del Contemporaneo di Salerno e diretto da Francesco Saponaro, con Fabrizio Falco,
Davide Cirri, Antonio Alveario, Chiara Peritore, Irene Timpanaro, Daniela Vitale.
Don Giovanni involontario di Brancati, testo inconsueto e affascinante, parente stretto del
Bell’Antonio e di Paolo il caldo, attraversa le tappe amorose di un borghese pigro e
mammone, collezionista di donne fino al disgusto, che ha scelto per le sue imprese galanti una bella casa accanto al cimitero. Francesco Musumeci (Fabrizio Falco) è un venticinquenne dagli slanci amatori ossessivi, poi un quarantacinquenne che abbandona la sposina giovane e, infine, un cinquantottenne in pieno disfacimento già sul letto di morte. Come il suo modello- mito, ha un doppio che partecipa a ogni avventura, Rosario Zappulla (Davide Cirri), fedele fino allo scambio di ruolo come Sganarello con Don Giovanni; un teatro di furori carnali e baruffe da commedia amara che si fa via via trasfigurazione onirica tra vita e morte.
Il 13 gennaio Emma Dante presenterà in prima assoluta la sua nuova creazione: Il tango
delle capinere
, coprodotto dal Biondo insieme a Emilia Romagna Teatro, Teatro di Roma,
Carnezzeria, Théâtre des 13 vents, Centre dramatique national Montpellier, MA scène
nationale. Lo spettacolo prende spunto da un suo precedente studio, Ballarini, per raccontare la storia di una coppia, interpretata da Sabino Civilleri e Manuela Lo Sicco. Nel vorticoso abbraccio della danza si compone un mosaico di ricordi, un rituale festoso e malinconico che rende più sopportabile la solitudine di una donna giunta nell’ultima fase della vita.
Il 24 gennaio tornerà al Biondo Arturo Cirillo, del quale lo scorso anno abbiamo apprezzato il divertente Orgoglio e pregiudizio, con un suo adattamento del Cyrano di Edmond Rostand. Lo spettacolo nasce da un suo ricordo d’infanzia: un musical con Domenico Modugno visto a Napoli nell’allora esistente Teatro Politeama. In quel ricordo musicale si innesta la prima idea per questo spettacolo, che si ispira alla celebre storia dello spadaccino- poeta, a sua volta ispirata a un personaggio storicamente vissuto ai tempi di Molière. Cirillo accentua più il lato poetico e visionario e meno quello di uomo di spada ed eroe della retorica, con alcune rielaborazioni di quelle musiche ascoltate da bambino, ma anche di altre, da Édith Piaf a Fiorenzo Carpi. Un teatro-canzone, un modo nuovo per raccontare la famosa e triste vicenda d’amore tra Cyrano, Rossana e Cristiano.
Il 7 febbraio sarà la volta di A che servono questi quattrini di Armando Curcio per la regia di Andrea Renzi, una commedia di grande attualità andata in scena per la prima volta nel 1940 al Teatro Quirino di Roma, una delle più divertenti commedie italiane, che contribuì, anche grazie alla successiva versione cinematografica, ad accrescere il successo dei fratelli De Filippo, Eduardo e Peppino. In scena Giovanni Esposito, Valerio Santoro, Luciano Saltarelli, Loredana Giordano, Fabrizio La Marca, Ivano Schiavo. La vicenda ruota intorno al Marchese Parascandolo detto il Professore, il quale, per dimostrare le sue teorie socratiche, bizzarre e controcorrente, ordisce un piano paradossale che svela l’inutilità del possesso del denaro.
Il 24 febbraio debutterà in prima assoluta Seagull Drams – I sogni del gabbiano, una
produzione che il Teatro Biondo ha affidato alla regista inglese Irina Brook, la quale lo
scorso anno aveva diretto gli allievi della Scuola di teatro nel progetto House of Us.
Ispirato al Gabbiano di Čechov e interpretato da Pamela Villoresi, Geoffrey Carey e i
diplomandi della Scuola del Biondo Giuseppe Bongiorno, Emanuele Del Castillo, Monica
Granatelli, Giorgia Indelicato, Giuseppe Randazzo, lo spettacolo – le cui prove cominceranno a Palermo in questi giorni – interseca l’opera di Čechov con pagine autobiografiche della regista. I temi e le atmosfere del teatro checoviano riaffiorano dal vissuto personale dell’artista, i cui genitori – il maestro Peter Brook e l’attrice Natasha Parry – erano di origini lettoni-russe: la malinconia per un’epoca che tramonta e la tensione verso qualcosa che deve ancora nascere. Con Seagull Dreams, che andrà in tournée già questa stagione, Irina Brook porta avanti la sua intensa ed emozionate riflessione sul teatro, inteso come laboratorio dei sentimenti e della vita, per indicare una possibile direzione alle nuove generazioni.

Dal 9 al 12 marzo Michele Placido sarà il protagonista de La bottega del caffè di Carlo Goldoni nella messa in scena di Paolo Valerio. Protagonista di questo testo meraviglioso è un microcosmo di persone che gravita in un campiello veneziano. Figure tutte importanti, ognuna ambigua e interessante a suo modo: una coralità in cui la pièce trova il fulcro del suo impeccabile meccanismo, che imprime ritmi vorticosi alle interazioni fra i personaggi. Non succede nulla di clamoroso in questo scenario che sembra uscito da un dipinto di Pietro Longhi: qualcuno si rovina al gioco, due amanti si ritrovano e si perdonano, qualche sogno s’infrange… ma soprattutto si spettegola. È Venezia – come dice il protagonista Don Marzio – un paese in cui tutti vivono bene, tutti godono la libertà, la pace, il divertimento.
Il 17 marzo ancora una prima nazionale, coprodotta dal Teatro Biondo insieme al centro
Teatrale Bresciano: Boston Marriage di David Mamet nella messa in scena di Giorgio Sangati con Maria Paiato, Mariangela Granelli, Ludovica D’Auria. Ambientata in un salotto
statunitense di fine ottocento, sembrerebbe a prima vista una commedia tradizionale, una
conversazione da salotto tra due amiche un po’ affettate, ma presto Boston Marriage si rivela una pièce poco convenzionale e molto “politica”, che intercetta il dibattito attualissimo sulle questioni di genere. L’espressione “Boston Marriage” era in uso nel New England a cavallo tra il XIX e il XX secolo per alludere a una convivenza tra donne economicamente indipendenti dagli uomini. Viene subito in mente il romanzo The Bostonians di Henry James (1886), nel quale l’autore affronta senza censure il tema dell’omosessualità e dipinge l’affresco di una società in bilico tra valori antiquati e spinte progressiste, con particolare attenzione alla condizione femminile. Voce tra le più rappresentative della scena americana, David Mamet ci consegna un piccolo capolavoro teatrale che eleva a protagonista assoluto, insieme alle interpreti, il linguaggio e, di contro, il non-detto, l’allusione, la stravaganza, il paradosso.

Dall’11 al 16 aprile, lo Stabile di Catania proporrà La Lupa di Giovanni Verga, un testo
ingiustamente relegato nel repertorio più tradizionale, che in questa nuova edizione, diretta e interpretata da Donatella Finocchiaro, rivela inediti spunti di riflessione in chiave
contemporanea. Nella sua rilettura, infatti, la novella ottocentesca di Verga diventa un
manifesto attualissimo sui pregiudizi e le convenzioni sociali. La protagonista, Gnà Pina detta La Lupa, è la donna che non si vergogna della propria sensualità e che per questo viene additata dal contesto sociale in quanto ritenuta spudorata, strana, diversa. Al fianco della Finocchiaro, un cast di affiatati interpreti siciliani: Bruno Di Chiara, Chiara Stassi, Ivan
Giambirtone, Liborio Natali, Alice Ferlito, Laura Giordani, Raniela Ragonese, Giorgia
D’Acquisto, Federica D’Amore, Roberta Amato, Giuseppe Innocente, Gianmarco
Arcadipane.

Il cartellone della Sala Grande si concluderà con una novità dello scrittore palermitano
Roberto Alajmo: La compagnia del sonno, che andrà in scena dal 28 aprile al 7 maggio con la regia di Armando Pugliese e l’interpretazione di Nando Paone. Prodotto dal Teatro Biondo insieme al Teatro di Napoli, lo spettacolo è una riflessione ironica e sorprendente – Alla maniera di Alajmo – sul rapporto tra sogno e realtà: Chi è che mette in scena i nostri sogni? Forse c’è una compagnia teatrale demandata a fare questo. Forse ognuno possiede la propria compagnia, che si agita nel cervello cercando di mettere assieme quel che serve per l’attività onirica notturna. Immaginiamo un piccolo manipolo di guitti, ciascuno dei quali risponde a un ruolo classico: il capocomico, la prima donna, le giovani promesse. Alajmo costruisce una sorta di farsa psicanalitica, ambientata in una specie di teatro dismesso che è poi la rappresentazione più triviale dell’inconscio, lì dove si mettono in scena, appunto, i sogni.


Il cartellone della Sala Strehler, dedicato alle nuove realtà e al teatro di innovazione e
ricerca, prenderà il via il 26 ottobre con la prima nazionale di Una verde vena di follia di Alessio Arena con Mascia Musy e Chiara Muscato dirette da Emanuela Giordano. Una verde vena di follia è un canto d’amore e di alterità ispirato alle lettere che la moglie di Luigi Pirandello, Maria Antonietta Portulano, scrisse al figlio Stefano. Ci troviamo nell’Italia del secolo scorso, dove le donne “eccentriche” o di “eccessivo ed anarchico temperamento”
venivano rinchiuse in “Case di custodia e cura”. La protagonista provoca, tiranneggia e cerca conforto nell’unico essere umano che ha la sventura di starle accanto: un’infermiera-custode che farebbe volentieri a meno di ascoltare le confessioni e gli sfoghi della donna, di contenere i suoi improvvisi sbalzi di umore e i tentativi di fuga. L’odiato e amatissimo marito, egli stesso vittima e carnefice della donna, è continuamente evocato, raccontato, svelato, sognato.
Dal 29 novembre al 4 dicembre andrà in scena Giusto di e con Rosario Lisma, un monologo scritto nel 2020, in piena pandemia. È la storia surreale, buffa e dolente di una “diversità” nel mondo contemporaneo. Ma è anche un invito a superare le certezze che ci proteggono e i limiti che da soli ci siamo dati. Giusto è un impiegato intelligente, mite e fin troppo educato in un mondo grottesco di spietato cinismo. I suoi colleghi d’ufficio, all’Inps di Milano, sono un microcosmo di ridicole creature animali, un ambiente nel quale lui, nato su uno scoglio in mezzo al mare, si sente straniero e solo. Uno spettacolo che parla di noi, della nostra società contemporanea arrabbiata e individualista, realizzato con le illustrazioni di Gregorio Giannotta.
L’11 gennaio sarà la volta de L’Oreste – Quando i morti uccidono i vivi di Francesco
Niccolini con Claudio Casadio, un’originale sperimentazione teatrale nella quale il
protagonista della vicenda interagisce con personaggi animati dal fumettista e illustratore
Andrea Bruno. Il protagonista è internato nel manicomio dell’Osservanza a Imola, dove è
stato abbandonato quando era bambino, dopo esser passato da un orfanotrofio a un
riformatorio, tra un lavoretto e un oltraggio a pubblico ufficiale. Eppure, l’Oreste è sempre
allegro, canta, disegna, non dorme mai, parla sempre e scrive alla sua fidanzata (che ha
conosciuto a un “festival per matti” nel manicomio di Maggiano). Lo spettacolo è una
riflessione sull’abbandono e sull’amore negato, su come la vita spesso non faccia sconti e sia impietosa.
Il 25 gennaio debutterà in prima assoluta una produzione del Teatro Biondo realizzata in
collaborazione col LAC di Lugano: Ulisse Artico di Lina Prosa, con la regia di Carmelo
Rifici, le scene di Simone Mannino e l’interpretazione di Giovanni Crippa.
Ulisse Artico sposta la geografia dell’Odissea classica dal Mediterraneo al mare Artico.
L’eroe contemporaneo riparte dalle terre polari, da una nuova Troia, da una nuova terra di
macerie, sperimentando ancora una volta il naufragio, nel cui tormento, questa volta, non c’è una Itaca che l’aspetta. Lo scioglimento dei ghiacciai disegna un nuovo paesaggio
continuamente in sottrazione, di derive inarrestabili, alla cui radice sta una moderna guerra
invisibile. È la guerra strisciante che l’inquinamento e il surriscaldamento termico impongono al nostro mondo.

Dal 15 al 26 febbraio, il Biondo proporrà il nuovo inedito lavoro di Rosario Palazzolo,
considerato uno dei più talentuosi autori della nuova drammaturgia italiana: Se son fiori
moriranno,
interpretato da Simona Malato e Chiara Peritore. Si tratta del primo atto di un
Dittico del sabotaggio. Per l’autore e regista «sabotare la realtà con l’immaginazione è l’unica alternativa che abbiamo, la sola che ci permette di spostare in avanti il limite del precipizio, ridisegnando continuamente il panorama, costruendo immaginari improbabili con una risolutezza manichea, che riesce a trasfigurare la verità».
Al centro di questa insolita indagine teatrale, ci sono una madre e una figlia, un’agonia lunga quindici anni, una stanza sprangata, un dolore che sbatte sulle pareti, che rimbalza sui corpi, che si allunga continuamente, che si contrae, che prova a far cambiare faccia alla faccia, umore all’umore, trasformandosi in un’alternativa, la migliore di tutte, anzi l’unica possibile.
Il pubblico è un comprimario silenzioso, che osserva e giudica, che decide, e che a un certo
punto avrà in mano la responsabilità più acuminata di tutte, quella di acchiappare i personaggi e portarli altrove, fosse solo nelle proprie vite.
Il 7 marzo, dal Teatro di Napoli, arriverà Pictures con Silvia Ajelli diretta da Luca
Bargagna. Lo spettacolo è tratto dai Racconti di Katherine Mansfield. L’attrice aprirà
idealmente le porte di un albergo di cui Mansfield si sente il piccolo concierge, per farne
uscire alcuni dei personaggi da lei creati e che allo stesso tempo riflettono aspetti della sua
identità. Tre donne di età diverse: Edna, giovane piena di fantasie e aspettative; Ada Moss,
cantante in cerca di lavoro, disillusa, ma ancora attaccata ad una speranza; e una donna
matura di cui non conosciamo il nome, che vive nel ricordo del suo defunto canarino. Lo
spettacolo apre un piccolo squarcio nel vasto mondo della scrittrice neozelandese, facendo
luce sulla sua capacità di trasformarsi e abitare ora in questo ora in quel personaggio, senza perdere mai la propria voce.

Risate di gioia – storie di gente di teatro, che debutterà il 21 marzo, nasce da un’idea di Elena Bucci, che insieme a Marco Sgrosso ha realizzato uno spettacolo appassionante e divertente ispirato a Il teatro all’antica italiana di Sergio Tofano, all’Antologia del grande attore di Vito Pandolfi e ad autobiografie, biografie, epistolari, memorie di gente di teatro. In un teatro addormentato, tra quinte impolverate e sipari cadenti, riflettori bruciati e nidi di uccelli, rilucono coloro che furono: i suggeritori, i trovarobe, gli attori, i guitti, i capocomici, le primedonne, le cantatrici, i brillanti, i portaceste, le balie, le attrici e gli attori che fecero il salto dal teatro e dal varietà al cinema e alla televisione.

Infine, la stagione della Sala Strehler proporrà il nuovo inedito testo teatrale di Claudio Fava, scritto insieme a Ezio Abbate: Centoventisei, coprodotto dal Biondo con lo Stabile di Catania, con la regia di Livia Gionfrida e l’interpretazione di Roberta Caronia e David
Coco. Protagonista silenziosa di questa insolita pièce, che si dipana tra cronaca, dramma
sociale e commedia dell’assurdo, è una Fiat 126, che la mafia decide di rubare per compiere un attentato, uno di quelli tristemente passati alla storia. Gasparo (e non Gaspare, “perché a Palermo i nomi dei maschi devono finire con la o”) è il
killer incaricato del furto, che realizzerà con la complicità del picciotto Iachino, “apprendista
mafioso”. In un contesto di degrado sociale talmente estremo da apparire surreale, tra colpi di scena e imprevisti, si snoda una vicenda dai contorni ad un tempo macabri e grotteschi.
Il testo indaga, da una prospettiva storica del tutto inedita, minima, addirittura sarcastica, uno degli eventi più importanti della storia italiana dell’ultimo trentennio. Lo fa disegnando le personalità dei “pesci piccoli” dei clan mafiosi, quelli a cui viene dato il più semplice tra tutti gli incarichi. La loro quotidianità aberrante si rivela pian piano come l’assurdo terreno su cui si gioca la strategia stragista del biennio ’92-’93.


All’interno della stagione 2022-2023 saranno proposti anche i tre spettacoli vincitori del
Premio Sicilia di Scena: dall’11 all’13 novembre, in vari spazi della Sala Grande, andrà inscena Sconfinati, ideato e diretto da Valentina Ferrante e Micaela De Grandi, un
esperimento teatrale interattivo e itinerante: gli attori accompagneranno il pubblico in un vero e proprio viaggio, nel quale si intrecceranno storie inventate a testimonianze.
Dall’11 al 13 novembre, in Sala Strehler, sarà proposto Radio Killers di Valeria La Bua per la regia della stessa autrice di Davide A. Toscano, il quale sarà in scena insieme a Marta
Cirello. Lo spettacolo indaga sulle ragioni psicologiche che determinano, per disinteresse,
viltà o vendetta, la morte di un proprio simile, attraverso il racconto di tre vicende collegate
dalla presenza in scena di tre radio diverse, che rappresentano luoghi e tempi storici differenti. Protagonisti delle storie sono rispettivamente un ufficiale di gendarmeria, una coppia e un padre, accomunati dal fatto che ognuno di loro ha ucciso o lasciato morire un essere umano. Per quanto si interroghino sull’accaduto, nessuno di loro riesce a uscire dal proprio punto di vista, che diventa un vero e proprio stato di prigionia, una costrizione che condiziona gli stati d’animo e la percezione del mondo circostante.
Infine, dal 17 al 27 novembre 2022, la Sala Strehler ospiterà lo spettacolo vincitore del primo premio di Sicilia di Scena, che prevede la produzione del progetto: La consegna di e con Fabrizio Ferracane e Rino Marino. Nello squallore desolante di una fermata disertata da
uomini e tram, due menti alla deriva si incontrano per un caso apparentemente fortuito. Un
uomo con l’ombrello che passa intere giornate in occupazioni dissennate e un uomo con la
valigia che rischia di non arrivare in tempo ad un appuntamento improrogabile. Una mancata consegna, un caso di omonimia, un ingarbugliato gioco di equivoci che culminano in una situazione grottesca e surreale di folie à deux.

Sono previste tre formule di abbonamento a 12 spettacoli (7 fissi più tre da scegliere tra tre
terne diverse in Sala Grande, e due a scelta in Sala Strehler); per le scuole è previsto un turno specifico e uno speciale in matinée.


Tutte le informazioni al Botteghino, all’Ufficio promozione e nel sito www.teatrobiondo.it

Aggiornamenti anche nella pagina Facebook Teatro Biondo Palermo e su Instagram
@teatrobiondopalermo.
La campagna abbonamenti si svolgerà dal 5 settembre al 30 ottobre 2022. Dal 5 al 25
settembre sarà riservata al rinnovo dei vecchi abbonamenti, con posto e turno della stagione 2019-2020. Dal 26 settembre al 30 ottobre si potranno acquistare i nuovi abbonamenti.
Durante la campagna, l’Ufficio promozione resterà aperto, esclusivamente per chi utilizzerà
l’App YouLine, da lunedì a venerdì dalle 9:00 alle 13:00, lunedì e giovedì anche dalle 15:00
alle 19:00; tel. 091 7434301 – 335 1611567, email: promozionale@teatrobiondo.it.
Il Botteghino sarà aperto da martedì a sabato dalle ore 9:00 alle 13:00 e dalle ore 15:00 alle 19:00; domenica ore 9.00-12.00 e ore 16.00-19.00; tel. 091 7738129 – 091 7738115, email: botteghino1@teatrobiondo.it.

CORRELATI

Ultimi inseriti