martedì, 4 Ottobre 2022
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Riflessioni tra il serio e il faceto sull’elezione del prossimo Sindaco di Palermo

Il 12 giugno (primo turno) noi palermitani saremo chiamati alle urne per votare il nuovo consiglio comunale, i nuovi consigli di circoscrizione, il presidente di circoscrizione e soprattutto il nuovo Sindaco. Su quest’ultimo l’unica certezze è che sarà davvero un nome nuovo, visto che i candidati non hanno mai ricoperto tale carica e che l’uscente sindaco Leoluca Orlando, non potrà ricandidarsi. Infatti, Orlando, avendo esaurito i due mandati consecutivi, come previsto dalla legge vigente in materia deve saltare questo turno, se vorrà potrà riproporre la propria candidature tra cinque anni.

Quindi si volta pagina? E chi lo può dire con certezza, sicurezza non ce n’é, e temo, purtroppo, che come diceva il buon Giuseppe Tomasi di Lampedusa, nel suo capolavoro “Il Gattopardo” – “Bisogna cambiare tutto per non cambiare niente”. Siamo in Sicilia, cari lettori, e questa nomea è difficile scrollarsela di dosso.

Non mi aspetto cambiamenti epocali, oramai mi sono stancato e assuefatto. Non mi aspetto nulla di buono, le rivoluzioni sono fuori dalla nostra portata, ci siamo oramai rassegnati.

Quindi come dicevo, non mi aspetto nulla di nuovo, ma di una cosa sono sicuro, che chiunque si siederà sulla poltrona di Palazzo delle Aquile non avrà vita facile, troverà una situazione così disastrosa e disastrata da fare accapponare la pelle a chiunque, e non solo quella.

Purtroppo in questi ultimi anni, vista la mancanza della vile pecunia, l’attuale inquilino del palazzo del governo cittadino, non ha potuto fare tutto quello che una città del terzo millennio ha bisogno, diciamo che si è navigato a vista, miracoli non se ne possono fare, la bacchetta magica questa volta non è stata impugnata, chiunque al suo posto non avrebbe potuto fare di più, o no! Certo qualche dubbio e qualche perplessità mi rimangono che qualche cosa di più si poteva e doveva fare, diciamo che è mancato un certo impegno e perseveranza.

I due schieramenti principali che si affronteranno in questa tornata elettorale, si sono ricompattati, e dopo un tira e molla hanno espresso un candidato ciascuno. Il cosiddetto centro sinistra ha scelto l’architetto Francesco Miceli, presidente nazionale dell’ordine degli architetti, già assessore di una delle tante giunte dell’attuale sindaco. Mentre il cosiddetto centro destra, dopo un batti e ribatti si è ricompattato sulla figura dell’ex Rettore dell’Università di Palermo, il Prof. Roberto Lagalla, ex assessore della giunta regionale presieduta da Nello Musumeci.

Slogan di Lagalla: “Dieci rivoluzioni per la nostra città”.

Slogan di Miceli: “Sarò Franco”.

Scusate cari lettori, su questi slogan voglio scherzarci un po’, riflettendo e alla luce dalla mia esperienza come esperto in comunicazione, osservo quanto segue:

  • nel primo caso, Lagalla, mamma mia che parolone “rivoluzioni”, ma se come popolo non siamo mai stati capaci, a parte qualche scaramuccia nei secoli passati, di farne una di rivoluzione adesso dobbiamo aspettarci ben dieci rivoluzioni? Prof. Lagalla, le auguro di riuscirci, questa città ne ha davvero bisogno.
  • nel secondo caso, Miceli, “Sarò Franco”, sarò significa al mio paese in futuro, quindi mi chiedo: attualmente e in passato cosa era, franco anche allora? A parte gli scherzi, anche a lui auguro, nel caso venisse eletto di fare un buon lavoro.

Ma vedo molte nubi all’orizzonte, sia nell’uno che nell’altro caso, i partiti che li sostengono già scalpitano per avere più visibilità rispetto agli altri della stessa coalizione, e questa non è di certo una giusta partenza, essere in balia dei vari partiti non ha mai prodotto niente di buono, saranno loro candidati sindaco in grado di tenergli testa? Dagli esempi che ne abbiamo, dal nazionale al regionale non mi sembra proprio, la sfida è impari, le cattive abitudini sono dure a morire, finche i vari partiti e partitini vorranno dire ed imporre il loro punto di vista non andremo da nessuna parte.

Una flebile speranza per i palermitani c’è, un terzo candidato, Fabrizio Ferrandelli, che però a poche speranze di farcela, in quanto non è appoggiato dai cacciatori di preferenze. Ferrandelli, che ci riprova di nuovo, per la terza volta, ha adottato lo slogan: “Fabrizio Ferrandelli Sindaco di Palermo”, semplice semplice e lineare, dice tutto e non dice niente, a lui gli auguro un buon risultato per il coraggio che sta dimostrando.

Poi ci sono altri candidati minori, che per me hanno un coraggio da leone, pur sapendo che non andranno da nessuna parte hanno voluto metterci la faccia e, per me, sono dei candidati da rispettare.

Concludendo, spero solo per il bene della nostra città, che chiunque venga eletto, faccia proprio quello, ovvero il bene della città e dei cittadini e non quello dei partiti che li hanno sostenuti, visto che dove mettono mani loro rovinano tutto, speriamo bene.

Viva Palermo e Santa Rosolia”, affidiamoci alla nostra santuzza, siamo nelle sue mani.

P.S. L’immagine in copertina è tratta dal sito del Comune di Palermo.

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