Pensione o mia agognata pensione quanto ti vedrò?

Qualche sera fa, in una delle tv nazionali è apparsa per l’ennesima volta l’ex ministro (o come si dice adesso ex ministra) Elsa Fornero. Alla sua visione in primo piano non ho resistito ed ho subito cambiato canale, diciamo che non la amo molto. Vederla in tv mi dà il voltastomaco e, come a me, penso che a molti italiani produca lo stesso effetto. Certo la colpa dell’innalzamento dell’età pensionabile non è solamente sua, ma di tutto o quasi il governo di allora, il governo Monti. L’Italia all’epoca della riforma si calò abbondantemente le braghe ai poteri forti e soprattutto alla Germania.

Che bisogno c’era di alzare l’età pensionabile. Ci hanno detto e ripetuto, fino alla paranoia, che il motivo era ed è l’aspettativa di vita degli italiani che si è allungata nel tempo e che le risorse per pagare la pensione a tutti coloro che rientravano in questa categoria non ci sono.

Posso dire la mia? “Cazzate”, belle e buone. La verità e che, per fare i loro giochi e giochini di prestigio, hanno fatto finta di concedere qualcosa, che il resto dei paesi europei ci chiedeva da tempo, per ottenere poi che cosa? Questo non si sa e non si saprà mai. I poveri mortali italici devono essere tenuti all’oscuro e per fare inghiottire l’amara pillola ci hanno raccontato la favoletta dell’età.

Quando ho cominciato a lavorare, ben 35 anni fa, i colleghi andavano in pensione massimo a 60 i maschietti, mentre le femminucce potevano andarci prima, e l’anzianità lavorativa non contava. In seguito la quota si è spostata piano piano a 65 anni di età, diventando obbligatoria, ma non per tutte le categorie, c’è chi ancora gode di questo privilegio di andarci prima. Mi sorge spontanea una domanda: ma non siamo tutti uguali rispetto allo Stato? Evidentemente no!  I privilegi sono duri a morire.

Al solo pensiero che ancora per andare in pensione mi manca un anno e mezzo, mi vengono i cognati (ovvero i conati). Anche se nel tempo non ho svolto un lavoro manuale, penso ai miei colleghi che ancora a 60 e più anni sono in strada ha fare lavori pesanti, ma anch’io mentalmente sono stanco, non ho più i riflessi e la forza di lavorare che avevo prima, sarà anche perché noi vecchietti oramai per i nostri datori di lavoro siamo dei pesi morti. Loro dimenticano che l’esperienza fa molto nel lavoro e che molti giovani d’oggi, oltre a cercare di fare carriera più velocemente possibile facendo ricorso alle solite raccomandazioni, di cazzate ne fanno e anche molte, ma a loro si perdona, mentre i vecchietti sono bistrattati e certe volte vessati. Una volta c’era più rispetto per i colleghi anziani adesso siamo visti come una pagliuzza dentro l’occhio.

E che cacchio, allora tu imprenditore, tu alto burocrate, tu super-dirigente, tu capo dei capi (chiaramente non faccio riferimento ai capi dei malavitosi), perché non permetti agli ultra sessantenni di andare in pensione prima degli attuali 67 anni? Ci sono tante scappatoie per te molto convenienti, addirittura, visto che ami i giovani, al nostro posto a parità di spesa e con le agevolazioni che lo Stato ti concede, potresti assumerne due unità di forza lavoro fresche. Così facendo ci guadagneremmo in due noi anzianotti e le aziende di cui siete i capi.

In molte realtà lavorative (aziende, ditte etc.) lo fanno, loro sì che sono lungimiranti. Purtroppo, in molti casi la classe manageriale non sa vedere oltre il proprio naso. Gli suggerirei: cambiate oculista e fatevi prescrivere gli occhiali con la gradazione giusta, e come dice spesso un mio amico “avviluppa questa gatta ebra onde evitare un torsolo di cattiva effigie” che in lingua altoatesina (perché mi sono fissato con gli altoatesini non lo so, forse perché sono lontani anni luce da noi siculi) si traduce così “ammoghia sta atta ‘nbriaca pi evitari ri fari un trunzu i mala fiura”, in pratica evitereste di fare cattive figure.

Ma i nostri amati e cari sindacati che fanno in merito? Direi in maniera triviale un emerito azz. Meglio lasciar perdere, hanno perso oramai i poteri contrattuali che avevano prima, e questo è pure colpa di noi lavoratori che spesso non li sosteniamo.

E allora che fare? Sinceramente non lo so. So solo che il traguardo per arrivare alla meritata pensione mi sembra molto lontano, una chimera, penso soprattutto a tutti quei lavoratori che stanno peggio di me, ma questo non mi consola. Molti avevamo sperato nella cosiddetta quota cento, ma per tanti è stata solamente una mera illusione. Tu governo hai la possibilità di rivedere questa legge del cavolo, la così detta “legge Fornero”, permetti ai lavoratori ultrasessantenni di accedere alla pensione in una età accettabile. A 67 anni o più, perché tra le tante ipotesi si parla ancora di rivedere al rialzo tale età, non è accettabile per tanti e svariati motivi. Negli altri paesi europei e non si va in pensione prima di noi, perché loro si e noi no?

Speriamo bene, ma la vedo dura, molto dura e non c’è Viagra che tenga.