mercoledì, 22 Settembre 2021
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Film, tra realtà e finzione

Da sempre sono stato un grande estimatore di film, in alcuni momenti della mia vita addirittura ne ho visto anche quattro al giorno.

Tutto cominciò da bambino, i primi film li trasmetteva la Rai che, a suo tempo, aveva un solo canale, il lunedì sera, rigorosamente in bianco e nero, la tv a colori ancora era un miraggio, e ancora le tv commerciali non esistevano.

Ogni anno tra gli ultimi giorni di maggio e primi giorni di giugno, in occasione della Fiera del Mediterraneo di Palermo, che si svolgeva per quindici giorni, appunto a cavallo dei mesi di maggio e giugno, ogni mattina alle ore 10 la Rai regionale trasmetteva film, ed io non ne perdevo uno, tanto… la scuola era finita.

In estate, spesso andavo a vedere i primi film a colori all’arena del mio paesello, Sferracavallo, qualche volta la pellicola prendeva fuoco e lo spettacolo si interrompeva per alcuni minuti, e i fischi del pubblico riempivano l’arena.

Altri film li vedevo nella sala parrocchiale la domenica pomeriggio, un pò tagliuzzati, ogni tanto si interrompevano, erano film in super 8, preferibilmente a sfondo religioso, e molto apprezzati erano i film western.

Poi cominciò l’epoca dei cineforum, ce n’era uno in via Lincoln, di cui non ricordo il nome, la mia stolitanza oramai è galoppante, dove proiettavano dei film impegnati, i ragazzi che gestivano il cineforum erano tutti di sinistra, allora era di moda. Proiettavano due film a settimana, una volta trasmisero un film realizzato a livello amatoriale che durò, se non ricordo male ben 8 ore, io e il mio amico ce ne uscimmo per andare a mangiare qualcosa, tornati dopo qualche oretta, era come se non avessimo perso nulla di importante del film, tanto era un mattone.

Quasi in contemporanea nacquero le tv commerciali e di film ne mandavano in onda a iosa. Nel frattempo, la tv era diventata a colori.

Sempre con gli amici avevamo l’abitudine nei fine settimana di andare al cinema a vedere i film in prima visione, ne avrò visto una carrettata, alcuni belli altri meno belli e parecchi pacchi (pacchi significa, per chi non lo sapesse, film troppo scarsi, di nessun pregio).

Da alcuni anni a questa parte, con l’avvento delle tv satellitari a pagamento, e avendo rallentato l’andata al cinema, e visto che le tv, sia pubbliche che private, non hanno trasmesso più (o quasi) film, puntando prima sulle telecachellas (telenovelas) e poi sulle serie realizzate per le stesse tv, avendo quasi del tutto abbandonato la trasmissione di film. Quindi, come dicevo, ho puntato sulle tv satellitari a pagamento, con la scusa prima di seguire le partite della mia squadra del cuore, ovvero il Palermo, e poi, per vedere film recenti e di un certo pregio, quelli che una volta venivano classificati come film di proseguimento di prima visione.

A causa del lockdown dovuto alla pandemia che ci tormenta dallo scorso anno, ho intensificato la visione dei film, specie quando sono stato lungamente in malattia. Ne ho visionato di tutti i colori, tanto è vero che dopo mi sono venuti a noia.

L’altra sera vedendo l’opera prima di Francesco Mandelli “Bene ma non benissimo”, film che mi è piaciuto tantissimo (il neo regista è stato un grande a mio parere), ho fatto questa considerazione: ma dai tanti film che ho visto cosa mi è rimasto?

Ci ho riflettuto tutta la notte, visto che tra le altre camurrie (seccature) soffro anche di insonnia, e sono arrivato alla seguente personale conclusione: dei tanti film che ho visto potrei fare il critico cinematografico, ma siccome con il tempo non mi ricordo più se un film l’ho visto o meno (vedi stolitanza di qualche rigo fa), e tanto meno di che trattava, ritiro l’ipotesi di fare il critico, e spesso rivedo film che ho già visto senza rendermene conto o meno.

Passo adesso ad esaminare, sempre secondo il mio personalissimo parere, in base alla nazionalità dei film che: i film americani ed inglesi, quelli di azione o di avventura sono quasi sempre, a meno che non siano auto celebrativi, dei bei film; gli altri generi personalmente non mi piacciono. Poi, che dire delle elaborazioni e degli effetti speciali, loro che i soldi li hanno e li sanno spendere bene. Quelli francesi, a parte qualche rarità, sono dei film noiosi, peccato perché spesso gli attori che li recitano in altre realtà sono bravissimi. Quelli cinesi, giapponesi, indiani, sono indecifrabili, della serie non classificati.

Infine, ci sono quelli italiani, i film nostrani nella maggior parte sono dei bei film, anche se talvolta realizziamo anche noi dei pacchi. Personalmente mi piacciono i film comici, film che i nostri critici presso e volentieri stroncano, ma almeno passo qualche oretta a farmi un paio di sane risate, ridere non ha mai fatto male a nessuno. Non ci dimentichiamo che anche il grande Totó, al secolo il principe Antonio De Curtis, veniva dileggiato, ma con il tempo i suoi film vennero apprezzati, idem con i film dei nostri Franco e Ciccio. Successivamente ci sono stati i cosiddetti cinepanettoni, come al solito stroncati dalla critica, ma apprezzati dal pubblico. I nostri comici sono dei grandi attori che sanno cimentarsi anche in parti serie, lo stesso Totó ne è la riprova. Poi, sempre dei film italici mi piacciono i cosiddetti film impegnati, quelli che narrano storie vere, qua, grandi registi ne abbiamo avuti e ne abbiamo molti: Rossellini, De Sica, Fellini, Antonioni, Leone, Bertolucci, Argento, Visconti, Germi, Moretti, Comencini, solo per citarne alcuni.

Quindi, cari lettori vi voglio esortare a tornare, appena la pandemia ci concederà tregua, al cinema, un mondo dorato ineguagliabile.

“Non è bello ciò che bello, ma è bello ciò che piace” (proverbio popolare), ed io aggiungo: “a me mi piace”. Con questa ultima frase concludo il pezzo, e faccio notare che, se ai tempi della scuola elementare avessi scritto – a me mi – il maestro mi avrebbe bocciato, ma mi dicono dalla regia che adesso è permesso, povera lingua italica.

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