giovedì, 23 Maggio 2024
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Beni Culturali, il mare delle Egadi restituisce nuovi tesori

Recuperate dai fondali 26 monete romane, puniche ed ellenistiche appartenute, molto probabilmente, a soldati e marinai morti nello scontro del 241 a.C.

I fondali a nord-ovest dell’Isola di Levanzo, teatro dello scontro che nel 241 a.C. vide contrapporre romani e cartaginesi hanno restituito in questi giorni nuovi tesori. Sono state trovate e recuperate, infatti, dai subacquei altofondalisti della SDSS (Società per la Documentazione dei Siti Sommersi), diretti da Mario Arena, in raccordo con la Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana, 26 monete di origine romana, punica ed ellenistica appartenute con molta probabilità a soldati e marinai morti durante lo scontro.

I ritrovamenti, rinvenuti in un unico areale in prossimità di Ram 23 ad oltre 80 metri di profondità, fanno emergere elementi circa la natura internazionale della Prima Guerra punica. Se il nascondiglio fosse il risparmio di sfortunati soldati avversari o di marinai morti combattendo sulla stessa nave, o se fosse il bottino raccolto dai soldati prima che la nave affondasse, si può solo immaginare. Ciò che è evidente è che la collezione proviene da tutto il Mediterraneo, comprese monete della Repubblica Romana, Cartagine, Gerone II il Tiranno di Siracusa in Sicilia, Tolomeo III Evergete d'Egitto, Neopoli in Campania e una sola moneta d'argento proveniente dalla città greca di Velia in Lucania, Italia.
La collezione di monete ritrovate illumina la storia sociale ed economica dell'epoca. Al tempo della guerra punica, infatti, la Repubblica Romana utilizzava pesanti monete di bronzo fuso, che valevano letteralmente il loro peso. Mentre nello stesso periodo altre società, come i Cataginesi e i Greci, producevano monete di bronzo, argento e oro che erano opere d'arte stampate su un dado, e rappresentavano valore, oltre ad essere intrinsecamente preziose. 

Per Mario Arena della SDSS “Ogni nave racconta una storia diversa. Sappiamo molto sulle battaglie navali, ma relativamente poco sulle navi da guerra stesse e sui loro equipaggi, quindi ogni oggetto che recuperiamo aggiunge elementi alla nostra conoscenza".

“Il sito della Battaglia delle Egadi– evidenzia il Soprintendente del Mare, Ferdinando Maurici - è l'unico sito di battaglia navale antico conosciuto e il recupero delle monete, come anche di alcuni arieti in bronzo, o dei rostri, da parte della Fondazione Nautica RPM in collaborazione con la Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana ha notevolmente migliorato le conoscenze degli archeologi marittimi sull'antica merce navale. I manufatti ritrovati dalle anfore, ai rostri, alle monete – diventano prezioso contributo per gli archeologi che li aiuta aricostruire lo scenario e a definire nel dettaglio gli accadimenti oltre alle dimensioni e tipo di navi da guerra”.

I rinvenimenti e i recuperi di questi giorni sono stati resi possibili grazie alla nave oceanografica Hercules della RPM Nautical Foundation che, in quest’ultima missione, ha avuto a bordo anche il Presidente e mecenate Mr. George Robb jr. ed il Segretario e consulente giuridico avv. James Goold che da anni, grazie all’incontro con Sebastiano Tusa, collaborano con la Soprintendenza del Mare nella ricostruzione dello scenario della Battaglia delle Egadi, affrontrando gli impegnativi costi. E proprio  la campagna di ricerca condotta in questi giorni con l’utilizzazione di un robot subacqueo (ROV), ha fatto individuare, a circa 90 metri di profondità, alcune anfore, di cui molte integre, oltre al recupero del rostro n. 24. 

Per le indagini in profondità oltre alle competenze degli operatori subacquei, sono necessari strumenti ad alta tecnologia quali ROV, metal detector, imbragature per il recupero degli oggetti. Le ricerche, che vedono coinvolti numerosi soggetti e istituzioni, hanno visto la collaborazione attiva dell’università di Malta che è intervenuta con un sofisticatissimo mezzo sottomarino autonomo (AUV) e la qualificatissima consulenza del Prof. Timmy Gambin, titolare dell’insegnamento di Archeologia Marittima ed egli stesso esperto subacqueo altofondalista.

Prezioso il contributo offerto dai Carabinieri, dalla Capitaneria di Porto di Trapani, dal Comune di Favignana, dall’AMP delle Isole Egadi e dalla Direzione dell’ex stabilimento Florio.

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ALTRE NEWS SUI BENI CULTURALI IN SICILIA

Si torna a scavare nel sito di Sofiana a Mazzarino

Dopo due anni di fermo dovuto al Covid, si torna a scavare nel sito archeologico pluristratificato di Sofiana (Mazzarino, CL). Le ricerche, condotte in regime di concessione di scavo, sono dirette dal Prof. Emanuele Vaccaro dell’Università di Trento in stretta collaborazione con il Parco Archeologico di Morgantina e della Villa Romana del Casale di Piazza Armerina, diretto da Liborio Calascibetta e con l’Università di Messina. Il team di ricerca è composto, infatti, da archeologi e studenti delle Università di Trento e di Messina, a cui si aggiungono i volontari del Gruppo Archeologico Litterio Villari di Piazza Armerina. Nel corso di questa campagna, le indagini sono concentrate sullo scavo e sulla documentazione fotogrammetrica delle strutture e delle stratificazioni tardo-repubblicane e primo-imperiali relativamente ad un sacello individuato tra il 2018 e il 2019 all’interno dell’area demaniale del sito di Sofiana. Successivamente, si approfondirà lo scavo di alcune evidenze di età ellenistica messe in luce in un saggio al di sotto del sacello che suggeriscono la lunga frequentazione dell’area, ben prima della fondazione dell’insediamento a carattere urbano di Sofiana, tradizionalmente ascritta all’età augustea. La finalità del progetto – che ha carattere scientifico e didattico-formativo – prevede indagini sul campo che si accompagnano a quotidiane attività di laboratorio legate al processamento dei dati di scavo e allo studio dei materiali. Il progetto che, proprio per la finalità didattica, ben si colloca tra le iniziative di valorizzazione e promozione del territorio favorite dell’assessorato regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, è finanziato dal Centro di Alti Studi Umanistici (CeASUm) dell’Università di Trento. Sono tantissime, oltre 70, le missioni di scavo archeologico attive negli ultimi due anni in Sicilia, a testimonianza del grande lavoro svolto dall’assessorato regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, attraverso parchi archeologici e soprintendenze, in favore della ricerca e dello studio.

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Riqualificazione dell’area archeologica di Monte Iato

Il sito archeologico di Monte Iato, una delle tre importanti aree in cui si articola il Parco archeologico di Himera, Solunto e Monte Iato è tornato al suo splendore grazie al lavoro di ripulitura effettuato dagli operai dell’Esa con il quali il direttore del Parco, architetto Domenico Targia, ha sottoscritto una convenzione che garantisce la manutenzione straordinaria. Un intervento particolarmente qualificante, già sollecitato dall’assessore regionale dei Beni Culturali e dell’Identità siciliana, è stato effettuato lungo la stradella di accesso al complesso museale di Case D’Alia dove è custodito il prezioso materiale archeologico proveniente dagli scavi. L’area, oltre che dell’intervento di ripulitura dalle erbacce, è stata oggetto anche di un’azione di bonifica e di ripristino complessivo che è stato effettuato con la collaborazione del Comune. Grazie all’accordo con l’Ente di Sviluppo Agricolo sono stati impiegati, sul campo lavoratori specializzati che, coadiuvati dal personale regionale in servizio presso il sito, e sotto l’attenta guida del caposquadra Salvatore Di Noto, stanno effettuando interventi di discerbamento in tutta l’area di Monte Iato, mettendo in sicurezza botanica i numerosi alberi di ulivo e rendendo accessibile ai visitatori l’area degli scavi, la casa a peristilio, la casa tardo arcaica, l’anfiteatro e l’antico abitato. Il sito di Monte Iato, inoltre, durante questo mese di agosto è stato sede di spettacoli portati in scena dall’Associazione dei “Teatri di pietra”, che hanno fatto da cornice al meraviglioso suggestivo museo di case D’Alia. È in corso, inoltre, la programmazione di un calendario di iniziative che a partire da settembre, metterà in luce l’area degli scavi dove da ben 51 anni opera l’Università di Berna, cui si devono numerose e importantissime scoperte sul sito; attività che coinvolgeranno le maestranze locali dei comuni di San Cipirello e San Giuseppe Iato all’interno dei quali si dispiega il sito archeologico. Grazie alla disponibilità dell’assessore regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, inoltre, nei prossimi mesi la fruttuosa e collaudata collaborazione con l’Università di Berna, darà vita a un Workshop che si svolgerà in Svizzera dove, grazie anche alla collaborazione dell’amministrazione comunale di San Cipirello, si avrà la possibilità di promuovere l’intera area Iatina con le sue bellezze archeologiche.

Le comunità locali e quelle scientifiche – evidenzia il Direttore del Parco, Domenico Targia – sollecitano l’avvio di un processo di collaborazione culturale tra istituzioni che, restituendo dignità a luoghi di grandissima importanza storico-archeologica della provincia di Palermo, dia, finalmente, l’opportunità di valorizzare il comprensorio iatino mettendone in evidenza anche la ricchezza del patrimonio etnoantropologico e culturale”.

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Il relitto di Scoglio Bottazza, nelle acque di San Leone (Ag), verrà recuperato e musealizzato

Il relitto di epoca moderna, individuato già da qualche tempo alla foce del fiume Naro, nei pressi di San Leone (Ag), nel sito archeologico sottomarino di “Scoglio Bottazza”, sarà recuperato, restaurato e musealizzato grazie a un finanziamento di 1.000.000 di euro di fondi del “Patto per lo sviluppo della Sicilia” (Patto per il Sud), voluto dall’assessore regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana. Martedì 30 agosto alle 10,30, nei locali del Parco archeologico di Agrigento, verranno consegnati i lavori di scavo subacqueo, restauro e musealizzazione dei reperti al Consorzio Stabile Ganosis di San Leucio del Sannio (Benevento), che ha vinto la gara di appalto. La vigilanza dei lavori resterà in capo alla Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana diretta da Ferdinando Maurici, attraverso il Rup, Pietro Selvaggio e il Direttore dei Lavori Fabrizio Sgroi. La nave armata, riferibile al periodo compreso tra il XVI e il XVIII secolo, è stata individuata dalla Soprintendenza del Mare nel luglio del 2010, nello specchio d’acqua antistante la foce del fiume Naro, a 1200 mt dalla costa e a 2,5 miglia dal vicino porto di San Leone. Tra i ritrovamenti destano interesse due cannoni di 2,20 metri, diversi elementi metallici – probabilmente armi da fuoco – e un “pane di zolfo” che, vista la rilevante quantità di questo minerale ancora presente sul fondo e l’ubicazione geografica del relitto, sembra essere riconducibile al carico stesso della nave che, verosimilmente, potrebbe essersi approvvigionato nelle vicine cave di estrazione. L’intervento di musealizzazione della nave, a una distanza di 75 chilometri da Gela dove quest’estate si è inaugurato il “Museo della nave antica” aprirà un nuovo itinerario, offrendo nuovi elementi di attrattività all’interno di un territorio particolarmente ricco di testimonianze archeologiche e ambientali. Le operazioni si svolgeranno con la collaborazione del Parco Archeologico di Agrigento, diretto da Roberto Sciarratta e la Soprintendenza ai BB.CC. di Agrigento, diretta da Michele Benfari.

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Il sottosegretario alla Cultura Lucia Borgonzoni a Palermo e Trapani insieme all’assessore Alberto Samonà

Il Sottosegretario di Stato alla Cultura, senatrice Lucia Borgonzoni (Lega), accompagnata dall’assessore regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, Alberto Samonà, è stata in visita a Palermo e Trapani, per fare il punto sulle politiche di buongoverno messe in atto in questi anni in sinergia tra il Ministero della Cultura e l’Assessorato regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana e per visitare alcune realtà siciliane. La prima tappa è stata all’Oratorio di San Lorenzo a Palermo (dove nell’ottobre del 1969 fu trafugata la Natività del Caravaggio) con un incontro insieme a Bernardo Tortorici di Raffadali, Presidente dell’Associazione Amici dei Musei Siciliani: si è fatto il punto sul ruolo importante dei privati nella promozione della cultura e dell’associazionismo come specchio del territorio. Quindi, alla Galleria regionale di Palazzo Abatellis (dove sono esposti, fra gli altri, l’Annunziata di Antonello da Messina e il “Trionfo della morte”), incontro con la direttrice Evelina De Castro. La tappa palermitana si è conclusa con un incontro con Andrea Peria Giaconia, vicepresidente regionale di Agis e presidente di Anec Palermo, Associazione nazionale esercenti cinema: tema, lo stato di salute delle sale cinematografiche e del comparto dello spettacolo, specificatamente dei concerti dal vivo e la situazione dei teatri, con importanti novità in arrivo per il settore. Lucia Borgonzoni si è, quindi, recata a Trapani davanti all’Isola e al Castello della Colombaia, il cui progetto di recupero, voluto dall’assessore regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà, è oggetto di un finanziamento di 27 milioni di euro con fondi Pnrr ottenuti grazie al MIC Ministero della Cultura e per il quale nei mesi scorsi Ministero e Regione Siciliana hanno firmato il disciplinare che ha dato il via alla procedura amministrativa. Tantissimi, oltre al recupero della Colombaia, i progetti finanziati in provincia di Trapani dall’assessorato per il restauro del patrimonio culturale, fra cui a Erice, l’intervento di riqualificazione del Tempio della Venere ericina. Il Sottosegretario Lucia Borgonzoni ha anche incontrato il direttore del Parco Archeologico di Selinunte, Felice Crescente, impegnato in un’importante azione di rilancio del prestigioso sito. Sempre a Trapani, incontro con il commissario provinciale della Lega Francesco Cannia. Non è un caso, è stato sottolineato durante gli incontri, che la Sicilia sia la regione italiana maggiore destinataria di risorse del Pnrr Cultura, tra i fondi per il recupero dei borghi storici e quelli per il restauro dell’architettura rurale.

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