Amici 4 zampe – Ciao sono Leo

Ciao a tutti! Vedete questo faccione?
No, non sono Rosso Malpelo, no (chi ha mai lavorato?). Mi chiamo Leo, ho dodici anni e sono il gattone ufficiale di casa Spina. L’unico e inimitabile! No, dico, ma avete notato che fusto?!

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D’accordo, d’accordo, a bassa quota c’è un po’ di pancetta. Ma “gatto panciuto sempre piaciuto”, ve lo garantisco! Me lo dice sempre la mia padroncina, Elena. “Sono la sua gioia”, lo sapevate?
Vado a chiamarla ogni mattina. Sì, sì. Piova o nevichi, che io sia stanco o ammalato mi piazzo dietro alla sua porta tra le sette e le otto e mi esibisco nei più poetici: “Meeeow!”. Visto? Visto? Non si dica che noi gatti non siamo servizievoli.
Certo, lei poi mi coccola, gioca con me e allunga una ciotola di latte nella mia direzione. Ma non è per questo che la sveglio, giuro! Io le voglio bene! È lei che mi ha presentato alla famiglia, in quel lontano pomeriggio del 2002. Stavo con una ragazza che ha messo un annuncio su un giornale ed Elena ha risposto. Si sono viste ed io sono andato con lei. Avevamo poche lune entrambi, ma lei sostiene sempre che questo crescere insieme mi abbia reso il suo migliore amico. Un “Incrocio tra un figlio ed un fratello”, anzi. Ha detto così a quell’orribile omone in camice bianco e con le mani guantate, che due mesi fa m’ha bucherellato un po’ ovunque e ha dichiarato anche ch’io sia viziato. Ma come si permette?! Sa, lui, che in casa io sono il sovrano assoluto?! Manco a dirlo. Come ogni felino che si rispetti, passo le mie giornate oziando e mangiando, sempre indeciso tra la ciotola, il letto e il divano. Conosco la casa dei miei umani centimetro per centimetro e a volte mi nascondo così bene che devono chiamarmi per ore, finché non decido di saltar fuori. La dignità prima di tutto.

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Una volta, però, mi son perso sul serio. Ero non molto più di un cucciolotto da latte, ancora poco avvezzo ai pericoli del mondo, i miei umani ed io passavamo l’estate in una località che loro chiamano Ficuzza e una notte uscii di casa per curiosare. Poveri loro. Si spaventarono molto, mi cercarono per tutto il Paese e si fecero aiutare, perfino, da quegli uomini in verde della Forestale. Ma fortunatamente mi trovarono, e sapete dove? Nei sotterranei del Palazzo Reale, tra la legna ammassata per l’inverno. Non si stava male, lì… ma ho deciso che i caldi cantucci di casa mia non li cambierei con niente al mondo. DSC_0127

O forse sì, se mi si offrisse un paté come non ce n’è. Uhm. Tutto questo parlare m’ha fatto venire fame. Quasi quasi controllo se uno degli umani è nei paraggi, che mi apra la porta della “Sala Banchetti”… Noi gatti siamo esseri invero pragmatici, fe’ mia. Miao!

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