Randagismo e abbandono degli animali a quattro zampe: un fenomeno da ridurre, contrastare e abbattere

Sotto i riflettori, legalità, amore, rispetto e responsabilità

Il fenomeno dell’abbandono dei cani, è una piaga che attecchisce principalmente nel periodo estivo. Le punte massime si registrano, infatti, nel periodo che va da giugno ad agosto. L’estate, con la prospettiva delle vacanze, è un periodo dell’anno, in cui vengono abbandonati molti animali, a volte intere cucciolate.

Spesso, animati dall’entusiasmo, si cede alla tentazione, di adottare o acquistare un cucciolo. Presto, però, ci si rende conto che quel piccolo essere, chiede impegno, cure, tempo e si pensa alla via più semplice per liberarsene: l’abbandono fuori dall’abitazione, in aperta campagna o sul bordo di una strada molto trafficata.

Sono notori i casi di cani abbandonati che, cercano rifugio in qualche chiesa, in strada, all’interno di qualche centro commerciale ed anche in spiaggia. Le percentuali di animali che riescono a sopravvivere all’abbandono, sono molto basse. Le bestiole infatti, lasciate sole al loro destino, vanno incontro alla fame, alla sete, ai maltrattamenti e, in casi estremi, anche agli avvelenamenti.

E’ incontestabile che chi abbandona un cane, smarrisce il valore dell’amore, della responsabilità e del rispetto. Ho avuto recentemente l’opportunità di visitare un canile. È stata un’esperienza che, ha scosso il mio animo, dal punto di vista emozionale. Ho visto un gran numero di animali a quattro zampe, malinconici, impauriti, con gli occhi lucidi e lo sguardo implorante. Creature disarmate che cercavano di attirare l’attenzione. Creature che dimenavano la coda, cercando una carezza.

Comunque ebbene anche sottolineare che, negli ultimi decenni, gli animali, definiti di affezione, hanno assunto sempre maggiore rilievo nella nostra società, al punto tale da essere riconosciuti, soggetti udenti e come tali, sempre più integrati nel nucleo familiare. Anche il numero delle persone che, vive con gli animali domestici, è cresciuto notevolmente ed il mutare delle condizioni di convivenza fra uomo e animale, soprattutto nei contesti urbani, ha contribuito a far crescere la sensibilità nei confronti di quest’ultimi. Tuttavia, la non compiuta conoscenza, in alcuni casi, la superficialità e l’impoverimento culturale in altri, hanno determinato una distorsione del corretto rapporto uomo-animale, conducendo all’abbandono dei cani e alimentando il fenomeno del randagismo, intendendo con tale definizione, la presenza di cani vaganti, randagi o inselvatichiti.

Ogni qual volta viene portata alla ribalta un’aggressione di cani, siano essi randagi che padronali, si sviluppano dibattiti che, vanno dalla definizione del cane come pericoloso, fino alla deiezione su suolo pubblico.

Sono fermamente convinta che, in natura, non esistono animali pericolosi. Spesso è l’uomo che violentando, la sua natura, lo costringe ad avere atteggiamenti aggressivi. Il randagismo indubbiamente è un fenomeno da guardare con la dovuta attenzione. Controllare tale fenomeno è estremamente importante, per i risvolti sanitari e le ripercussioni sull’incolumità pubblica e sul bilancio economico delle istituzioni.

Nel nostro paese la tutela degli animali d’affezione e la lotta al randagismo, sono principi sanciti dalla legge. La legge ha fissato il principio, secondo il quale “lo stato promuove e disciplina la tutela degli animali d’affezione. Condanna gli atti di crudeltà contro di essi, i maltrattamenti ed il loro abbandono al fine della corretta convivenza tra uomo e animale e promuove la tutela della salute pubblica e dell’ambiente”. Attraverso tale provvedimento è stato compiuto un importante passo avanti, dal punto di vista etico-culturale, riconoscendo agli animali d’affezione, il diritto alla vita, vietando la soppressione di quelli rinvenuti vaganti sul territorio. Auspichiamo che la legge possa raggiungere tutti e possa trovare applicazione nella mente e nel cuore di ognuno di noi.

Per finire una significativa riflessione di Grazia Deledda: “Sentivo i suoi passi, dietro di me, come quelli di un bambino; mi raggiunse mi toccò lievemente col muso per avvertirmi ch’era lì, e come per chiedere il permesso di accompagnarmi. Mi volsi e gli accarezzai la testa di velluto; e subito ho sentito che finalmente anch’io avevo nel mondo un amico”.

Print Friendly, PDF & Email

Testata giornalistica reg. Tribunale Palermo n. 7/2014 - Iscrizione ROC n. 31030