mercoledì, 28 Febbraio 2024
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Robert Capa ‘Retrospective’: presentata oggi la mostra fotografica al Real Albergo dei Poveri

È stata presentata questa mattina in conferenza stampa, al Real Albergo dei Poveri, in corso Calatafimi 217, a Palermo, la mostra “Robert Capa Retrospective“, dedicata alla figura di spicco del fotogiornalismo del XX secolo, in occasione delle celebrazioni dei 70 anni dalla Fondazione di Magnum Photos, che sarà fruibile dal 25 aprile al 9 settembre 2018 con i seguenti orari: dal martedì alla domenica, dalle ore 10 alle 19 (la biglietteria chiude alle ore 18), lunedì chiuso.

Conferenza Stampa sulla mostra di Robert Capa
Conferenza Stampa sulla mostra di Robert Capa

La rassegna è stata promossa dall’Assessorato Regionale ai beni culturali e all’identità siciliana in occasione di Palermo Capitale della Cultura 2018 ed organizzata da Civita in collaborazione con Magnum Photos, e la Casa dei Tre Oci. Presenti alla conferenza, Sergio Alessandro, Dirigente Generale Assessorato dei beni culturali e dell’identità siciliana, Denis Curti, curatore della mostra, Marion Schneider, Exhibition Coordinator Magnum Photos e Alberto Rossetti, Amministratore Delegato Civita Mostre.

«Siamo orgogliosi di presentare la mostra di uno dei più celebri fotoreporter della storia, – afferma Sergio Alessandro – mostra che invita a riflettere su un periodo di tensioni che, oggi come ieri, stiamo vivendo. L’artista ha pagato di persona con la sua vita il dramma della guerra e bisogna osservare le foto consapevoli di questo per comprenderle al meglio».

«Stiamo assistendo ad una straordinaria primavera della fotografia – sostiene Alberto Rossetti – che sembra affermarsi come linguaggio del nostro tempo. Ci auguriamo che questa mostra contribuisca ad arricchire ulteriormente l’iniziativa di Palermo Capitale della Cultura che vede Robert Capa tra gli artisti».

Robert Capa Retrospective
Robert Capa Retrospective

Robert Capa (Budapest, 22 ottobre 1913-Thai Binh, Indocina, 25 maggio 1954), è lo pseudonimo di Endre Friedmann, inventato nel 1936 insieme alla compagna Gerda Taro, anche lei fotografa, ispirato dall’amore della coppia per il regista Frank Capra. Il progetto curatoriale di Denis Curti, fa fede alla mostra originariamente curata da Richard Whelan.

La rassegna, presenta 107 fotografie in bianco e nero, che il fotografo, fondatore di Magnum Photos nel 1947 insieme a Henri Cartier-Bresson, George Rodger, David Chim Seymour e William Vandivert, ha scattato dal 1936 al 1954, anno della sua morte in Indocina, per una mina anti-uomo.

Denis Curti, curatore della mostra e redattore del testo critico della mostra, sostiene che questa mostra “si presta a differenti letture e che il visitatore potrà decidere su quale orientare la propria attenzione: la storia recente, le guerre, le passioni, gli amici. Questo perché per Robert Capa la fotografia era un fatto fisico e mentale allo stesso tempo. Una questione politica, ma anche sentimentale. Se le tue fotografie non sono buone, vuol dire che non sei abbastanza vicino (sosteneva lo stesso Robert Capa)”.

“Questo il suo mantra e questa la frase scelta da Magnum Photos, che per festeggiare i settantanni dalla nascita dell’agenzia propone un titolo unico per tutte le manifestazioni legate alle celebrazioni: Closer ( che tradotto in inglese significa “più vicino“). La celebre foto “Il miliziano colpito a morte” è entrata nella memoria collettiva come l’icona della Guerra Civile Spagnola e per anni si è scritto che Capa avesse costruito questa immagine, ai fini della propaganda antifranchista, facendo recitare a un anonimo combattente repubblicano il ruolo del soldato che muore, in un angolo sperduto dell’Andalusia”.

“Oggi, a seguito di numerose ricerche, si è potuto ricostruire l’autenticità dello scatto e anche l’identità del miliziano anarchico che morì davanti all’obiettivo: l’operaio tessile Federico Borrell García, detto Taino, appartenente alla Juventudes Libertarias (affiliata alla CNT), ucciso nel 1936, alletà di 24 anni, da una pallottola franchista sulla collina di Las Malaguenas, presso Cerro Muriano”.

“Ma c’è anche un’altra versione, quella riportata da Richard Whelan, biografo e studioso di Capa, secondo cui il Miliziano è rimasto colpito da fuoco amico durante un’esercitazione. Secondo questa ipotesi Capa è riuscito a scattare quell’immagine perché si trovava in un punto privilegiato e protetto, proprio perché amico e sostenitore del movimento antifranchista”.

“Comunque sia, vera, falsa o costruita, quelli’mmagine resta, ancora oggi, un’icona indistruttibile, capace di toccare particolari sentimenti legati al tabù, tutto occidentale, della morte. Parallelamente, tanto più l’uomo sente il bisogno di idolatrare i propri miti, maggiore è la volontà di distruggerli. Ed è quello che accade nella graphic novel dal titolo Robert Capa, Normandia 6 giugno 1944, che riporta i risultati di un’inchiesta condotta da A.D. Coleman, autorevole storico fotografico americano, riguardo alla vicenda delle undici (che poi in realtà sono 10 o forse 9) mitologiche fotografie superstiti del D-Day (giorno dello sbarco in Normandia)”.

“Secondo questa ricerca Capa non avrebbe scattato i famosi 6 rulli, ma solo quelle poche istantanee, e l’effetto mosso e sgranato (che hanno ispirato il film di Steven Spielberg “Salvate il soldato Ryan“)  non sarebbe dovuto all’incidente in camera oscura causato dalla fretta di un tecnico, bensì alla paura”.

“Riflettendo su tutto ciò, non posso fare a meno di domandarmi da dove derivi questo bisogno di demitizzazione alla ricerca di una verità che, con molta probabilità, non riuscirebbe a togliere valore nemmeno a queste storiche immagini. Ma se questa dissacrazione può servire a smantellare la figura stereotipata del reporter pseudo-eroico con la macchina perennemente al collo, è la benvenuta, perché la fotografia, come Robert Capa ci ha insegnato (e di cui si parla nella sua biografia “Leggermente fuori fuoco“), ha bisogno di persone dotate di un pensiero, unidea e un progetto”.

Eliminando le barriere tra fotografo e soggetto, le opere di Robert Capa raccontano la sofferenza, la miseria, il caos e la crudeltà della guerra. Gli scatti divenuti iconici, basti pensare alle uniche fotografie (professionali) dello sbarco in Normandia delle truppe americane, il 6 giugno 1944 ritraggono cinque grandi conflitti mondiali del XX secolo, di cui Robert Capa è stato testimone oculare.

Padiglione espositivo della mostra
Padiglione espositivo della mostra

L’esposizione si articola in 12 sezioni: Copenhagen 1932, Francia 1936-1939, Spagna 1936-1939, Cina 1938, Gran Bretagna e Nord Africa 1941 1943, Italia 1943 1944, Francia 1944, Germania 1945, Europa orientale 1947, Israele 1948-1950, Indocina 1954. La mostra si conclude con una sezione dedicata ai Ritratti di amici e artisti: Gary Cooper, Ernest Hemingway, Ingrid Bergman, Pablo Picasso, Henri Matisse, Truman Capote, John Huston, William Faulkner, Capa stesso insieme a John Steinbeck, e infine un ritratto del fotografo scattato da Ruth Orkin nel 1951.

Padiglione espositivo della mostra 2
Padiglione espositivo della mostra 2

La mostra, organizzata secondo un andamento cronologico abbastanza intuitivo per il visitatore, comprende una sezione speciale dedicata alle fotografie scattate da Capa in Sicilia. Il fotografo era giunto qui nel luglio del 1943 imbarcato su una nave che portava rifornimenti e fungeva da copertura per l’avanzata della Settima Armata del generale George D. Patton. Le truppe americane spingevano verso Palermo, dove trovarono ad accoglierle la popolazione esultante per la fine dell’occupazione tedesca.

L’agenzia Magnum Photos, della quale Robert Capa fu co-fondatore, si proponeva di essere nuova, diversa e lontana dalle pressioni del fotogiornalismo del tempo e, infatti, fu la prima agenzia indipendente, formata da persone dotate dello stesso “potere”, nella forma della cooperativa. L’idea era quella di lavorare liberamente a progetti scelti in autonomia, dedicare ad essi il tempo che si riteneva opportuno, e che gli autori avrebbero conservato e mantenuto il copyright delle foto che, quindi, non sarebbe stato ceduto a terzi. Questi principi sono validi ancora oggi.

Al termine della conferenza, poniamo una domanda a Marion Schneider, Exhibition Coordinator Magnum Photos, in merito alla possibilità di candidarsi ed entrare a far parte del gruppo di lavoro della Magnum (di cui fa parte anche il grande fotografo Ferdinando Scianna), e ci risponde attraverso la sua interprete: «Ogni anno c’è una procedura di selezione, attraverso l’apertura di un bando di adesione per nuovi fotografi. Si invia il portfolio e, dopo essersi riuniti in commissione e aver valutato il materiale, i membri decidono chi può entrare a far parte della Magnum. Il portfolio si deve inviare entro maggio per essere poi valutato ed eventualmente scelto a giugno».

Tariffe biglietti

I biglietti di ingresso hanno un costo di 10 euro (intero), 9 euro (Ridotto per min 15 e max 25 persone, titolari di apposite convenzioni, giornalisti non accreditati, giovani under 26 anni, soci ICOM, forze dell’ordine, docenti), 4 euro (Ridotto speciale per scuole, gruppi di studenti di scolaresche di ogni ordine e grado, minori di 18 anni), 11 euro (Open- valido per un ingresso in qualunque giorno e orario dal 25 al 9 settembre 2018) e a titolo gratuito (docenti accompagnatori, disabili + accompagnatore, giornalisti accreditati, guide turistiche con patentino, minori di 6 anni, dipendenti dell’Assessorato regionale dei beni culturali). Infine sarà messa a disposizione di tutti i visitatori, inclusa nel biglietto di ingresso, una audioguida in italiano e in inglese, con cui seguire tutto il percorso espositivo.

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