La Settimana delle Culture presenta il restauro del ritratto di Charlotte, figlia di Luigi XVI e Maria Antonietta

Il festival palermitano dà i numeri e programma il futuro

Charlotte de France_olio su tela_1796_138x98_Palazzo delle Aquile_Palermo

Cento luoghi e 270 eventi – 55 mostre, 45 spettacoli, 53 incontri, 15 proiezioni, e 25 altri appuntamenti di genere diverso – oltre 3000 persone coinvolte tra artisti, operatori, intellettuali, organizzatori. Ma quelli che contano sono gli spettatori: che sono stati oltre 70 mila nei dieci giorni di programmazione sul campo, ma che di certo devono sommarsi al pubblico che ha visitato le mostre rimaste poi aperte.

L’ottava Settimana delle Culture, la prima diretta da Bernardo Tortorici di Raffadali, ha voluto però lasciare qualcosa di importante per la città: basta guardare in su, arrivando da Porta Felice, per scoprire il Loggiato San Bartolomeo che adesso fa bella mostra di sé affacciato sulla Cala. Un luogo chiuso da molti anni e che adesso è ritornato alla luce – grazie ad una cordata che ha unito Pubblico e privati – con la mostra dedicata alle sculture che reinventano il passato e alle opere in tessuto di Zhang Hongmei, capitolo della più ampia antologica “CHINA ART NOW” a Palazzo Sant’Elia. Che è stata tra le mostre più visitate – inaugurata per la Settimana delle Culture, ha poi continuato il suo corso -, al fianco dell’esposizione dei coloratissimi oggetti ed arredi in legno, realizzati dai detenuti del carcere Ucciardone, in mostra a Palazzo Riso; della collettiva“Rifiuti” alla Biblioteca Regionale, a cura di Anna Maria Ruta, con oltre 60 artisti che hanno riletto, ciascuno a suo modo, il concetto di trash art; e con“Family Connection”, a Palazzo Mirto, la mostra originale pensata da Adalberto Abbate che ha visto le collezioni “quotidiane” della borghesia a confronto con le wunderkammer nobiliari.

IL RITRATTO DI CHARLOTTE è stato presentato lo scorso 2 agosto a Palazzo delle Aquile, insieme al sindaco Leoluca Orlando, il consigliere Francesco Bertolino, presidente della Commissione Cultura e promotore (per la prima volta in assoluto) del coinvolgimento delle circoscrizioni in questa edizione de la Settimana delle Culture, il presidente della rassegna Bernardo Tortorici di Raffadali, lo storico dell’arte Maria Antonietta Spadaro e la restauratrice Ambra Lauriano. Il ritratto di Marie -Thérèse Charlotte de France, è stato restaurato a cura dell’Associazione Settimana delle Culture, ritrovato e studiato dalla Spadaro, raffigura la primogenita di Luigi XVI e Maria Antonietta, l’unica della famiglia reale a scampare alla morte durante la Rivoluzione Francese. La tela potrebbe essere giunta a Palermo con gli arredi e i tesori del reali Borbone Ferdinando e Carolina in fuga da Napoli.

Il ritratto di Marie-Thérèse Charlotte de France

a cura di M. A. Spadaro

A Palazzo delle Aquile, si conserva il ritratto (olio su tela, cm. 138×98) di Marie Thérèse Charlotte, figlia di Marie Antoinette e Louis XVI. Nata a Versailles nel 1778 e  morta nel 1851 nel castello di Frohsdorf presso Vienna, Charlotte fu la primogenita e l’unica dei quattro figli della coppia reale a sopravvivere a malattie e alla rivoluzione.

Si conservano ritratti della piccola quando viveva con i genitori alla reggia di Versailles, alcuni dipinti dalla celebre ritrattista  Élisabeth Vigée Le Brun.

Charlotte fu reclusa nella torre del Tempio dal 1792 al ’95, quando la sua reclusione fu ritenuta ingombrante e impopolare, per cui alla morte di Robespierre, fu deciso di scambiarla con i prigionieri repubblicani trattenuti in Austria, patria della madre Marie Antoinette, in seguito sposò il cugino Luigi Antonio duca di Angouléem.

Charlotte fu ritratta nel tempo da illustri artisti in pose ufficiali, mentre il quadro palermitano è più intimista: sembra voglia trasmettere un preciso messaggio. Vediamo la diciottenne principessa, abbigliata con semplicità e senza alcun gioiello, in un momento delicato della sua vita ricordando i genitori (ritratti nei due canopi presenti nel dipinto) e ribadendo la propria diretta discendenza dalla corona di Francia: infatti impugna il testamento del padre con la mano destra, mentre la sinistra stringe un fazzoletto. Sullo sfondo è un drappo con i gigli di Francia dorati su fondo azzurro.

Il dipinto palermitano, realizzato probabilmente a Vienna era forse destinato sin dall’inizio alla zia Maria Carolina, regina di Napoli e Sicilia, la quale lo portò con sé a Palermo quando vi giunse nel 1798 con Ferdinando di Borbone, fuggendo da Napoli, minacciata dai moti rivoluzionari. Si trattava della nipote rimasta orfana in seguito ai tragici noti eventi parigini. L’opera non è priva di un certo fascino soprattutto per l’espressione della ragazza che ha subito recenti umiliazioni oltre alla perdita violenta dei genitori.

Alla Reggia di Caserta si conserva una copia del ritratto, delle stesse dimensioni, firmata J. Francesco Pascucci e datata 1796. Si presume che la regina Carolina abbia portato a Palermo il ritratto originale, facendone eseguire una copia ad un artista locale. Questa appare molto rigida, impostata secondo canoni neoclassici e quindi priva dell’emozione espressa dal nostro quadro.

Farà il punto sugli studi relativi all’opera Maria Antonietta Spadaro, la quale per prima ha individuato e pubblicato il quadro nel 2004. Le ricerche, ancora in corso, si avvalgono anche della collaborazione di studiosi della Reggia di Caserta.

IL FUTURO

Già all’indomani della chiusura, gli organizzatori della Settimana delle Culture hanno iniziato a lavorare alla nona edizione, che vedrà stringere molte collaborazioni. Ma non si vuole restare chiusi in un periodo di tempo condensato, piuttosto il format va allargato all’intero anno. Ecco quindi che sotto il titolo “Settimana delle Culture” saranno raccolte iniziative già dal prossimo autunno. Con il  festival Sole Luna – Un ponte tra le culture e la Comunità ebraica, il festival ospiterà la proiezione di “1938. Diversi” di Giorgio Treves, documentario che alle interviste di diversi saggisti e storici alterna le dolorose testimonianze di chi ha vissuto il dramma delle leggi razziali; e, sempre sullo stesso tema, una tavola rotonda allo Steri curata da Sergio Riotta. Con la Fondazione Sicilia – con cui quest’anno è stata organizzata la grande retrospettiva su Renato Mambor, tra le mostre che hanno avuto più rilevanza e attenzione nazionale – si sta lavorando ad un’importante mostra documentaria, al Loggiato San Bartolomeo, sull’archivio dell’architetto Gae Aulenti che ha curato, poco prima della sua scomparsa, il restauro di Palazzo Branciforte; e, sempre con la Fondazione Sicilia, verrà costruita sia un’antologica di Nicola Pucci a Villa Zito che il progetto “Carta bianca” dell’artista Janine von Thugen, all’interno del Festival delle Letterature Migranti.

“E’ stata una bellissima edizione, molto intensa e piena di iniziative, che ha visto tutte le istituzioni collaborare per la riuscita di una grande festa d’arte per la città – ha commentato Bernardo Tortorici di Raffadali – il grande successo di pubblico, la partecipazione di tante culture straniere e di artisti che hanno avuto una vetrina per esprimersi, la riapertura del Loggiato di San Bartolomeo e la restituzione del quadro di Charlotte restaurato: sono stati i segni tangibili che Settimana delle Culture ha lasciato; e che è pronta a rimettersi al lavoro per progetti futuri nella visione di una città che è e deve essere una Capitale”.

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