mercoledì, 19 Giugno 2024
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Il presepe nasce in Oriente e arriva prima in Sicilia. Breve storia (e gloria) del presepe siciliano

Una delle tradizioni natalizie più radicate nella cultura del sud Italia e le sue origini sorprendentemente lontane nello spazio e nel tempo. Il presepe in Sicilia, pregevole arte spesso trascurata.

Oggi siamo tutti portati a pensare che il presepe sia nato a Napoli e che la sua diffusione in Sicilia, come nelle altre regioni, sia partita da lì. Eppure il presepe è nato in Oriente al tempo in cui il Cristianesimo era un’unica e unita religione, ed è lì che si iniziano a realizzare le prime composizioni con la sacra famiglia ispirate da alcuni brani tratti dai vangeli apocrifi (quelli che non sono mai stati inseriti nella Bibbia). Nel 550 d.C. viene portata una prima riproduzione in Italia, e inizia così a diffondersi l’uso del presepe, soprattutto mille anni dopo, quando dal Concilio di Trento fu indicato come vero e proprio simbolo del Natale.

Dalle notizie che abbiamo oggi si può dire che i primi presepi, a figure fisse, compaiono in Sicilia tra il ‘400 e il ‘500, mentre a Napoli il primo è datato al 1627. Ed è proprio in questo periodo che il Barocco, fastosa corrente artistica, arricchisce anche i presepi. Inizia una vera e propria arte in cui gli artigiani si dilettano per i nobili napoletani e siciliani, iniziando a realizzare le figure mobili, che quindi potevano essere disposte liberamente sulla scena. Mentre a Napoli spetta il primato per ricchezza, particolarità di dettagli negli abiti e nelle espressioni facciali delle varie figure, quello siciliano si caratterizza per una grande fedeltà di riproduzione del vero. Tranne che per poche eccezioni, le due tradizioni presepiali non hanno nemmeno punti in comune.

La figura di San Giuseppe, realizzata da G. Matera, esempio di manifattura siciliana
La figura di San Giuseppe, realizzata da G. Matera, esempio di manifattura siciliana

La tendenza tutta siciliana alla drammaticità porta a realizzare le figure secondo la loro verosimile sembianza di duemila anni fa, e il presepe rimane una rappresentazione umile e ancora volta alla sacralità del suo tema, senza perdersi, anche nel Barocco, negli sfarzi napoletani. Nascono addirittura variazioni provinciali, nel trattamento delle figure fino alle dimensioni, che ne certificano la provenienza, dando a Trapani il primato per la lavorazione dei materiali marini e a Caltagirone per la modellazione delle figure in terracotta.

Per tutto questo periodo il presepe rimane esclusiva dei ricchi, che nel periodo natalizio aprono le loro case per permettere a tutti di ammirare le loro opere e misurare la loro ricchezza. Finalmente, nel corso dell’Ottocento, il presepe entra nelle case di tutti, assumendo la connotazione che ha oggi. Il suo uso rientrerà nell’ambito popolare, variando le figure di materiali diversi, dai coralli alla terracotta, alla cera fino al cartone, e sarà composto secondo la sensibilità artistica di ognuno.

Al di là della denuncia pagana fattane dai protestanti al tempo del Concilio, per il credente oggi il presepe è quasi un modo per scaldare la propria casa, per colorarla e arricchirla, per sentire di più quell’atmosfera “magica” che è l’Avvento.

Fonte delle immagini: “Nel Regno delle Due Sicilie: il presepe colto”, Ed. Nuova Tavolozza 1993.

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