Il futuro della memoria: al teatro Politeama un’intensa e ricca cerimonia ha ricordato le stragi del ‘92

L'inizio della cerimonia al teatro Politeama di Palermo

Sono trascorsi già 27 anni dalle stragi di Capaci e di via D’Amelio, i due tragici eventi che hanno stroncato le vite dei giudici Falcone e Borsellino e dei loro angeli custodi, ovvero dei loro agenti di scorta. Uomini di stato che oggi non ci sono più, ma vive con tutti noi la memoria di quanto accaduto e del loro operato per garantire la legalità e la sicurezza in Italia, in Sicilia e a Palermo. Ogni anno si ripetono tante iniziative sia per ricordare sia per sensibilizzare sul tema della legalità, e che coinvolgono soprattutto le nuove generazioni. Proprio ieri, domenica 19 maggio, al teatro Politeama Garibaldi di Palermo, si è svolta una cerimonia dal tema “Il futuro della memoria, l’attualità dell’impegno di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino”, una serata che non ha voluto raccontare solo un ricordo dei giudici Falcone, Borsellino e degli uomini della scorta, ma è stata anche riflessione su come sia cambiata la società in questi 27 anni, guardando quindi al futuro.

L’evento, organizzato dall’Inner Wheel Palermo Normanna e dal Pool antiviolenza e per la legalità, ha visto la presenza del Sottosegretario di Stato alla Giustizia, Jacopo Morrone, di tante autorità civili, militari e religiose, delle Istituzioni locali e di alcuni familiari delle vittime.

L’orchestra giovanile “La nuova generazione Giovanni Falcone”

La cerimonia, condotta da Mauro Faso, si è aperta con l’Inno Nazionale suonato dall’orchestra giovanile “La Nuova Generazione Giovanni Falcone”, diretta dal M° Giovanni La Mattina, che ha anche dedicato un “Concerto d’amore” alle vittime di mafia.

Cuore della cerimonia il dibattito, coordinato dai giornalisti Elvira Terranova e Felice Cavallaro, con gli interventi di Sandro Ruotolo,  anch’esso giornalista e a rischio attentato, del Presidente dell’Ordine dei Giornalisti di Sicilia, Giulio Francese, e con le testimonianze del Procuratore Capo di Trapani, Alfredo Morvillo, del già Procuratore Aggiunto a Palermo, Leonardo Agueci, del Sottosegretario al Ministero di Grazia e Giustizia, Giuseppe Ayala, e del Sostituto Procuratore Generale della Corte di Cassazione, Vito D’Ambrosio. Ed ancora, testimonianze del Generale dell’Arma dei Carabinieri, Giovanni Cataldo e del Questore di Palermo, Renato Cortese.

Presenti in sala anche Emanuele Schifani, figlio di Vito, l’agente di scorta del giudice Falcone rimasto ucciso nell’attentato a Capaci. Oggi il giovane Schifani è tenente della Guardia di Finanza; tra gli altri ospiti, gli agenti sopravvissuti agli attentanti dei giudici Chinnici, Falcone e Borsellino, ovvero, Giovanni Paparcuri, Giuseppe Costanza, ed Antonio Vullo.

La Preside Di Bartolo con alcuni studenti

Sul palco del teatro Politeama, si sono esibiti anche gli studenti dell’Istituto “Sperone Pertini”, vincitori del premio Falcone e Polizia Di Stato, coordinati dalla dirigente scolastica Antonella Di Bartolo, che hanno cantato il brano “In questa città” dedicato agli agenti delle scorte. Presenti anche alcune delegazioni di studenti del Dipartimento di Giurisprudenza, del Liceo Umberto I, dell’Istituto Francesco Ferrara, Regina Margherita e Francesco Riso. Il “Concerto d’amore”, invece, ha visto la partecipazione straordinaria del tenore Marcello Giordani, del mezzo soprano Irina Pererva, e del tenore Fabrizio Corona.

Angela Fundarò Mattarella sul palco con Mauro Faso

«Siamo al 27° anniversario delle stragi di Capaci e via D’Amelio e continuiamo a ricordare – ha detto Angela Fundarò Mattarella, promotrice dell’evento e Presidente del Pool antiviolenza e per la legalità – come omaggio non solo per le vittime, ma soprattutto per dare degli strumenti utili alle nuove generazioni attraverso la memoria, dando anche degli esempi, insegnando loro di ricordare cosa sono state le stragi e la storia del nostro paese, una storia buia negli ultimi 20 anni. Palermo – prosegue  – è cambiata molto ma tanto c’è ancora da fare, per cui bisogna che tutti quanti, scuola, famiglia, istituzioni, percorrano insieme questa strada di libertà. Stasera abbiamo infatti la presenza di molte scuole, e per la prima volta, anche del Dipartimento di Giurisprudenza. Noi, come Inner Wheel Palermo Normanna, in sinergia con il Pool Antiviolenza per la Legalità, tra le nostre varie attività, andiamo soprattutto nei quartieri più difficili, ovvero quelli che hanno più bisogno di ricordare chi sono Falcone e Borsellino. Credo – conclude – che le stragi abbiano contribuito nel cambiamento della nostra città e nel rispetto  della legalità, ma credo anche che Palermo sia ancora divisa in due parti, quella della c.d. Palermo bene nella quale noto indifferenza, nel senso che non se parla più, ma c’è anche l’altra realtà, quella dei quartieri difficili che spesso sono invece attivi in tal senso. In ogni caso, c’è ancora tanta strada da fare».

«Ultimamente con l’aumento delle forze dell’ordine e l’impegno in giustizia, ordine e sicurezza, che questo governo ha dato nei suoi primi 10 mesi, dovremmo riuscire a fermare quel far west che ancora accade e rimettere ordine, dare giustizia, e far sì che i cittadini possano vivere sicuri all’interno delle proprie città, nei propri comuni, nelle proprie abitazioni – ha precisato il sottosegretario di Stato alla Giustizia, Jacopo Morrone -. Naturalmente l’argomento giustizia e sicurezza è difficile ed ampio, abbiamo iniziato dando un capitale umano alle forze dell’ordine, di cui 8.000 saranno inseriti nei prossimi anni, e con 600 nuovi magistrati ordinari, 3.000 assistenti giudiziari, oltre 1.500 nuovi agenti penitenziari. E poi c’è anche l’equipaggiamento, perché non si può pensare che gli uomini preposti alla nostra sicurezza non siano equipaggiati per poterci difendere in maniera dignitosa, quindi, questa, è un’importante valorizzazione per il settore giustizia, sicurezza e ordine pubblico».

«Nel 2018 la Guardia di Finanza ha chiesto di sequestrare beni per 4miliardi e 800milioni di euro, e soltanto in Sicilia 1 miliardo e 400 milioni – ha commentato il giornalista Sandro Ruotolo – quindi, questa idea che abbiamo vinto e non c’è più nulla di problematico, tranne in alcune aree, come in questo momento la Puglia, la Campania, dove ancora si spara per strada e muoiono vittime innocenti, è fuori dall’agenda politica. Oggi siamo qui per la memoria, ed è ancora il tempo della memoria: dobbiamo conoscere tante verità, sia quelle di ieri, delle stragi, sia per quello che sta succedendo oggi».

«In questi anni è cambiato tanto, anche se, il cambiamento, negli ultimi periodi sembra venire meno – ha sottolineato Antonio Vullo, agente sopravvissuto alla strage di via D’Amelio – questo per tanti motivi, e poi, la gente che si raduna è sempre meno, tanti vengono invece da altre città. E per noi, che abbiamo vissuto quei tragici momenti, ciò è difficile da accettare. I palermitani non stanno dimenticando le stragi, però si vanno tenendo sempre più a distanza, sappiamo che ci sono state fasi processuali ambigue e probabilmente questo ha anche stancato, come anche per il sentirsi presi in giro da alcune parti istituzionali. La parte importante invece sono i giovani che devono chiedersi cosa sia successo e fare memoria, portando avanti il sogno di queste meravigliose persone che hanno dato la loro vita per un futuro migliore per tutti noi».

«I giornalisti sono diventati brutti, sporchi e cattivi – ha commentato Giulio Francese, figlio del giornalista Mario ucciso dalla mafia – non mancano minacce, insulti sui social, aggressioni; viviamo oggi nel nostro paese un momento particolare insieme ad un clima di incertezza e di grande tensione, e poi i giornalisti danno fastidio, ma è proprio questo il loro compito, devono far domande. C’è chi vorrebbe saltare questo ostacolo, evitando l’intermediazione, e quindi comunicando direttamente sui social. Ma non deve essere questa la strada, bisogna accettare il confronto e spero che si torni a rivedere il clima generale, ricordando che i giornalisti hanno un ruolo fondamentale per la democrazia».

«Con convinzione di causa posso dire che in questi anni è cambiato tantissimo – ha dichiarato Maria Falcone, sorella del magistrato ucciso nella strage di Capaci – la società è attenta alle problematiche della lotta alla mafia e ogni anno, per il 23 maggio, risponde al richiamo della fondazione Falcone con grande entusiasmo. E’ altresì importante accendere i riflettori su questa giornata, su quanto si è fatto, ma anche su quanto si deve ancora fare, come è anche importante che ci siano i rappresentanti delle Istituzioni».

A seguire il video con l’esecuzione dell’Inno Nazionale a cura dall’orchestra giovanile “La Nuova Generazione Giovanni Falcone”, diretta dal M° Giovanni La Mattina.

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