Con “2056”, Francesco Cusa porta al Premio Letterario Internazionale Montefiore un futuro nel quale la connessione ha raggiunto la coscienza umana, modificando il significato stesso dell’esistenza individuale. Il romanzo ha ottenuto il Premio speciale Logos Cultura nell’ambito della XVI edizione del concorso. La consegna si terrà sabato 17 ottobre 2026, alle ore 15.00, al Teatro Malatesta di Montefiore Conca, nel Riminese. Per il batterista, compositore e scrittore catanese, il riconoscimento accompagna una stagione di incontri con i lettori e conferma la continuità di un lavoro letterario che comprende narrativa, poesia e saggistica.
Il premio è promosso dall’Associazione Culturale Pegasus Cattolica, presieduta dallo scrittore e critico letterario Roberto Sarra. La manifestazione offre a Cusa una nuova occasione di confronto con il pubblico dell’Emilia-Romagna, regione alla quale è legata una parte decisiva della sua formazione.
Nel 1989 lascia infatti Catania per Bologna, dove si laurea al DAMS nel 1994 con una tesi sugli elementi extramusicali nella performance jazzistica. In città partecipa alla fondazione di Bassesfere, condividendo un’esperienza di ricerca collettiva nella quale composizione e improvvisazione si sviluppano attraverso il dialogo fra musicisti. Gli anni bolognesi contribuiscono a definire un metodo di lavoro aperto alla sperimentazione, che troverà espressione anche nella scrittura.
Pubblicato da Ensemble nel 2025 e riproposto da Aurea Nox nel 2026, nella collana “Veritas sub umbra”, “2056” immagina una società prossima a compiere un passaggio definitivo: l’ingresso dell’umanità nel Big Network. Un chip sottocutaneo permette di condividere percezioni e ricordi, rendendo progressivamente permeabile il confine fra le coscienze. L’esperienza personale entra a far parte di un sistema comune, mentre il corpo sembra destinato a perdere la propria funzione.
A vivere con disagio questa trasformazione è Samuel Vitruvio, che rimane escluso dal passaggio collettivo. Un ritardo, un incidente apparentemente banale lo costringe a proseguire il proprio cammino in una realtà divenuta estranea. Da questa circostanza prende avvio una vicenda di sopravvivenza e scoperta, nella quale l’incertezza del protagonista conta quanto il progetto tecnologico che ha cambiato il destino dell’umanità.
La forza narrativa della premessa sta nella sproporzione fra l’umanità che organizza il superamento della propria condizione e un uomo che manca l’appuntamento. Cusa introduce così un elemento d’ironia dentro una materia filosofica impegnativa. Samuel deve affrontare le conseguenze di una trasformazione che, osservata da lontano, potrebbe apparire come l’acquisizione di nuove libertà o una conquista della scienza.
Il romanzo si presta a una lettura che attraversa i temi del transumanesimo e dell’identità. Se i ricordi possono essere condivisi allora cambia il rapporto fra memoria e biografia: ovvero ciò che ciascuno ha vissuto smette di appartenergli in modo esclusivo. La promessa di oltrepassare i limiti del corpo coinvolge anche il desiderio e la relazione con gli altri. Sono aspetti dell’esistenza che acquistano significato proprio attraverso un’esperienza irripetibile.
L’esclusione di Samuel rende questa visione più problematica. Conservare la propria individualità comporta una distanza dal resto dell’umanità; la libertà di restare se stessi si accompagna alla perdita di un ambiente condiviso. La distopia di Cusa estende queste condizioni fino a investirne l’autonomia della propria coscienza.
“2056” ha già incontrato il pubblico alla libreria Mondadori di Catania e a Monreale, il 12 settembre 2025, nella Biblioteca comunale Santa Caterina. Il percorso delle presentazioni comprende anche l’appuntamento dell’8 maggio 2026 al Giardino Bizantino di Tindari, inserito nella rassegna “Narrazioni. Letture itineranti dai territori tra i fiori di maggio”.
A Monreale il rapporto con l’autore si è consolidato anche attraverso il riconoscimento alla sua attività artistica. Il 24 luglio 2026, durante la rassegna “Chiasso d’Arte”, promossa da Festina lente, Cusa ha ricevuto il titolo di accademico honoris causa dell’Accademia Siculo-Normanna.
Nato a Catania nel 1966, Cusa ha sviluppato una carriera internazionale nel jazz contemporaneo e nella musica improvvisata, esibendosi in Europa, America, Asia e Africa. Fra le sue collaborazioni figurano Steve Lacy, Tim Berne e Kenny Wheeler: personalità molto diverse, con le quali il confronto musicale richiede ascolto, precisione e disponibilità al rischio. Cofondatore di Improvvisatore Involontario insieme a Paolo Sorge e Carlo Natoli, oggi insegna batteria jazz al Conservatorio “Vincenzo Bellini” di Catania.
Progetti come The Assassins, QUEST e Naked Musicians testimoniano la varietà della sua ricerca. In “Drums & Books”, la relazione fra parola e suono diventa materia dell’esecuzione: la lettura entra nello spazio musicale e incontra il ritmo della batteria. È un rapporto che aiuta a comprendere anche il suo interesse per la costruzione del racconto, per le interruzioni e per gli sviluppi inattesi.
La produzione letteraria comprende le raccolte “Novelle crudeli” e “Racconti molesti”, il romanzo “Vic”, libri di poesia e il saggio “L’orlo sbavato della perfezione”. Con Aurea Nox ha pubblicato anche “Rime sboccate. Sonetti licenziosi”, illustrato da Claudia Scavone. Il ricorso a forme differenti permette a Cusa di affrontare il comportamento umano attraverso registri che vanno dall’ironia alla riflessione filosofica. Il riconoscimento di Montefiore porta ora “2056” davanti a nuovi lettori.


