Due figure frontali, un cielo diviso fra giorno e notte, il sole dietro Francesco e la luna alle spalle di Chiara. Al centro, quasi sulla linea che separa i due campi cromatici, le loro mani si incontrano. È l’immagine scelta da Pippo Madè per il dipinto che il 4 ottobre sarà donato alla Basilica Papale di San Francesco in Assisi, nell’anno dell’ottavo centenario della morte del Santo.
L’opera, offerta gratuitamente dall’artista e dall’Associazione culturale Festina lente, è stata affidata al sindaco Roberto Lagalla perché raggiunga Assisi attraverso la rappresentanza istituzionale della città di Palermo. A portarla nella città umbra sarà l’assessore Fabrizio Ferrandelli, che durante le celebrazioni francescane la consegnerà al Custode del Sacro Convento, fra Marco Moroni. Lagalla è attualmente sindaco di Palermo e Ferrandelli fa parte della Giunta comunale; Moroni è il Custode del Sacro Convento di San Francesco.
Il dipinto è realizzato in tecnica mista su carta in fibra di cotone e misura 70 × 100 centimetri. Madè costruisce la composizione attraverso una netta bipartizione dello spazio: a sinistra l’azzurro chiaro del giorno, attraversato da una grande presenza solare dorata; a destra un blu profondo, disseminato di stelle, dominato dal disco argenteo della luna.
Francesco e Chiara, entrambi a piedi nudi, occupano quasi interamente lo spazio pittorico. Le braccia si aprono verso l’esterno mentre le mani interne si cercano e si toccano esattamente nel punto di passaggio fra luce e oscurità. È qui che l’immagine trova il suo centro: nella relazione fra le due figure e nell’idea di continuità che attraversa due metà visivamente opposte.
Il riferimento al Cantico delle Creature emerge naturalmente dalla presenza del sole, della luna e degli astri. Madè traduce quell’universo poetico attraverso un lessico figurativo essenziale e immediatamente leggibile. Le tonalità calde dei sai attraversano entrambe le parti della scena e fanno da elemento unificante, mentre le superfici metalliche, realizzate a mano con foglia dorata e argentea applicata a missione, modificano la percezione dell’opera secondo l’incidenza della luce.
La frontalità delle figure, l’assenza di una costruzione prospettica tradizionale e la disposizione simmetrica richiamano la dimensione delle immagini devozionali e alcuni modi dell’iconografia medievale. Madè li rielabora attraverso il proprio linguaggio, mantenendo la chiarezza narrativa che caratterizza molta della sua produzione religiosa. Anche i volti, costruiti con un disegno netto e sintetico, conservano una dimensione umana che avvicina il soggetto sacro allo spettatore.
La consegna assume anche una dimensione civica. L’artista e Festina lente hanno infatti scelto di affidare il dipinto al Comune affinché fosse Palermo, attraverso la propria rappresentanza istituzionale, ad accompagnarlo verso Assisi.
«Accogliere nelle mani dell’Amministrazione comunale questa preziosa opera di Pippo Madè è per Palermo un onore e, al tempo stesso, una responsabilità – afferma il sindaco Roberto Lagalla –. Portarla ad Assisi e donarla alla Basilica di San Francesco significa infatti affidare a un luogo simbolo della spiritualità francescana un pezzo della nostra città, della sua cultura e della sua tradizione artistica».
Il sindaco richiama quindi il significato assunto dal dipinto nell’anno dell’ottavo centenario: «Francesco e Chiara, così come sono rappresentati nell’opera, ci parlano attraverso un’immagine di semplicità, fraternità e armonia con il creato: valori che appartengono alla loro testimonianza e che conservano una straordinaria attualità».
E aggiunge: «Sono particolarmente lieto che sia il Comune di Palermo a farsi tramite di questo dono. Il rapporto tra Palermo e Assisi è un rapporto fatto di cultura, spiritualità e persone, e questa opera contribuisce a rafforzarlo. Ringrazio Pippo Madè e l’Associazione Festina lente per aver voluto condividere con la città questo importante gesto e l’assessore Fabrizio Ferrandelli, che rappresenterà Palermo ad Assisi e consegnerà personalmente l’opera alla Basilica».
Per Pippo Madè quella del 4 ottobre sarà anche la prosecuzione di una lunga relazione artistica con Assisi. Alla Basilica di San Francesco sono legati diversi lavori della sua produzione religiosa: la Via Crucis realizzata su pietra lavica per il Chiostro dei Morti e il ciclo dedicato al Santo Rosario ospitato nel Salone Romanico. Negli spazi della Basilica è stato inoltre esposto Nativity o Presepe incantato, il gruppo scultoreo realizzato in vetro di Murano in collaborazione con i maestri vetrai Loredano e Dino Rosin.
«Il mio legame con la Basilica di San Francesco risale agli anni Settanta ed è cresciuto attraverso l’amicizia con padre Nicola Giandomenico e padre Vincenzo Coli, entrambi Custodi del Sacro Convento, che ricordo con affetto e gratitudine – dichiara Madè –. È un rapporto che ha accompagnato la mia vita e il mio lavoro e che prosegue ancora oggi con l’attuale Custode, fra Marco Moroni. Donare quest’opera significa dare continuità a una storia alla quale mi sento profondamente legato, offrendo attraverso la pittura il mio omaggio a San Francesco nell’ottavo centenario della sua morte».
Il nuovo lavoro entra così in un percorso che Madè porta avanti da decenni sul tema del sacro. Nell’immagine di Francesco e Chiara la dimensione religiosa passa attraverso pochi elementi fortemente riconoscibili: il corpo, la luce, il cielo, il contatto delle mani. Il 4 ottobre il dipinto completerà il suo viaggio da Palermo ad Assisi, affidato alla Basilica come dono dell’artista e di Festina lente attraverso la città di Palermo.


