Cosa pensare del coronavirus e dell’emergenza sanitaria in corso?

Quali sono le emozioni, gli interrogativi, le analisi, le riflessioni sulla difficile situazione che il mondo intero sta vivendo?

In una situazione di emergenza e di crisi, come quella che stiamo vivendo, a causa della diffusione del coronavirus, avere paura ed essere in ansia, di fronte al pericolo del contagio, è comprensibile. Siamo stati costretti ad affrontare i cambiamenti delle abitudini quotidiane. Il ritrovarsi a vivere in casa, più o meno isolati, privati delle libertà individuali, è motivo di grande scoramento. Si vive in una dimensione completamente diversa, a dir poco, surreale e soffocante, proiettati in un mondo, dove anche gli affetti più cari vengono sacrificati. Emergono emozioni spiacevoli e stati emotivi complessi e, spesso, diventa difficile trovare un equilibrio positivo, per affrontare e tollerare questa situazione emergenziale.

Il sorriso sui volti della gente sembra essere scomparso, lasciando spazio alla tristezza. Gli abbracci che, donavano amore, ora appartengono alla lista dei divieti, perché bisogna rispettare la distanza di sicurezza, e questo è davvero un duro colpo per tutti. La felicità ormai sembra appartenere a giorni davvero lontani. Sempre le stesse cose: i messaggi su WhatsApp, le interlocuzioni telefoniche, le videochiamate e tanta noia. Non abbiamo altra scelta che seguire e ascoltare tutto ciò che, chi governa, decide di fare, nella speranza di tornare al più presto alla normalità. Mai come ora, comunque, mi pesano come macigni le numerose misure di sicurezza, perché per me vuol dire rinunciare ad abbracciare gli affetti più cari.

Sono siciliana e abito in Svizzera. Gli svizzeri non hanno l’obbligo di rimanere a casa, non c’è quindi l’ordine perentorio di vivere all’interno della propria abitazione e di uscire soltanto per motivi improrogabili. Il governo Svizzero confida sul senso di responsabilità della popolazione, lanciando delle raccomandazioni, volte a non creare assembramenti. Evitare, quindi, di passeggiare in gruppo e dare vita a raduni che comportino la presenza di più persone.

Per il resto, però, è possibile fare una passeggiata anche poco lontano da casa, oppure, partecipare ad una vita sociale, seppur modesta e ridimensionata. È quasi, come se, la “fase 2” avviata con decreto da Giuseppe Conte, in Svizzera, fosse stata applicata già dall’inizio. Impossibile, secondo il governo Svizzero, annullare del tutto la vita delle persone e l’economia: al fianco delle restrizioni, occorre tenere acceso, seppur al minimo, il motore della società e delle attività economiche. Nel frattempo si cerca di vivere in quegli spazi ancora rimasti aperti.

Anche in Svizzera i bar, i negozi, i ristoranti, sono chiusi, così come ogni genere di attività, ritenuta non essenziale. Questo vale per tutti i cantoni della confederazione. L’obiettivo è evitare assembramenti e fare in modo che, non vengano avviate manifestazioni, quali concerti ed eventi sportivi, in grado di richiamare migliaia di persone in uno stesso posto. Inoltre, le frontiere a marzo scorso sono state chiuse e la stessa mobilità interna alla Svizzera appare fortemente limitata, con cancellazioni di treni e bus, in grado di collegare le principali città del Paese.

Il mio pensiero fisso, resta quello, di correre in Sicilia e abbracciare i miei genitori, mia sorella, mio cognato e il mio adorato nipotino. Per tre volte, i miei voli prenotati sono stati annullati. Spesso mi assale la rabbia e la disperazione, anche se in Svizzera la vita, seppur con talune restrizioni, va avanti.

Solo ora ho capito il senso vero della libertà, ad iniziare dalle cose più piccole, salutare la gente con una semplice stretta di mano, abbracciare gli amici, senza dover aver paura che quel saluto, che quell’abbraccio, possa segnare, dopo una settimana, il mio nome su un tampone, con scritto positivo.

Non è per niente facile, non potere fare le cose che si è abituati a fare ogni giorno, non vedere le persone amate e vivere, ogni giorno, con la paura che qualcuno, a me caro, possa ammalarsi. Mi rattrista davvero il sapere che domani, probabilmente, sarà come oggi e dopodomani, anche. Mai avrei pensato di assistere a un’epidemia del genere, sono cose che ho sempre visto nei film e mai avrei pensato che, a volte, la finzione può diventare realtà. Mai avrei pensato che, un giorno, sarei stata costretta a non abbracciare i miei.

Conserverò nel mio computer questo pezzo, per poter raccontare un giorno, di aver vissuto un’epidemia e un’emergenza sanitaria che, ha colpito il mondo nel 2020. Una pandemia che ha falciato tante vittime, sospendendo la normalità per tanto tempo.

Non so come continuare ad affrontare questa situazione, ma penso che continuerò a sperare che tutto andrà bene, così come ho fatto fino ad ora.

Bisogna essere forti; bisogna affrontare questo momento uniti, nonostante la distanza; bisogna rispettare le regole imposte; bisogna sostenersi tutti, perché in questi momenti occorre l’unità.

Cosa resterà del virus?

Forse ci renderemo conto che, il Covid 19, è più utile di quanto si pensi: esso ci rende impauriti, vulnerabili e senza maschere, ma permette alla nostra anima di aprirsi all’amore e all’ascolto, mostrando a tutti, ma in primis a noi stessi, di essere umani e solidali.