I sensi del leggere per non scomparire.

Gaetano Fernandez, nel personaggio di Giuseppe in “Sicilian Ghost Story”, in un fermo immagine del film.

La narrazione, anche quando pura finzione, è un continuo richiamo a un ricordo; in pratica, un utile strumento al servizio della memoria che il leggere accende facendo luce in se stessi come nel mondo. Andrea Camilleri, scrittore (e non solo), afferma che “l’affidarsi alla memoria è la volontà dell’uomo di non scomparire. E quando la conoscenza si arresta subentrano i sensi, che alimentano la fantasia”. I sensi sono dunque il filo conduttore a una realtà che manca; un ponte che collega ciò che sappiamo a ciò che potrebbe essersi avverato, un modo per raccogliere e sintetizzare tutte le nostre esperienze. E questi sensi possono essere anche distorti e trasformati in una chiave di accesso all’altra dimensione, cioè quella onirica; come hanno fatto Grassadonia & Piazza, il duo di registi palermitani, che con non poco successo hanno recentemente aperto “La Semaine de la Critique 2017” al Festival di Cannes con il loro secondo lungometraggio dal titolo “Sicilian Ghost Story”, ispirato e dedicato alla vicenda del piccolo Giuseppe Di Matteo. Sarà pure un caso, ma questo fatto di cronaca è anche un titolo, dentro alla collana Petrolio, di Mesogea, casa editrice messinese: “Il giardino della memoria. I 779 giorni del sequestro Di Matteo” (Anno 2016, pp.137 € 12,75). Questo libro è stato scritto da Martino Lo Cascio – non a caso anche lui palermitano, come il duo di registi, nonché psicologo, psicoterapeuta, autore e regista di opere teatrali –.Il giardino della memoria” affonda le radici in uno dei più feroci delitti mafiosi degli ultimi decenni: il rapimento di un tredicenne (cioè Di Matteo) e il suo assassinio, dopo due anni di segregazione, il giorno 11 gennaio 1996. La drammaticità del fatto è esaltata dall’io narrante, che nel libro è costituito da un regista teatrale dopo aver accettato l’incarico di scrivere il plot per un allestimento scenico sull’omicidio. Il regista si concentra in tal modo su quei 779 giorni di prigionia del minorenne e nel suo racconto si odono e alternano le voci sia della vittima, cioè lo stesso  Giuseppe Di Matteo, e quelle del coro, cioè dedotte dalle ampie trascrizioni degli atti giudiziari del processo. L’emergere della crudezza di un racconto, che vorremmo poter credere frutto del fantastico, è realmente accaduto e noi, con i nostri sensi, potremo approfondirne la conoscenza non solo dal libro ma anche dalla voce diretta del suo autore,  sabato 27 maggio (ore 17:30), insieme con Giorgio D’Amato presso la Libreria Alaimo (C.so V. Emanuele, 340), in un incontro organizzato dall’Associazione Cassaro Alto, per le “Botteghe letterarie della Via dei librai“, in collaborazione con Editori allo Scoperto.

Martino Lo Cascio, nato e residente a Palermo, è autore e regista di documentari ed opere teatrali incentrate sui temi del disagio sociale, delle migrazioni e dell’interculturalità. Tra i suoi lavori: “Cronache da Beslan” (2006) e “Vade retro – la riscossa dei poveri diavoli”; realizzato con i richiedenti asilo e migranti. Ha pubblicato, inoltre, la raccolta “Cuntraversi” (Viennepierre, 2008).

Foto in copertina all’articolo: tratta da un fermo immagine del film “Sicilian Ghost Story”.

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