La penna ironica di Costanza Jesurum contro le piccole nevrosi quotidiane

Mescolando l'umorismo alle solide basi delle tradizioni psicoanalitiche, l'autrice propone una guida per sdrammatizzare, affrontare (o curare) le piccole nevrosi quotidiane

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La psicoterapia è una cosa seria, ma non per forza. Costanza Jesurum, psicoanalista e terapeuta, unisce l’ironia alla saggezza scientifica nella scrittura del suo “Guida portatile alla psicopatologia della vita quotidiana”, pubblicato da Minimum fax.

Un prontuario di resistenza umana, come si legge nella quarta di copertina, che risponde alle mille domande che ci assillano ogni giorno. Ma non solo, il libro della Jesurum sembra essere l’occasione perfetta per tentare di svincolare la psicoterapia dalla sua forma demonizzante.

Con un umorismo brillante, infatti, ogni capitolo affronta uno dei piccoli demoni che avvelenano e destabilizzano la propria quotidianità. Proprio quell’umorismo diventa la chiave con cui leggere l’intero libro.

Ogni capitolo riassume una nevrosi, un disturbo, più o meno grave, considerando sempre una via d’uscita, che sia l’aiuto della psicoterapia o una sana e ritrovata consapevolezza. Tra eufemismi e frasi buffe in romano stretto e accenni a Freud, Jung o Schopenhauer, l’autrice sviscera e analizza le paure più intime come quella di scoprirsi omosessuale (Dotto’, ma che, so’ frocio? Non lo so, è secondario) o disturbi di cui talvolta non si è abbastanza consapevoli come la “mandrilleria” o la pedofobia (avversione verso i bambini), arrivando all’obesità o all’anoressia.

Una pagina tira l’altra in una curiosa ricerca della propria nevrosi nella quale riconoscersi nell’intimità della lettura, quando nessuno può scoprirti se davanti l’ammissione di un piccolo disturbo o di una lieve patologia scappa un sorriso sornione o, al contrario, una smorfia preoccupata.

Disturbi, ossessioni, psicosi, sempre con quel piglio ironico e sarcastico che procede spedito fino all’ultima pagina. Anche l’autrice stessa concede al lettore la scoperta di Osvaldo, il suo sabotatore interno.

Vi presento dunque il piccolo della mia parrocchia di demoni personali, che decisi anni orsono di battezzare col nome di Osvaldo, e che appartiene alla nobile stirpe dei Sabotatori Interni. Il sabotatore interno è una sorta di personalità secondaria che sonnecchia per buona parte della vita quotidiana del portatore sano, per poi farsi vivo in certi momento topici e importanti per sabotarne, appunto, i progetti e le occasioni.

guida-portatile-alla-psicopatologia-della-vita-quotidianaUna nota personale – dove l’autrice racconta anche il suo incontro con l’editore Christian Raimo da cui poi è nato il libro – che esorcizza quell’autorevolezza generalmente associata alla psicoanalisi e aiuta a entrare in una dimensione più amichevole, più vicina. Con un linguaggio e una cifra stilistica semplice ma ricercata ed efficace, sembra quasi voler dire: “Tu lettore, voglio dirti di non aver paura della psicoanalisi. Tutti affrontiamo una dura battaglia contro le piccole nevrosi quotidiane, quelle che rischiano di rovinare la vita sociale, quelle che trasformano subdolamente il modo stesso di stare al mondo. Basta saperle gestire, arginare, ammansire. Oppure curare”.

Ma tra un disturbo e una nevrosi “invalidante” tuttavia, esistono anche sistemi di difesa della mente, come la delusione. A volte vediamo solo il mondo reale e ci scordiamo dell’importanza del desiderio, e in questo modo non capiamo la funzione adattiva della delusione. (…) Solitamente le cose che noi riteniamo grandi e ansiogene occasioni, però, non esauriscono l’importanza in loro stesse, a volte gli si incrostano addosso desideri nuovi e ignoti, altre desideri limitrofi e non sempre pertinenti.

In uno degli ultimi capitoli, probabilmente, si comprende lo stile umoristico e ironico con cui Costanza Jesurum ha scritto “Guida portatile alla psicopatologia della vita quotidiana”. L’ironia, infatti, è di quei meccanismi psicologici di difesa che non ha niente di “funesto e tristone” ma che anzi – nella scalda dei meccanismi di difesa – è considerato ciò che denota un funzionamento meno nevrotico e più adattivo.

Un attento dosaggio dell’ironia, quando si affrontano momenti difficili della vita, persino nelle stesse stanze di analisi, è un buono strumento, perché porta vicino alle cose, come affidando l’anima a un’imbracatura elastica: si cade nella comprensione, si sente un significato tramite la scorciatoia intuitiva della risata (…) e subito ti riporta su alla distanza di sicurezza della comprensione intellettuale.

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