John Turturro debutta in prima assoluta al Teatro Massimo di Palermo

L’attore e regista americano lo fa con l’opera Rigoletto di Giuseppe Verdi con la direzione del Maestro Stefano Ranzani

John Tuturro © STUDIO CAMERA / FRANCO LANNINO
John Tuturro © STUDIO CAMERA / FRANCO LANNINO

Bisogna fare Verdi interpretandolo nell’animo”. E’ con queste parole che John Turturro, attore e regista americano di origini siciliane, descrive il suo debutto come regista teatrale per l’opera Rigoletto in scena dal 13 ottobre alle ore 20.30 al Teatro Massimo di Palermo.

«Il suono della musica – continua Turturro – ci trasporta emotivamente, è una fuga dalla realtà, sogni, articolazione dei sentimenti e verosimilmente una primitiva forma di preghiera. Sono cresciuto in una casa dove ero circondato dalla musica. Di ogni tipo… jazz, opera, R&B, soul, pop, folk, italiana, spagnola. Mia madre, di origini siciliane, cantava con i suoi fratelli in un grande gruppo. La sua famiglia, di origine siciliana, era molto musicale e nella famiglia di mio padre, dalla Puglia, erano grandi amanti della musica. La prima volta che da ragazzo ho aperto il mio cuore e la mia mente alla potenza del teatro è stato con un musical di Broadway – la produzione originale di Pippin di Bob Fosse».

Sembra quasi un siciliano doc lui, ricordando di aver lavorato anche con Mimmo Cuticchio, con un’aria sorridente e socievole come solo noi, della nostra Isola sappiamo fare, e con peculiare attenzione continua a descrivere il suo lavoro durato ben 2 anni, coadiuvato perfettamente da tutto lo staff.

«Per mettere in scena l’opera -dice il regista -, il lavoro è stato completamente diverso dalla realizzazione di un film in cui tu puoi scegliere gli attori. Qui tutto cambia. E per questo ho chiesto l’aiuto al Maestro Stefano Ranzani, con cui ho lavorato in perfetta sinergia. Qui è stato come in una cucina, con una serie di preparazioni di ingredienti vari fino a giungere all’impiattamento».

Continua Turturro ricordando tappa dopo tappa «Per coincidenza, quando sono stato contattato per Rigoletto, stavo lavorando a una nuova sceneggiatura per un progetto in cui la musica di Verdi è di fondamentale importanza. È una storia operistica che parla damore e gelosia in seno a una famiglia, ispirato all’Otello di Shakespeare e a quello di Verdi. Dirigere Rigoletto mi sembrava un nuovo passo molto naturale nella mia educazione, o avventura, musicale italiana. Ma ancora ho molto da imparare. Ho fatto regie teatrali, ma mai di opera».

A proposito della scenografia, Turturro interviene puntualizzando che il lavoro è stato notevole per ottenere un risultato il più possibile spoglio, privo di barocchismi, sia nell’interpretazione che nella realizzazione. Le scene di Francesco Frigeri, costruite nei laboratori di Brancaccio del Teatro Massimo, spostano l’azione alla fine del XVIII secolo, in un palazzo rinascimentale in decadenza. Il lavoro è stato fatto principalmente su una tradizione scenica elegante verso una scelta estetica versatile, basando il tutto su un valore cromatico e sui simboli in modo da creare un’atmosfera surreale. Così come i costumi di Marco Piemontese e le luci di Alessandro Carletti descrivono una società debosciata fisicamente e moralmente, dove gli specchi offuscati, la nebbia e i costumi di colori cupi concorrono a mettere in risalto il candore di Gilda, unico elemento di purezza, poi progressivamente macchiato dal rosso della passione e del sangue. A completare il team creativo Cecilia Ligorio, coordinatrice del progetto registico, Benedetto Sicca, regista collaboratore, e Giuseppe Bonanno che cura le coreografie.

La direzione dell’Orchestra del Teatro Massimo è affidata dunque a Stefano Ranzani, la cui collaborazione con il Teatro Massimo prosegue ormai da venticinque anni: tra le opere dirette negli ultimi anni tantissimi titoli verdiani (Un ballo in maschera, Aida, I due Foscari, La traviata) ma anche Donizetti, Mozart, Mascagni.

Nel cast da sottolineare anche il debutto nel ruolo di Gilda del soprano Maria Grazia Schiavo, che si alternerà con Ruth Iniesta (che il pubblico palermitano ha già applaudito nei Puritani di Bellini ad aprile). Nel ruolo del Duca di Mantova canteranno Giorgio Berrugi e il venticinquenne Ivan Ayon Rivas, mentre i panni di Rigoletto saranno vestiti da George Petean, Amartuvshin Enkhbat e Leo Nucci (per le due recite del 18 e del 20 ottobre). Completano il cast Luca Tittoto (Sparafucile), Martina Belli (Maddalena), Carlotta Vichi (Giovanna), Sergio Bologna (Monterone), Paolo Orecchia (Marullo), Massimiliano Chiarolla (Borsa), Giuseppe Toia (Ceprano), Adriana Calì (Contessa di Ceprano), Antonio Barbagallo e Gianfranco Giordano (Usciere di corte) ed Emanuela Sgarlata (Paggio).

Il Coro del Teatro Massimo sarà diretto da Piero Monti. In scena anche il Corpo di ballo del Teatro Massimo. Lo spettacolo è realizzato in coproduzione con il Teatro Regio di Torino, Shaanxi Opera House e Opéra Royal de Wallonie-Liège.

Le repliche dello spettacolo si protrarranno sino al 21 ottobre.