PALERMO – La Palermo del 1624, barocca, febbrile, attraversata dal potere, dalla devozione e dal timore del contagio, prende vita in “Io sono Rosolea”, spettacolo teatrale in programma sabato 5 settembre alle ore 21.30 al Teatro Marcello Puglisi, in Piazza San Marino a Palermo.
L’opera, scritta da Mirko Bivona, che firma la regia insieme a Fabiola Bologna, è una produzione del Gruppo culturale teatrale “I Picari”, realizzata con il sostegno della Shakespeare Theatre Academy.
“Io sono Rosolea” porta sulla scena uno dei periodi più drammatici della storia palermitana: la peste del 1624. La vicenda storica diventa il punto di partenza di una narrazione corale costruita attraverso recitazione, musica, poesia, danza e cunto siciliano. Sul palcoscenico si incontrano le paure della popolazione, le responsabilità del potere, la pratica della medicina del tempo, la devozione e la ricerca di una via di salvezza.
Il racconto si apre con la voce di Rosalia, figura legata all’ascolto, alla compassione e a una profonda tensione verso la libertà spirituale. Intorno a lei emerge Palermo, con la sua architettura, le gerarchie sociali, il rapporto con il mare e una quotidianità destinata a essere sconvolta dall’arrivo dell’epidemia.
La peste entra nelle case, attraversa le strade e modifica rapidamente la vita della città. Le famiglie affrontano la malattia, le madri assistono impotenti alla perdita dei propri cari, il popolo cerca risposte, medici e autorità tentano di fronteggiare un contagio del quale si conosce ancora molto poco. Il clima di paura e sospetto investe ogni ambiente della società palermitana.
In questo scenario compare Anton van Dyck, il pittore fiammingo presente a Palermo nel periodo della peste. La sua figura introduce nello spettacolo lo sguardo dell’artista sulla città e sugli avvenimenti che la stanno trasformando. Van Dyck osserva i volti, la sofferenza, i rituali religiosi e una realtà nella quale la morte è ormai parte dell’esperienza quotidiana.
Accanto a lui si muovono il Viceré, il medico, il Cardinale Giannettino Doria, il cacciatore Vincenzo Bonelli e numerosi personaggi appartenenti al popolo. Le loro storie compongono una narrazione a più voci che restituisce la dimensione collettiva dell’epidemia e permette di attraversare ambienti sociali differenti.
La vicenda conduce alle visioni legate a Rosalia e al ritrovamento delle spoglie sul Monte Pellegrino. Da quel momento la presenza della Santa acquista un peso sempre maggiore nella vita della città. Le reliquie vengono portate in processione per le strade di Palermo e quel passaggio diventa il momento culminante dello spettacolo, legato alla fine dell’epidemia e alla nascita di una devozione destinata a radicarsi profondamente nell’identità cittadina.
Il testo di Mirko Bivona sviluppa quindi il rapporto tra memoria storica, fede e sentimento collettivo. La peste del Seicento consente di raccontare la fragilità di una comunità sottoposta a una prova estrema, i comportamenti degli individui di fronte alla paura, il bisogno di affidarsi agli altri e la ricerca di un significato condiviso durante una crisi.
Santa Rosalia occupa il centro di questo percorso narrativo. Eremita, figura spirituale e riferimento della devozione palermitana, attraversa lo spettacolo come presenza capace di raccogliere le voci e le sofferenze della città. Il suo rapporto con Palermo appartiene da quattro secoli alla storia religiosa, culturale e popolare del capoluogo siciliano e continua ancora oggi a rappresentare uno degli elementi più riconoscibili della sua identità.
A interpretare Santa Rosalia sarà Giulia D’Aquila. Alessandro Giordano vestirà i panni del pittore Van Dyck, Ugo Giordano interpreterà il Viceré e Martina Giordano il medico impegnato durante l’epidemia.
Nel cast figurano inoltre Mirko Bivona nel ruolo del sorcio, Debora Scirocco in quello di Gerolama la Cattuta, Corrado Occhione nei panni del cacciatore Vincenzo Bonelli, Salvatore Zelanda nel ruolo del Cardinale Giannettino Doria e Davide Carnazza in quello di Maometto Cavalà.
Anna Gargano e Milena Mineo interpretano una madre e una figlia colpite dalla peste. Marilena Rizzo, Anna Santoro e Veronica Cappellini danno voce alle cassariote.
Il movimento scenico accompagna lo sviluppo della vicenda e contribuisce alla costruzione delle scene corali. Il corpo di ballo è composto da Rechele La Vardera, Martina Lavanco, Davide Carnazza, Carlotta Pellitteri, Giorgio Caddemi, Giorgia Sutera, Alicia Allotta, Clara Alfano, Milena Mineo, Irene Trapani e Marilena Rizzo. Le coreografie sono firmate da Teri Demma e Davide Carnazza.
La presenza contemporanea di parola, danza, musica, poesia e cunto siciliano costruisce un linguaggio scenico articolato, capace di restituire il clima della Palermo seicentesca e di accompagnare lo spettatore dentro una storia profondamente legata alla memoria della città.
“Io sono Rosolea” porta così sul palcoscenico il rapporto tra Palermo e la sua Santuzza attraverso una vicenda che appartiene alla storia e continua a vivere nell’immaginario collettivo. Il 1624 diventa il tempo narrativo nel quale si intrecciano epidemia, devozione, responsabilità umane e memoria, fino alla processione delle reliquie e alla rinascita della città.
Lo spettacolo andrà in scena sabato 5 settembre alle ore 21.30 al Teatro Marcello Puglisi, in Piazza San Marino a Palermo. Il costo del biglietto è di 10 euro e i posti disponibili sono limitati.


