Nel giorno in cui avrebbe compiuto gli anni, l’ex portavoce Riccardo Rossi racconta un episodio straordinario avvenuto nel 2019 durante una messa a Palermo, tra la forza della fede e la memoria del missionario laico.
Nato il 16 settembre 1963 a Palermo e scomparso il 12 gennaio 2023, Biagio Conte ha segnato in modo indelebile la storia recente del capoluogo siciliano. A ventisei anni scelse di abbandonare le comodità della vita familiare e l’azienda di costruzioni del padre per intraprendere un percorso di ricerca interiore da eremita nelle montagne, spingendosi a piedi fino alla tomba di san Francesco ad Assisi.
Rientrato a Palermo nei primi anni Novanta, iniziò ad assistere i senzatetto che stazionavano nei pressi della Stazione Centrale, fino a fondare nel 1993 la Missione Speranza e Carità. Una realtà comunitaria divenuta negli anni punto di riferimento per l’accoglienza cittadina, capace di offrire riparo e pasti gratuiti a oltre mille indigenti ed emarginati ogni giorno.
Nel giorno in cui ricorre la sua nascita, a ricordarlo con affetto è Riccardo Rossi, giornalista ed ex portavoce del missionario laico, in una intervista rilasciata alla giornalista Elvira Terranova di Adnkronos. Rossi rievoca la profonda spiritualità che si respirava accanto a lui: «Quando era presente alla santa messa – racconta – più di una volta abbiamo assistito a eventi straordinari o altre manifestazioni di grande fede».
Tra i tanti ricordi, uno in particolare torna alla mente del giornalista, risalente a una domenica del 2019 durante una funzione nella chiesa Casa di Preghiera per tutti i Popoli a Palermo. Un centinaio di fedeli stava partecipando alla messa quando l’uomo che accompagnava il coro suonando i tamburi si sentì improvvisamente male: «Impallidì – prosegue Rossi – e ci si rese conto qualche minuto dopo che era stato colpito da un infarto. Fu chiamata subito l’ambulanza e i medici che lo presero in carico riscontrarono che i valori dell’uomo erano decisamente alterati».
Mentre i sanitari stavano preparando il trasporto in ospedale, avvenne un cambio di scena imprevisto: l’uomo avvertì un netto miglioramento e manifestò l’intenzione di non essere ricoverato, mentre i nuovi controlli confermavano la stabilizzazione dei parametri. L’ambulanza andò via, ma dovette fare ritorno poco dopo davanti alla chiesa per recuperare alcuni attrezzi dimenticati. «Entrano in chiesa – rievoca l’ex portavoce – mentre la celebrazione nel frattempo era andata avanti e scorgono l’uomo, che fino a qualche minuto prima stava male, a suonare i tamburi, come niente fosse successo. Rimasero sbalorditi per la sua ripresa quasi immediata».
Terminata la funzione, Rossi e la moglie Barbara raggiunsero fratel Biagio in sacrestia per capire cosa fosse accaduto. Il missionario li accolse «con un animo contento e con un sorriso puro come quello di un bambino», spiegando con semplicità l’origine di quel recupero: «Oggi nella Lettura si narrava della parabola di Gesù che guarisce la suocera di Pietro; ella come fu guarita si mise a servirli. Ebbene io ho pregato il buon Gesù e ho chiesto a Lui di far riprendere dal malore il mio fratellino e che poi potesse tornare tranquillamente a suonare i tamburi. Il buon Gesù mi ha accontentato».
Un ricordo che oggi, per Riccardo Rossi – divenuto Piccolo Figlio della Divina Volontà – rappresenta un patrimonio di speranza e un invito costante al raccoglimento: «Il nostro compito è sempre più di affidarci alla fede, perché con l’avvento del Regno di Dio saranno eliminati tutti i mali e ci saranno solo i beni».


