Il siciliano figura tra le oltre 25 lingue del patrimonio linguistico italiano presentate nel booklet con cenni storici, menzione dei principali autori, frasi di base e audio con la pronuncia.
Un codice QR rimanda alla “guida per l’insegnante” per promuoverne l’uso nelle classi. L’opera invita a superare l’idea dell’Italia come paese monolingue, ricordando che prima del 1861 oltre il 95% degli italiani non parlava l’italiano nella vita quotidiana. In Sicilia, come in altre parti del Paese, la diffusione forzata della lingua nazionale nel XX secolo ha comportato la marginalizzazione della lingua locale, il cui uso era scoraggiato e punito nelle scuole.
La guida del Consiglio d’Europa chiarisce che le cosiddette “lingue regionali” sono state impropriamente chiamate “dialetti”, trattandosi di lingue a pieno titolo, dotate di grammatica, storia e tradizione letteraria, e riconosciute da organismi e codici internazionali come l’ISO 639‑3. Il siciliano, parlato ancora da milioni di cittadini, costituisce un patrimonio culturale inestimabile da preservare.
Particolare evidenza è data all’importanza del bilinguismo regionale, che in Sicilia corrisponde alla pratica con cui si alterna l’uso dell’italiano con il siciliano, oggi minacciata dal calo della trasmissione in famiglia della lingua dell’isola. Studi internazionali, tra cui l’Atlante UNESCO delle lingue in pericolo, segnalano infatti una diminuzione del suo uso tra le giovani generazioni.
Il messaggio rivolto a scuole e famiglie è chiaro: mentre è fondamentale il ruolo dei docenti, la trasmissione intergenerazionale in famiglia è decisiva per garantire un futuro alle nostre lingue. Promuovere il plurilinguismo significa rafforzare identità, memorie e visioni del mondo.
Il progetto si è avvalso anche del supporto delle associazioni membre del CLIRD per le otto lingue regionali di competenza (emiliano, ligure, lombardo, napoletano, piemontese, romagnolo, siciliano e veneto).
La sezione dedicata al siciliano comprende, come per ogni lingua, i numeri da uno a dieci, le parole per dire “Ciao”, “Come stai?”, “Grazie”, “Sì” e “No”. Inoltre, viene descritta la lingua, la sua area di diffusione, brevi cenni storici e richiami alla sua letteratura con la menzione di alcuni tra gli autori più importanti. “Il Viaggio linguistico di Lara in Italia”, pur se con un taglio divulgativo, evidenzia un inquadramento rigoroso, pienamente allineato alle normative europee e ai principi linguistici internazionali. Come dichiara il presidente dell’Accademia della Lingua Siciliana, Fonso Genchi, «Appare oggi urgente un ampliamento del numero delle lingue protette dalla legge 482/1999 e un’effettiva applicazione degli articoli 6 e 9 della Costituzione, affinché il siciliano possa finalmente beneficiare delle tutele che gli spettano per evitare la sua estinzione».
La Sicilia di Martoglio: una lingua che diventa scena
Centocinque anni fa la Sicilia perdeva una delle sue voci più originali.Il 15 settembre 1921 moriva a Catania Nino Martoglio, regista, drammaturgo, poeta e giornalista: una figura centrale nel rilancio della lingua e del teatro siciliano agli inizi del Novecento.
Il giornalismo e la rivista D’Artagnan
Dopo gli studi nautici e il brevetto di capitano di lungo corso, il giovanissimo Martoglio abbandona la carriera nautica per entrare nella redazione della Gazzetta di Catania, fondata dal padre. Nel 1889, non ancora ventenne, fonda a Catania il settimanale satirico D’Artagnan. La rivista diventerà negli anni seguenti un punto di riferimento per il dibattito culturale dell’isola, pubblicando testi in versi e in prosa in lingua siciliana e italiana. Vi collaboreranno, tra gli altri, anche Luigi Pirandello, Luigi Capuana e Giovanni Verga.
La poesia: Centona
Nel 1899 pubblica la sua opera poetica più celebre, Centona, una raccolta di versi in siciliano che ritraggono con acume e realismo la vita popolare, i tipi umani e le contraddizioni della Sicilia del tempo. L’opera riceve l’apprezzamento entusiasta di Luigi Capuana e dello stesso Pirandello, che ne cura una celebre prefazione nelle edizioni successive.
La produzione teatrale, quella cinematografica e la collaborazione con Pirandello
Agli inizi del ‘900, Martoglio dà vita ad alcune compagnie teatrali – di successo ma effimere – che portano in giro per l’Italia il teatro in lingua siciliana, valorizzando il talento eccezionale di attori come Angelo Musco e Giovanni Grasso. Tra le sue opere teatrali più famose spiccano San Giuvanni Decullatu eL’aria del continente. Alcune sue opere verranno tradotte in alcuni dialetti locali del centro e del nord Italia.
A partire dal 1913 Martoglio si dedica a scrivere soggetti e sceneggiature cinematografiche e dirige alcuni film, allora muti. Secondo la critica degli anni Trenta, Sperduti nel buio è il suo capolavoro. L’unica copia esistente, custodita al Centro Sperimentale di Cinematografia, venne trafugata dai tedeschi nel 1943 e non fu mai più ritrovata.
E’ in questi anni che si sviluppa un’amicizia con Pirandello che porterà i due a collaborare e a scrivere a quattro mani opere come ‘A vilanza e Cappiddazzu paga tuttu.
La morte tragica
Il 15 settembre 1921, all’età di 50 anni, Nino Martoglio muore precipitando nel vano dell’ascensore ancora in costruzione presso l’Ospedale Vittorio Emanuele di Catania, dove si era recato per far visita al figlio ricoverato. La Sicilia perde così uno dei suoi autori più capaci di trasformare la cultura dell’isola in poesia, teatro e cinema.


