Selinunte, 18 luglio 2025. Nel crepuscolo dorato che accarezza le colonne del Tempio E, va in scena stasera, alle ore 21, l’ultimo colpo di scena della rassegna “Mediterraneo Jazz“, quella roba magica che quest’anno vibra ancora di più perché cadono i cinque anni dalla scomparsa del Maestro Lelio Giannetto, contrabbassista, visionario e anima cosmopolita che ha fondato Curva Minore nel 1997 e che, sì, pure stasera suona attraverso le scelte e le rotte aperte dall’associazione.
Professionisti veri, quelli di Curva Minore: curano i dettagli, portano sul palco musicisti che hanno il jazz come lingua madre ma che parlano fluentemente dialetti musicali di tutto il mondo.
Questa edizione di “Mediterraneo Jazz” ha già regalato emozioni potenti: l’11 luglio con i Timing Birds (Colognesi – Kouate – Riguez) e il 13 luglio con il Francesco Cusa Quest, di cui vi ho già raccontato su queste pagine.
Stasera “TRA” è, lo dice già il nome: uno stare tra mondi, linguaggi, umori. A guidare la serata, il collaudato tandem Giancarlo Mazzù (chitarra) e Luciano Troja (pianoforte), coppia artistica storica, vent’anni insieme, dieci dischi, palchi su palchi in Europa e Stati Uniti.
Due che il jazz lo piegano e lo ricompongono con la naturalezza. Ma non solo loro sul palco: con Mazzù e Troja ci saranno Maria Merlino (sassofoni, anima e fiato), Domenico Mazza (basso elettrico, poliedrico e sperimentale) e Federico Saccà (batteria, uno che la ritmica la mastica da tutte le angolazioni).
Ognuno con un curriculum da wow: Maria che si è fatta strada nei circuiti internazionali del jazz d’avanguardia, Domenico che spinge lo strumento oltre i confini stilistici e Federico, giovanissimo, che già colleziona collaborazioni pesanti e si muove tra jazz e sperimentazione come fosse casa sua.
Il progetto esplora dalla musica contemporanea agli standard, attraversa improvvisazione radicale e teatro musicale. E nel cuore del Parco Archeologico di Selinunte, la cornice non è solo scenografica: è pittorica.
Lì, tra le colonne e le rovine che raccontano storie millenarie, la luce al tramonto disegna chiaroscuri caravaggeschi, pennellate che sfumano tra ocra e blu profondo, che rendono il palco un quadro vivente, una sorta di “pittura sonora”.
In quel paesaggio antico, il jazz diventa affresco contemporaneo, si mescola alle pietre e alle ombre lunghe, rimanda a un’estetica che vibra tra passato e presente: ogni nota risuona come una pennellata sulla tela della storia, ogni pausa è un vuoto carico di significato come nelle tele metafisiche di de Chirico.
Curva Minore qui dimostra cosa vuol dire professionalità e visione, tenendo accesa la scintilla di Lelio Giannetto: proporre esperienze artistiche che non inseguono la moda ma disegnano rotte nuove, proprio mentre celebrano le radici profonde del jazz e dell’improvvisazione.
Insomma: stasera non è solo un concerto. È una dichiarazione d’amore alla musica che abita le soglie. Alle soglie del jazz, alle soglie del Mediterraneo, alle soglie delle vestigia archeologiche che illuminano il Tempio E e lo trasformano in un fondale pittorico naturale, vivo, teatrale.
Ci vediamo lì. Perché “TRA” non è solo sul palco: è anche tra noi e quei suoni, tra chi ascolta e chi osa. Ed è lì che stasera saremo vivi davvero.



