Automobilismo: Pippo Madè, il ricordo commosso di Ayrton Senna

Ayrton Senna e il Maestro Pippo Madè
Ayrton Senna e il Maestro Pippo Madè

Il Maestro Pippo Madè ricorda in questo 1 maggio, a 25 anni dal tragico incidente di Imola che strappò il campione brasiliano Ayrton Senna Da Silva, vincitore nel 1988/1990/1991 del Campionato del Mondo di F1, alla sua grande passione per la velocità, all’affetto dei suoi famigliari e al mondo intero che lo amava.

«Lo conobbi nel 1990 durante un test invernale, così come attesta la foto che allora mi dedicò. C’incontravamo ogni anno, quasi come in una sorta di automatismo, nella stessa occasione di Imola e lui, il grande Campione, si ricordava di me, tanto che mi chiedeva sempre degli sviluppi della mia carriera artistica ed era sempre felice di ricevere l’omaggio che, di anno in anno, gli portavo».

«Conservo di lui un ricordo molto particolare – continua Pippo Madè -, non dimenticherò mai quel suo portamento serio, i suoi modi gentili ed educati e il suo disarmante sorriso. Il 1° maggio del 1994 – dice ancora l’Artista – giorno oltretutto del 36° compleanno di mio figlio Rosario, collaboratore di questa Testata Giornalistica ed anche lui appassionato-praticante di automobilismo, fui pervaso, così come in tante altre famiglie, da una incredibile tristezza e da un senso unico d’impotenza».

«Nei miei quasi 83 anni di vita – prosegue Pippo Madè – di piloti ne ho conosciuti tanti, a cominciare da Eugenio Castellotti e poi ancora, facendo un salto di parecchi anni, Lodovico Scarfiotti, Lorendo Bandini, Jo Bonnier che era divenuto un mio caro amico, Herbert Muller, Jo Siffert, Pedro Rodriguez e l’indimenticabile Michele Alboreto, al quale sono legato quanto ad Ayrton, ed ogni volta che uno di loro volava via, mi lasciava dentro un vuoto incolmabile, riempito solo dal ricordo delle loro intramontabile gesta sportive».

«Per Senna – conclude il Maestro – è qualcosa di diverso, forse perchè la sua “fede” ed il suo impegno oltre la morte, attraverso la Fondazione che si spende, in Brasile, in favore degli “ultimi”, lo rendeono più vicino al mio pensiero ed al mio modo d’interpretare la vita stessa».

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