A Monreale si inaugura la mostra fotografica dedicata al Castellaccio

L’appuntamento rientra nell’ambito delle iniziative di Alturestival 2019. Fino all'8 settembre

Archivio Foto CAS

In occasione di Alturestival 2019, il Club Alpino Siciliano inaugura la mostra “Il Castellaccio negli archivi fotografici del C.A.S”. L’appuntamento è per il 25 agosto, alle 19.30 al Castellaccio di Monreale.

Nella mostra, a cura dell’architetto Cinzia Garofalo, foto in bianco e nero, datate tra la fine dell’800 e la metà degli anni cinquanta, narrano la storia del castello, acquistato e ristrutturato dal Club Alpino Siciliano a partire dal 1897. 

“Negli scatti è possibile vede il castello ancor prima dell’acquisto da parte dei soci del club, quindi quando era un vero e proprio rudere, fino ai primi restauri e poi i momenti legati alle attività che qui si svolgevanospiega la curatrice Cinzia Garofaloalcune foto raffigurano anche le donne del Club Alpino Siciliano durante le loro attività al Castellaccio, quando questa struttura era utilizzata come stazione alpina. E compaiono persino alcuni scatti risalenti al periodo fascista, quando il Club Alpino Siciliano e il Club Alpino nazionale furono accorpati”.

Foto che sono testimoni di un interesse culturale di fine ottocento, epoca nella quale alcune famiglie palermitane, spinte da un forte interesse per il castello, fecero di tutto per riportarlo agli antichi splendori “Tra le famiglie che furono promotrici dell’acquisto del Castellaccio, c’era quella degli Orestano, a cui si deve anche la fondazione dello stesso Club Alpino Siciliano – sottolinea la curatrice ma erano anni di grande fermento culturale, nei quali anche altre famiglie del club ebbero a cuore le sorti del monumento al punto tale da acquistarlo e sostenerlo”. 

Il Castellaccio di Monreale diviene anche oggetto di studio da parte degli studenti dell’Università di Palermo. Nell’ambito di una convenzione stipulata tra Unipa e Club Alpino Siciliano, infatti, gli studenti del dipartimento di architettura stanno facendo delle attività, che coordinate dalla stessa curatrice della mostra, vedono la realizzazione di progetti, elaborati video e tesi di laurea aventi tutti come tema proprio il Castellaccio.

La mostra, organizzata in occasione di Alturestival 2019, festival ideato dal C.A.S, dall’associazione Formedonda e da Le Due Sicilia srl, sarà visitabile fino all’8 settembre.

Castellaccio di Monreale

ll castello fu costruito intorno al XII secolo sotto Guglielmo II insieme ai più famosi Duomo e Monastero di Monreale. Sebbene il monumento sia annoverabile tra l’architettura arabo-normanna in Sicilia, in realtà le notizie che si hanno della sua fondazione non hanno data precisa. E’certo che doveva essere parte integrante di un vasto sistema di difesa-controllo del territorio conseguente alla conquista dell’isola dal 1061 al 1072 da parte dei Normanni. Secondo alcuni studiosi venne costruito sopra un preesistente abitato musulmano. Successivamente e in concomitanza con la fondazione dell’Abbazia di San Martino delle Scale venne dedicato a San Benedetto. Nel corso della sua storia, il castello, oltre alla funzione militare di avvistamento, divenne un sanatorio per i monaci del vicino monastero. Evento importante nella storia del castello fu nel 1370 l’attacco da parte dell’esercito di Giovanni Chiaramonte contro il nucleo catalano affiancato dai monaci monrealesi. Lo scontrò causò danni alla struttura del castello ma poiché la posizione strategica era importante per la prevenzione dagli attacchi da nord e da sud, fu indispensabile il ripristino delle parti danneggiate. Nel 1393 venne abitato dal re Martino I che voleva essere protetto da eventuali attacchi. Terminati i conflitti che ne suggerivano l’uso militare divenne successivamente sanatorio dei monaci, subendo un progressivo degrado ed il definitivo abbandono avvenuto presumibilmente nel XVI secolo. Divenuto nel ‘800 di proprietà del comune di Monreale, il monumento fu da quest’ultimo venduto nel 1897 al Club Alpino Siciliano con l’impegno che il Sodalizio ne effettuasse il restauro e ne curasse il mantenimento. Nel 1898 l’architetto Giuseppe Patricolo, figura importante nel recupero di molte architetture siciliane, si dedicò al recupero del Castellaccio nelle sue parti meno danneggiate. Dopo l’intervento di ripristino del Club Alpino Siciliano, il Castellaccio venne riaperto al pubblico nel 1906 divenendo, da quel momento, una stazione alpina del Sodalizio ed attualmente è una delle mete escursionistiche del comprensorio. Nel 1996 e nel 2009 sono stati effettuati lavori di restauro e manutenzione straordinaria sotto la supervisione della Sovrintendenza ai Monumenti che hanno ulteriormente permesso l’agibilità delle torri di nord-est e nord-ovest. Il complesso castrense si presenta come un lungo edificio (circa 80 x 30 metri) munito, in modo irregolare, da 4 torri rettangolari sul fronte occidentale, una torre mediana ed un torrione d’accesso sul lato orientale. Poche aperture si aprono nei muri di cortina: qualche monofora ogivale, delle feritoie lunghe e strette e due porte d’ingresso situate nella facciata settentrionale. I muri (spessore medio di 1,50 metri) sono costruiti in modo irregolare con l’impiego di blocchi calcarei, appena sbozzati sulla faccia a vista. L’interno è diviso in due settori: il primo (residenziale) si articola intorno ad un cortile con numerosi ambienti, stretti ed allungati, alcuni chiusi e con copertura, altri a cielo aperto; il secondo (monastico), raggiungibile tramite un lungo e stretto corridoio, è composto da un altro cortile delimitato da stilobati (sicuramente un chiostro) e da una chiesa triabsidata priva del tetto, in parte impiantata su una cisterna. Il carattere militare più che monastico è comunque evidente nella posizione dominante del monumento, ma soprattutto nei suoi aspetti costruttivi ed architettonici, come lo spessore dei muri, le numerose torri di cortina, le feritoie molto strombate e la torre d’ingresso con accesso ‘a baionetta’.

Il Club Alpino Siciliano

Fu fondato a Palermo il 9 settembre 1892 da cinque studenti liceali con la passione dell’alpinismo: Fausto e Francesco Orestano, Beniamino Lo Forte, Alfredo Perdichizzi e Giuseppe Noera. All’inizio si chiamò Club Alpino Quintino Sella, in onore dello storico promotore dell’alpinismo in Italia. In quegli anni, l’alpinismo era inteso come conoscenza dei monti in genere ed era praticato da pochissime persone. I pionieri di questo sport furono gli inglesi, i quali nel 1857 fondarono a Londra l’Alpine Club, primo al mondo, con connotazioni aristocratiche. Anche il Club Alpino Italiano, fondato a Torino nel 1863, non intuì che per progredire come sport l’alpinismo avrebbe dovuto rivolgersi a tutti. Il CAS nacque allo scopo di diffondere la cultura di montagna in Sicilia specialmente tra i giovani, come recita il primo articolo del suo statuto. Notevole fu per quei tempi anche la partecipazione femminile. Olga Campisi, ad esempio, fu tra le pioniere del volo aereo insieme alla tedesca Kate Paulus. Nel 1896 nacque Sicula, la rivista del Club, a cui collaborarono studiosi come il naturalista Francesco Minà Palumbo, l’antropologo Giuseppe Pitrè, il filosofo Francesco Orestano, Michele Lo Jacono Poiero, Alessio Di Giovanni e altri. Nel 1976 la rivista prese il nome di Etna Madonie. Nel 1897, il Club acquistò dal Ministero della Pubblica Istruzione il Castello di San Benedetto, meglio noto come Castellaccio, monumento normanno del XII secolo. Il castello divenne presto meta preferita per le escursioni sui monti della Conca d’Oro. Nello stesso anno fu istituito a Collesano il Corpo delle Guide delle Madonie per rendere più sicure le escursioni sui sentieri di quei monti. Nel 1898 fu acquistato il convento sul Monte San Paolino a Sutera, in provincia di Caltanissetta. Erano gli anni dei Florio, dei Basile, dell’Esposizione Internazionale, della Triplice Alleanza e delle avventure coloniali. Nel 1915, il Comune di Isnello assegnò al CAS un terreno a Piano Zucchi. Il Club iniziò subito i lavori per la costruzione di un rifugio, ma dovette sospenderli per lo scoppio della prima guerra mondiale. Finalmente, nel 1922 venne inaugurato il primo rifugio del CAS, intitolato negli anni ’50 a Luigi Orestano. Il rifugio assicurò così agli appassionati e ai naturalisti un punto d’appoggio per le loro escursioni in montagna. Durante il fascismo, tutte le associazioni alpinistiche del paese dovettero confluire nel Centro Alpinistico Italiano, e dal quel momento le gite divennero ‘adunate’. Nell’ottobre del 1943 il CAS riacquistò la propria autonomia e il suo patrimonio con Decreto del Governatore Militare Alleato Col. C. Poletti. Nel 1947 fu creata la Sezione Sci Club Palermo, che divenne una delle più prestigiose della Sicilia e del Centro-Sud d’Italia. Contemporaneamente, furono iniziati i lavori di ampliamento del Rifugio Orestano e quelli di potenziamento del Castellaccio. Nel 1957, il Presidente della Regione Siciliana conferì al CAS personalità giuridica con Decreto n. 210/A 5-8-1957. Nel 1961, l’Ente Turismo assegnò al Club la medaglia d’oro per il turismo sulle Madonie. Gli anni ’60 furono anni di espansione per il CAS, che sotto la presidenza di Giuseppe Crispi (presidente dal 1963 al 2006) ebbe notevole sviluppo sia nel campo delle attività che del patrimonio. Il Comune di Castelbuono assegnò al Club alcuni terreni demaniali e vari Enti contribuirono alla realizzazione di diverse strutture sulle Madonie:

1968 – Rifugio Monte Cervi

1970 – Rifugio Morici sul Pizzo Luminario, Rifugio Carbonara, e Rifugio Bosco del Vicaretto

1970-73 – Rifugio Crispi a Piano Sembrai

1973 – Ostello della Gioventù Merlino a Piano Battaglia

1982 – Rifugio Arcarolo sui Nebrodi

1986 – Rifugio Torre del Bosco a Ficuzza

All’attività sportiva, il CAS ha sempre affiancato un’azione ecologica rivolta alla tutela dell’ambiente montano, partecipando alle battaglie in difesa di Monte Pellegrino, Monte Cervi, Monte Soro, della Valle dell’Anapo, delle paludi di Vendicari, della costa dello Zingaro e di Monte Speziale, nonché per l’istituzione di parchi e riserve in Sicilia.

Info e prenotazioni

Per tutte le attività previste in Alturestival, soprattutto quelle in programma al Castellaccio, dato il numero limitato dei posti, è necessaria la prenotazione. 

Per dettagli telefonare ai numeri dedicati per le varie zone di attività: 339 1859657 (Castellaccio) –  335 7772269 (Madonie) -348 3209140 (Nebrodi).

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