sabato, 3 Dicembre 2022
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1^ giornata del Mastino Siciliano

Cane di Mannara tradizione e cultura cinofila

Si è svolta domenica 30 ottobre, a Santa Cristina Gela, in provincia di Palermo, la prima giornata del Mastino Siciliano, manifestazione dedicata al recupero dell’antica razza siciliana, detta anche Cane di Mannara.

Ad aprire la manifestazione il sindaco di Santa Cristina Gela Giuseppe Cangialosi. Quattro gli interventi che si sono susseguiti: Antonino La Barbera, esperto giudice e consigliere Enci; Luigi Liotta, Presidente associazione Samannara; Gaspare Tumminia, vicepresidente associazione Samannara; Dino Miceli, veterinario e allevatore.

Di seguito, riportiamo l’intervento di La Barbera, durante il quale ha ricostruito la storia dell’approccio alla razza del Cane di Mannara, alla costituzione dell’associazione Samannara, il cui scopo è evitare l’estinzione di questa razza, all’attivazione da parte dell’ENCI del Registro Supplementare Aperto (RSA) per la razza, fino ai giorni nostri.

“Esposizione Internazionale di Palermo. Era il 1996. Nel ring d’Onore una decina di cani di razza a me ignota. Lo speaker del tempo era il dr. Salvo Tripoli.

Furono illustrate le caratteristiche di una razza che nella parlata siciliana ha un significato suo proprio e non certo riferito a un cane… parliamo del Cane di Mannara!

Fu il mio primo approccio alla razza; la materializzazione di qualcosa di cui avevo sentito parlare ma mai visto. Invero un gruppo di cinofili nei primi anni ‘80  fra i quali annoveriamo Girolamo Cartia e Francesco Ferrante promuoverono il recupero del Cane di Mannara. I due, Cartia e Ferrante, redassero il primo standard della razza. Era il 1982.

Certamente l’impegno continuo ci fu ma tutto è legato alle vicende umane e con la scomparsa di Cartia vi fu un rallentamento. Nel 2006 si costituì a Palermo il “Club del Cane di Mannara” ma, purtroppo, non ebbe lunga vita.

Ed ecco Samannara. Con la costituzione dell’Associazione Samannara è iniziato il suo vero percorso di recupero. Con lo scopo di evitare l’estinzione del “Cane di Mannara”, l’associazione si avvalse di collaborazioni con le Università degli Studi di Messina per il censimento e la caratterizzazione fenotipica necessaria alla predisposizione di uno standard di razza, dell’Università degli Studi di Napoli Federico II per la caratterizzazione citogenetica e  dell’Università degli Studi di Palermo per la caratterizzazione genetica.

L’attività di ricerca, tra l’associazione e le tre Università ha portato alla caratterizzazione fenotipica di 40 esemplari adulti di “Cane di Mannara” identificati in sette aziende zootecniche ubicate nelle provincie di Enna, Catania e Palermo, dove gli animali vengono usati a protezione del gregge.

Nel 2013, Samannara, dopo il primo censimento regionale, propose all’ENCI il primo Standard provvisorio redatto da Salvo Tripoli, Dino Miceli e Florindo Arengi, allora Presidente dell’associazione, che descrive la razza e, nell’ottobre 2014, l’ENCI ha attivato l’apposito libro genealogico, il Registro Supplementare Aperto (RSA) al quale vengono iscritti i cani che, dopo una valutazione zootecnica da parte di una commissione di esperti giudici nominati dall’ENCI, rispondono alle caratteristiche descritte dallo Standard provvisorio (capostipiti) e i figli di soggetti già iscritti.

Infatti, il Consiglio Direttivo ENCI, nel corso della riunione del 2 ottobre 2014, preso atto del parere favorevole espresso dalla Commissione Tecnica Centrale del 15.7.2014, deliberò l’attivazione del Registro Supplementare Aperto (RSA) per la razza. La Commissione Tecnica Centrale richiese di prevedere ulteriori raduni per l’esame di nuovi soggetti, mantenendo invariata la terna di esperti giudici nominata a suo tempo: Di Carlo Riccardo, La Barbera Antonino, Tripoli Salvatore.

La Commissione Tecnica Centrale, delineò il percorso che i soggetti dovranno seguire per arrivare ad accedere al Registro Supplementare Riconosciuti (RSR): in sostanza  per il passaggio della razza dal RSA al RSR ci deve essere una verifica della condizione raggiunta dalla struttura genetica e demografica della razza, a cura della CTC.

Successivamente i soggetti iscritti al RSA potranno passare al RSR, previa verifica della tipicità nei raduni all’uopo organizzati dall’ENCI. Ad RSR aperto, in virtù dell’articolo 5 delle Norme tecniche del Libro genealogico, potranno accedere a tale Registro i soggetti che ottengono la tipicità. I soggetti che non superano la verifica morfologica o di tipicità non potranno accedere al RSR e, come previsto dal vigente regolamento di riferimento, non potranno ripetere la verifica.

E’ passato tanto tempo: numerosi gli appuntamenti nel territorio con ulteriori censimenti della popolazione, commissioni itineranti alla ricerca in situ (mannare) di soggetti da immettere nel libro. Ma anche due campionati che hanno visto la partecipazione di numerosi soggetti.

Nel contempo altri Esperti Giudici dell’ENCI hanno contribuito con il loro sapere ad accrescere conoscenze sul nostro cane: Massimo, Inzoli, Fabrizio La Rocca, Paolo Maranto. Proseguendo nella valorizzazione della razza il Consiglio Direttivo dell’Ente  ritenendo opportuna la legittimazione delle nuove razze italiane in via di riconoscimento ha deliberato da ottobre 2020 di consentire la partecipazione in manifestazioni ufficiali ove saranno rilasciate le attestazioni di: Molto Tipico – Tipico – Abbastanza Tipico. Inoltre, nel Ring d’Onore è previsto uno specifico raggruppamento “Razze Italiane in via di riconoscimento”.

L’iter di recupero non può non essere collegato ad uno standard di riferimento. E il nostro cane in questo progetto ha visto – come anzidetto – lo standard Cartia/Ferrante e lo standard Arengi Tripoli. Su quest’ultimo – che certamente ha avuto occhio al precedente –  le diverse commissioni in questi anni hanno esaminato i soggetti iscrivibili al Registro.

Nel 2021 il Consiglio Direttivo di Samannara, Presidente La Rocca, ha inoltrato all’ENCI un nuovo standard formulato secondo le direttive della Federazione Cinologica Internazionale (F.C.I.), arricchendolo con un disegno di Paolo Maranto. Con ulteriore interlocuzione dell’attuale Presidente Luigi Liotta sono contento nel potere comunicare che la Commissione Tecnica Centrale lo scorso giugno ha dato il placet definitivo allo standard che entrerà in vigore non appena definitivamente deliberato dal Consiglio Direttivo.

IL MASTINO SICILIANO O CANE DI MANNARA.

In origine impiegato nelle masserie in Sicilia per la guardia alla mannara (ovile) ed al gregge che difendeva dall’attacco dei lupi, così come oggi dalla predazione di volpi e cani randagi. Non è, quindi, soltanto un cane da pastore in senso stretto. 

Il Cane di Mannara è un cane di grande sostanza e di aspetto rustico ma mai grossolano, di costruzione robusta e mai pesante; brachicefalo moderato, la conformazione generale è quella del mesomorfo il cui tronco sta nel rettangolo; armonico rispetto al formato. Il suo tipico mantello lo isola dalle condizioni climatiche avverse delle zone più remote della Sicilia, proteggendolo nello svolgimento del suo duro lavoro, e lo rende immediatamente distinguibile, caratterizzandolo fortemente. La sua rusticità e l’armonia dell’insieme devono far pensare ad un cane di antico lignaggio. Deve dare l’impressione di una grande facilità di movimento. Evidente il dimorfismo sessuale”.

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