Premio Tomasi di Lampedusa, il vincitore Fernando Aramburu racconta il suo romanzo Patria

Lo scrittore basco ha oggi incontrato i giornalisti palermitani a Palazzo Lanza Tomasi. La consegna del riconoscimento avverrà invece sabato 4 agosto a Santa Margherita di Belìce con una ricca serata di gala

L'autore di Patria insieme a Gioacchino Lanza Tomasi

Una storia di gente comune, di due famiglie coi loro affetti e i loro sentimenti, ed un luogo, un paesino alle porte di San Sebastiàn nel nord della Spagna: è da qua che prende corpo “Patria” (Guanda Editore) dello scrittore basco Fernando Aramburu che racconta della sua comunità e di come, nel giro di pochi anni, divenne vittima del terrorismo dell’ETA. Un libro che ha riscosso notevole successo, oltre ad essere divenuto il caso editoriale del 2017, e ha ricevuto diversi riconoscimenti tra cui, in Spagna, il Premio nazionale della critica, e che oggi conquista invece la quindicesima edizione di uno dei più importanti premi letterari siciliani, ossia quello dedicato a Giuseppe Tomasi di Lampedusa.

Fernando Aramburu

In attesa della cerimonia di premiazione, che si svolgerà sabato 4 agosto alle 21, a piazza Matteotti a Santa Margherita di Belìce, alla presenza di illustri ospiti quali l’attore Giancarlo Giannini, la cantante Noemi, il musicista Giuseppe Milici, insieme ai conduttori Roberta Giarrusso e Nino Graziano Luca, l’autore che si è aggiudicato l’edizione 2018 del Premio, Fernando Aramburu, ha oggi incontrato la stampa in un altro luogo ancora, che si collega anch’esso con Il Gattopardo: Palazzo Lanza Tomasi. Ad introdurre lo scrittore basco, il padrone di casa, Gioacchino Lanza Tomasi, nonché Presidente della Giuria del Premio.

Fernando Aramburu trasferitosi in Germania per amore, vive lì da ben 33 anni. Fino al 2009 ha insegnato spagnolo, ma oggi si dedica alla scrittura e alle collaborazioni giornalistiche, ha infatti al suo attivo una decina di romanzi e vari racconti. Patria, che vanta anche importanti recensioni di autorevoli autori e di note testate, ha venduto 700.000 copie, ed è considerato un lavoro di grande letteratura che mescola insieme sentimenti e storia. «Io sono nato a San Sebastiàn nel 1959, anno in cui nasce anche l’ETA – ha commentato Fernando Aramburu – vivendo così in prima persona questo difficile periodo storico. A differenza di molti coetanei, non mi sono mai arruolato nè ho mai seguito i principi dell’ETA, sostanzialmente per alcuni motivi quali: l’educazione cristiana, l’essere nato in una città grande e non in un paesino, e poi la passione per i libri e la cultura. La gente moriva, e a me questo modo di fare politica non mi ha mai attratto, ricordo che l’ETA lanciò una bomba nel mio quartiere distruggendolo e lasciandolo senza elettricità. E a casa nostra andò distrutto un quadro per noi molto importante».

Aramburu firma una copia del libro

L’ETA all’inizio si presentò suddivisa in varie forme, ma furono gli anni ’70-’80, dopo la morte di Franco, quelli più sanguinosi. «Sembrava che l’ETA fosse contro la dittatura – ha aggiunto Aramburu – ed invece ne voleva formare un’altra attraverso l’imposizione del terrore ai baschi. Il fatto che me ne sia andato in un altro paese, e che oggi scrivo tutto ciò, non vuole dire che non ami la mia terra natale, anzi… è solo che non ne ho condiviso gli ideali».

La Giuria del Premio, composta dal Presidente Gioacchino Lanza Tomasi, Salvatore Silvano Nigro, Giorgio Ficara e Mercedes Monmany ha scelto per questa quindicesima edizione il romanzo “Patria”, confermando il riconoscimento, come negli anni passati, ad autori di fama internazionale. Il Premio Giuseppe Tomasi di Lampedusa, anch’esso internazionale, ha il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali.

Un momento della odierna conferenza a Palazzo Lanza Tomasi a Palermo

 

 

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