Lo spettacolo del Foro Italico era la cartolina di Palermo

La passeggiata della Marina ha una lunga storia che ha reso lustro alla città perfino oltre il territorio italiano.

Il Foro Italico in una foto di Giuseppe Incorpora (1834-1914). C'è ancora il mare sul margine stradale
Il Foro Italico in una foto di Giuseppe Incorpora (1834-1914). C'è ancora il mare sul margine stradale

Lungo la via Messina Marine, percorrendola oggi, si trova da un lato la città, con Porta Felice e le Mura delle Cattive, e dall’altro un parco che costeggia il mare, che costituisce il Foro Italico. Fino al Cinquecento, però,  non esisteva alcuna strada, e le mura di difesa della città erano direttamente a contatto col mare. Alla metà del secolo, decidendo di realizzare due bastioni avanzati rispetto alla mura, viene scaricato in mare molto materiale lapideo, per fare da base a queste nuove strutture. Si viene a creare una striscia di terra, che dà spunto per la nascita di una strada.

Il Viceré Marcantonio Colonna propone di realizzare un percorso che abbia un doppio scopo: facilitare lo spostamento delle merci del porto e dare la possibilità ai palermitani di affacciarsi finalmente sul mare: nasce la Strada Colonna, realizzata tra 1577 e 1580.

L’idea della passeggiata è subito un successo, e per renderla ancora più elegante nel 1581 viene collocata la fontana della Colonna  vicino al bastione del Tuono (accanto la Porta dei Greci, sul lato di Porta Felice), meglio nota come fontana della Sirena. Nello stesso anno il viceré fa prolungare la via Toledo (Corso Vittorio Emanuele) fino al mare e avvia i lavori di Porta Felice.

Dato il piacevole clima delle serate estive, nel 1591 si iniziano a programmare dei concerti da tenersi regolarmente, realizzando annualmente un raffinato palco in legno. Anno dopo anno il successo della Strada si fa strada verso l’Europa, e il progetto di una strada davanti al mare, una volta cessate le esigenze di difesa delle mura, la fa diventare modello e punto di riferimento d’eccellenza.

Nel 1681 si decide di avere un teatro per la musica fisso, progettato da Paolo Amato, che viene collocato accanto alla fontana della Sirena. Fonti d’archivio ci raccontano quanto fosse importante per le autorità civiche questo viale, tanto che ogni nuovo elemento, fisso o temporaneo che fosse, doveva avere una collocazione ben precisa per dare maggior effetto scenografico possibile. Nel 1687, quindi, si trasferisce la fontana di Cerere che si trovava in Piazza Fieravecchia (oggi piazza Rivoluzione) per collocarla accanto al teatrino, così che questo avesse una fontana su ogni lato.

Nello stesso anno, tra Porta Felice e il Bastione del Tuono, si interviene anche sulle mura dipingendo spettacolari scene illusorie in pieno stile barocco, e collocando sopra le statue di venti tra re e regine di Sicilia. In occasione dell’arrivo di Carlo III di Borbone (1736), si fa un nuovo disegno a trompe l’œil togliendo le statue dei re normanni e asburgici ormai danneggiate.

Questo elegante insieme non bastava! Ogni occasione, quali l’arrivo in città di personaggi eminenti, era buona per stupire con altre strutture provvisorie che arricchivano lo scenario, come archi di trionfo o macchine per i fuochi d’artificio.

Nel 1754 si decide di abbattere il bastione del Tuono, e questo fa sì che la scena della Strada Colonna possa essere ancora arricchita. Vengono costruiti sulle mura sei edifici tutti uguali ed equidistanti tra loro, detti casinette di delizia, che servivano per il ristoro estivo dei palermitani tra gioco e bevande (strutture ancora oggi visibili). Si progetta anche la modifica dell’affaccio a mare con delle banchine ad emicicli, con sedute e fontane di ulteriore abbellimento.

La costruzione della Villa Giulia (1777) fa estendere idealmente la lunghezza della passeggiata, che si concretizza con l’abbattimento dell’altro bastione -di Vega- che faceva quasi angolo con via Lincoln. La passeggiata si allunga e cambia l’aspetto delle mura, adesso con lesene che ritmano la facciata senza più dipinti illusori, e si collocano lungo la strada le statue dei re Borbone, mutando il nome della Strada in Foro Borbonico.

Dal 1825 si suddivide la strada con filari di alberi ispirandosi ai boulevards parigini tanto in voga in quel momento, e realizzando tre viali, rispettivamente dalle mura per il passeggio a piedi, a cavallo e in carrozza.

Il Foro Borbonico in un dipinto di Carlo Bossoli del 1845. Si vedono le statue dei re Borbone, l’alberatura e verso il fondo le banchine ad emicicli

Con le rivolte del 1848 viene ribattezzato Foro Italiano, ma mantiene il nome di Borbonico fino all’unità nazionale, modificato in Foro Umberto I alla morte del re nel 1900 (questo nome è ancora visibile su una targa vicino la Porta Felice). Il nome di Foro Italico è però quello che si diffonde maggiormente, e solitamente l’unico che si ricorda.

La strada mantiene questa impostazione fino al 1943.I bombardamenti bellici distruggono molti edifici, qui e nel centro cittadino. Si decide di scaricare sul lungomare tutte le macerie per sgomberare le strade, allontanando così la linea di costa di decine di metri, e creando un grande piano che lascia nel degrado la zona. Negli anni diventa campo rom e sede di giostre fino al recupero avvenuto nel 2000, che ha portato alla nascita del giardino che oggi, in un modo sicuramente diverso, ha però permesso ai cittadini di vivere nuovamente lo spazio del mare.

Fonte dell’illustrazione a colori: S. Troisi, Vedute di Palermo, Palermo 1991.

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