Il Giardino Inglese di Palermo

Doveva rappresentare il finale ideale di via della Libertà, di quella libertà repressa dopo la rivolta del 1848, invece il Giardino “all’inglese” di Palermo diventa il lasciapassare per l’espansione a nord della città.

Particolare del giardino inglese. Sullo sfondo, il
Particolare del giardino inglese. Sullo sfondo, il "castello saraceno"

Passeggiando per viale della Libertà, a Palermo, si coglie facilmente la presenza del Giardino Inglese, guardando verso il lato mare. Non sempre si fa caso, però, che anche sul lato monte c’è un giardino più piccolo, che in realtà fa anch’esso parte del Giardino Inglese, anche se risulta difficile considerarli una cosa sola.

Per meglio comprendere perché questo giardino è così strutturato, occorre tornare indietro a quando viene costruita la via Libertà, ossia dal 1848. Il nome della strada e l’anno di inizio sono collegati alle storiche rivolte di quell’anno, e il governo borbonico, ripristinata la calma in città, permette che si continuino i lavori su questa strada e la realizzazione di un Giardino all’inglese, secondo la moda dell’epoca, ossia uno spazio privo di percorsi geometrici e lineari (come nel giardino all’italiana), ispirato da un’idea di natura incontaminata, non alterata cioè dalla mano dell’uomo.

Ad occuparsene è Giovan Battista Filippo Basile, che divide il Giardino in due parti molto diverse tra loro: il parterre (delimitato da via Libertà e via Marchese Ugo) e il bosco (tra via Libertà e via Carlo Alberto dalla Chiesa). L’idea è estremamente originale: il bosco viene pensato come un “giardino di delizie” arabo, e viene ulteriormente arricchito da simbologie legate alla storia della Sicilia e alla sua arte. Tra il 1850 e il 1852 l’architetto progetta un giardino ricco di sorprese: sfruttando il terreno accidentato, una volta cava di tufo, realizza collinette, grotte, laghetti, percorsi sinuosi, e colloca le diverse specie vegetali secondo uno studiato sistema legato alla loro fioritura, in modo da avere sempre specie in fiore e fare mutare continuamente aspetto al giardino stesso. Piccole case esistenti vengono trasformate in omaggi all’arte antica, tra cui il Castello Saraceno (tuttora visibile), e realizza una riproduzione del tempio di Vesta a Tivoli.

Il parterre, ad andamento più regolare, viene sistemato con una fontana centrale e aiuole intorno, a descrivere un semicerchio, e vicino la via Marchese Ugo è adibito a boschetto. La Strada della Libertà, che per il governo qui avrebbe dovuto arrestarsi, viene invece lasciata scorrere dentro il giardino, così, naturalmente, dopo l’Unità nazionale viene continuata, favorita dalla stessa scelta di Basile, quasi una provocazione, di collocare due cancelli, uno all’inizio (alla fine della strada carrabile) e uno al termine, in linea col primo.

Inutile sottolineare quanto questo giardino segni un cambiamento nelle preferenze dei palermitani, che dalla sua apertura iniziano a frequentarlo per dare sfoggio alle proprie ricchezze, e quanto gettonata inizi ad essere l’idea di costruire abitazioni signorili in quella che poco tempo prima era aperta campagna.

Nel 1891, in occasione dell’Esposizione Nazionale, la fontana del Parterre viene sostituita con il monumento equestre di Garibaldi; prima della seconda guerra mondiale si risistema il bosco togliendo delle collinette (e il tempietto), e anche se negli anni Ottanta la pavimentazione di pietrisco viene sostituita con quella attuale, e solo poca parte del giardino presenta una vegetazione curata e ancor meno l’impostazione originaria, è ancora un gradito spazio in cui trovare tranquillità, indispensabile in questa città.

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