Il Teatro APPARTE 2.0 di Palermo, sabato 20 settembre, ha fatto registrare il tutto esaurito per il debutto di Rosalia Sinibaldi – Il Musical, nuova produzione della Compagnia Teatrale dell’Aurora. Due ore dense, sorrette da un linguaggio che intreccia musica originale, danza corale e recitazione di alto livello, hanno restituito al pubblico un racconto che è insieme sacro e popolare, antico e contemporaneo.
L’inizio: danza e nobiltà
Il sipario si è aperto con un ballo corale firmato da Giorgia Cipolla, che ha guidato un corpo di ballo compatto e raffinato (Sabrina Cappello, Chiara Pecoraro, Alessandro La Manna, Laura Palumbo, Anastasia Caruso). Un’apertura vibrante, sottolineata dai costumi di Anna Abbate, che ha immediatamente catturato l’attenzione del pubblico.
Poi la scena si è spostata sulla famiglia Sinibaldi: il Conte, interpretato da Arturo Gelfo, e la Contessa Guiscardi, impersonata da Paola Gruccione, hanno inaugurato il racconto con autorevolezza e misura, delineando il contesto storico e sociale. È seguita l’entrata di Dalila Di Cristina, intensa e commovente nel ruolo della piccola Rosalia, che ha aperto la strada al percorso umano e spirituale della protagonista.
La fuga e i boschi, tra poesia e danza
Alcuni tra i momenti più suggestivi sono stati affidati alla danza: la fuga di Rosalia nei boschi, prima verso l’eremo di Santo Stefano di Quisquina e poi a Palermo, ha trasformato il palco in un paesaggio visionario. La regia di Calogero Spina e le coreografie della Cipolla hanno trovato un equilibrio raro tra narrazione e suggestione, evocando l’isolamento, la ricerca e l’ascesa spirituale della giovane.
Il balletto della peste
Indimenticabile la sequenza della peste: i ballerini in nero, illuminati da luci rosse taglienti, hanno rappresentato l’inferno di un dramma collettivo. Il linguaggio del corpo ha sostituito la parola, trasformando il palco in un affresco espressionista, dove la sofferenza e la disperazione della città sono state restituite con forza quasi fisica.
Le voci e la recitazione
A sostenere la narrazione, un cast coeso e ben diretto. Irene Trapani, nei panni della Rosalia adulta, ha restituito un’interpretazione intensa e luminosa, capace di modulare fragilità e spiritualità. Di grande impatto l’espressività della Madre Badessa, interpretata da Daniela Giannino, che ha colpito per la capacità di incarnare rigore e umanità insieme.
Non meno significativa la presenza scenica del Cardinale Doria, affidata a Mirko Donnarumma, che ha portato autorevolezza e solennità in un ruolo cruciale per la costruzione della tensione drammatica.
I quadri popolari: il piccolo pastorello e la casa del padre
Straordinaria la scena del piccolo pastorello (Dario Gottuso) che, con spontaneità e grazia, ha offerto pane e ricotta. Un gesto semplice che ha strappato sorrisi e applausi, riportando sul palco la genuinità del mondo contadino.
Subito dopo, lo spettacolo si è spostato all’interno di una casa umile, con un tavolo di legno al centro e la famiglia raccolta attorno. In piedi, il padre pastore interpretato da Umberto Costa ha pronunciato la frase in dialetto agrigentino “Ddu picca ca avemu nu spartemu cu idda”. Una battuta che, nella sua forza poetica, ha trasformato la scena in un manifesto di solidarietà e dignità. Accanto a lui, la moglie (Grazia Prestigiacomo) e i figli (Michelangelo Nuccio e Morena Prestigiacomo) hanno completato il quadro, restituendo un momento di intensa verità scenica.
Le musiche: tra pop, sacro e folk mediterraneo
Le musiche originali di Rosa Mingoia e Salvo Tarantino, arrangiate da Gaspare Consiglio, hanno dimostrato una varietà di registri che merita attenzione critica. Dai brani emergono melodie che si muovono tra ballata popolare e canto liturgico, con tratti che richiamano la malinconia medievale di Branduardi e la potenza melodica di Cocciante. Alcuni passaggi corali assumono una dimensione quasi liturgica, mentre i brani solistici si avvicinano al linguaggio del musical moderno, con aperture pop e linee melodiche immediate e trascinanti.
Scene simboliche e climax finale
Il climax, ovvero il culmine dello spettacolo, è arrivato con la morte di Rosalia e il successivo balletto, che ha intrecciato canto, musica e danza in un crescendo struggente. A chiudere, il Tedeum laudamus, solenne e corale, ha suggellato il passaggio dall’umano al divino, accompagnato dalla commozione collettiva della sala.
L’applauso e i ringraziamenti
Al termine, Salvo Tarantino, direttore artistico e interprete del Conte Baldovino, ha ringraziato il cast, il regista, la sceneggiatrice Rosa Mingoia – salita sul palco tra gli applausi –, i tecnici, i musicisti, il Teatro APPARTE 2.0 e gli sponsor. Non sono mancati i ringraziamenti a Maria Abbracciavento, che ha curato con sensibilità e competenza le pubbliche relazioni, contribuendo a trasformare lo spettacolo in un evento corale per la città.
Conclusione
Rosalia Sinibaldi – Il Musical è teatro popolare e spirituale insieme, capace di fondere linguaggi diversi in una sintesi potente. Palermo ha risposto con entusiasmo, confermando il talento di una compagnia giovane, ma già solida, che sa guardare lontano.






























Foto sono di Claudia Scavone


