
Il musicista e scrittore catanese ha presentato “Rime Sboccate” al Chiasso Beato Pino Puglisi. Il Comune gli ha conferito il sigillo della città; riconoscimento anche dall’Accademia Siculo-Araba Normanna
MONREALE – Ci sono luoghi che si limitano a ospitare gli eventi e luoghi che, attraverso gli eventi, cambiano natura. Il Chiasso Beato Pino Puglisi appartiene ormai alla seconda categoria. A pochi passi dal Duomo normanno, uno spazio un tempo segnato dal degrado è diventato un presidio di cultura, incontro e partecipazione civile. Venerdì 24 luglio, nel secondo appuntamento della rassegna “Chiasso d’Arte”, quel piccolo angolo del centro storico ha accolto letteratura, pittura e jazz per celebrare i quarant’anni di carriera di Francesco Cusa.
Batterista, compositore, scrittore e docente di Batteria jazz al Conservatorio “Vincenzo Bellini” di Catania, Cusa è tornato a Monreale per presentare “Rime Sboccate. Sonetti licenziosi”, pubblicato da AureaNox, con la prefazione di Tommaso Romano e le illustrazioni di Claudia Scavone.
Alla presenza dell’assessore allo Sport e allo Spettacolo Salvatore Giangreco e dell’assessore all’Istruzione Patrizia Roccamatisi, l’Amministrazione comunale gli ha conferito il sigillo in ceramica della Città di Monreale, riconoscendo il valore di una carriera sviluppata tra musica, scrittura e ricerca performativa.
Il ritorno dell’artista catanese è stato accolto con particolare favore dal sindaco Alberto Arcidiacono, che ha sostenuto la realizzazione della seconda edizione della rassegna e la presenza di un autore ormai legato alla città normanna da un rapporto consolidato. Cusa, infatti, aveva già portato a Monreale un concerto jazz, la presentazione del romanzo “2056” e lo spettacolo “Pinocchio tra suono e colore – Cusa Madè” al Teatro Imperia.
Ad aprire la manifestazione è stato Rosario Lo Cicero Madè, presidente dell’Associazione Culturale Festina lente, promotrice dell’iniziativa con il patrocinio gratuito della Città di Monreale. Lo Cicero Madè ha ringraziato il pubblico, il sindaco e gli assessori, sottolineando il ruolo dell’Amministrazione nel rendere possibile la seconda edizione di “Chiasso d’Arte”, giunta al secondo dei tre appuntamenti previsti.
La vicepresidente Claudia Scavone, ideatrice della rassegna, relatrice e coautrice del progetto editoriale attraverso le illustrazioni del libro, ha richiamato insieme all’assessore Giangreco il valore della riqualificazione culturale del Chiasso. La manifestazione è un intervento sullo spazio urbano, un modo per sostituire al silenzio del degrado la voce dell’arte.
A interpretare alcuni dei sonetti è stato Roberto Fabbricatore, alla sua prima esperienza di lettura pubblica in un evento culturale. Reduce dall’interpretazione nella commedia “Sciatu d’Amuri” di Chiara Torricelli, rappresentata al Teatro Marcello Puglisi di Palermo, Fabbricatore collabora anche come figurazione per il cinema e ha recentemente concluso un percorso di formazione teatrale.
Appassionato di fumetti Disney, è socio dell’associazione di volontariato Papersera, attiva nella promozione della lettura e del fumetto tra le nuove generazioni e nella valorizzazione degli autori delle storie pubblicate sul settimanale “Topolino”. Le sue letture, intervallate alla relazione critica, hanno restituito ai versi di Cusa il ritmo, la componente farsesca e la naturale vocazione teatrale.
Il cuore letterario della presentazione è stato affidato a Tommaso Romano, filosofo, poeta, saggista ed editore palermitano, autore della prefazione. Fondatore dell’esperienza editoriale Thule e ideatore della filosofia del Mosaicosmo, Romano ha collocato “Rime Sboccate” all’interno di una tradizione culturale assai più profonda di quanto il titolo, con la sua programmatica irriverenza, possa suggerire.
Il professore ha descritto il libro come un’opera di verità e libertà, capace di fare della parola licenziosa non un espediente gratuito, ma uno strumento di osservazione delle contraddizioni umane. La comicità, l’eros e il paradosso diventano così materia letteraria, attraverso una “scaltrezza” intesa nel significato più alto: la capacità di riprendere e rinnovare una tradizione popolare senza ridurla a folklore.
Richiamando le “cento Sicilie” di Gesualdo Bufalino, Romano ha parlato di un’Isola plurale, composta da linguaggi, caratteri e letterature che si incontrano e si scontrano. Ha respinto la vecchia e sterile contrapposizione tra Palermo e Catania, osservando come il lavoro del catanese Cusa e della palermitana Scavone dimostri, al contrario, l’esistenza di un tessuto culturale comune.
Nella sua analisi, il volume è stato ricondotto a una genealogia che attraversa Micio Tempio, Vitaliano Brancati, Giuseppe Bonaviri, Giuseppe Pitrè e Salomone Marino, fino alla cultura umanistico-rinascimentale e alla poesia nata nei vicoli, nei chiassi e nei luoghi in cui il linguaggio popolare conserva la propria immediatezza.
Romano ha definito “Rime Sboccate” un “libro senza artifici”, nel quale ciò che viene pensato in silenzio o confidato tra amici entra nella pagina e diventa letteratura. Una prospettiva che richiama, per certi versi, l’insofferenza di Leo Longanesi verso le liturgie del conformismo: non l’irriverenza come posa, ma come esercizio critico contro la retorica e l’ipocrisia.
Il riferimento a Longanesi, insieme a quello a Maccari, ha permesso di chiarire il carattere politicamente scorretto dell’opera. Non una provocazione fine a sé stessa, ma la rivendicazione di una lingua capace di dire ciò che la convenzione preferirebbe espellere. Per Romano, la libertà del libro consiste proprio nel recuperare attraverso la rima ciò che altrimenti resterebbe escluso dalla rappresentazione letteraria.
Particolare attenzione è stata riservata alle illustrazioni di Claudia Scavone, considerate parte costitutiva del volume e non semplice apparato decorativo. “Rime Sboccate” è stato presentato come un libro da leggere e guardare, quasi un album nel quale immagini e versi costruiscono un’unica narrazione. Il disegno accentua il carattere grottesco, teatrale e popolare dei sonetti, trasformandone i personaggi in maschere di una commedia umana senza pudori.
Dietro il sorriso, ha osservato Romano, rimane tuttavia una componente più complessa. Il comico non cancella il dramma, ma consente di guardarlo. Da qui la definizione del lavoro di Cusa e Scavone come esperienza “autenticamente letteraria e civile”, perché capace di coniugare libertà espressiva, memoria culturale e rappresentazione delle fragilità umane.
Nel corso dell’incontro è stata ricordata anche la lunga amicizia tra Tommaso Romano e il maestro Pippo Madè, autore dell’opera dedicata a Padre Pino Puglisi scelta come immagine della rassegna. Quell’immagine non è soltanto un segno grafico: definisce il valore simbolico del Chiasso e la sua trasformazione in luogo di cultura e legalità.
È intervenuto anche Biagio Cigno, presidente dell’Auser di Monreale – Circolo Biagio Giordano, che ha ricordato di aver acquistato diverse copie del volume per donarle ad amici, sottolineandone il valore letterario, umanistico e artistico.
Un secondo riconoscimento è stato attribuito a Francesco Cusa dall’Accademia Siculo-Araba Normanna, fondata negli anni Settanta dal professore Pino Giacopelli. Il diploma honoris causa è stato consegnato dal figlio, Nicola Giacopelli, su deliberazione del Consiglio di presidenza e del Senato accademico presieduto da Chiara Giacopelli, per i meriti acquisiti in ambito musicale.
Nato a Catania nel 1966 e formatosi a Bologna, dove ha studiato al DAMS, Cusa ha sviluppato una carriera internazionale esibendosi in Europa, negli Stati Uniti, in Asia e in Africa. È stato tra i fondatori dei collettivi Bassesfere e Improvvisatore Involontario e ha collaborato con numerosi protagonisti del jazz italiano e internazionale. Alla musica ha affiancato nel tempo una vasta produzione narrativa, poetica e saggistica.
Tra il pubblico erano presenti il senatore Carmine Mancuso, Enzo Ganci dell’International Police Association, Eric Monferrini di IPA Suisse, proveniente dal Canton Ticino e già appartenente alla Polizia doganale cantonale, e Stefano Gorgone, già sindaco di Monreale e dirigente scolastico.
Dopo la parola, la batteria. Con “Drums & Books”, Cusa ha portato il pubblico dentro il territorio in cui la letteratura smette di essere soltanto testo e diventa ritmo, pausa, gesto e improvvisazione. L’artista ha interpretato brani tratti da “Novelle crudeli” e “Il surrealismo della pianta grassa”, alternando voce e percussioni in una performance capace di divertire e mantenere alta l’attenzione del pubblico che ha riempito il Chiasso.
Il finale è stato affidato al maestro Pippo Madè, che ha donato a Cusa un dipinto nel quale il musicista appare accanto a Polifemo, sotto un vulcano vivo e vicino all’elefante, simbolo di Catania. Un omaggio ironico e mitologico alla città d’origine dell’artista.
La serata si è conclusa con una torta realizzata e offerta dalla pasticceria Bar Mirto di Giovanni e figli, decorata con la riproduzione dell’opera di Madè, e con un brindisi per i sessant’anni di Francesco Cusa.
Sotto l’immagine del Beato Pino Puglisi, il Chiasso ha celebrato così un artista e, insieme, una precisa idea di città. Perché la cultura è ciò che può rendere abitabile, libero e condiviso anche uno spazio dimenticato.




























