Il lavoro da casa in periodo di Covid-19

Grande beneficio per chi lo può fare, risparmio di soldi, riduzione dell'inquinamento e meno costi per le azienda

Postazione Pippo Carollo

Lavorare da casa ovvero “Lavoro Agile” (smart working) è stato introdotto ben tre anni fa (L. n. 81 del 22/05/2017). Modalità ripresa con più vigore nei vari Dpcm che dal 01/03/2020 in poi il Premier ha emanato a causa del coronavirus.

Personalmente non ci avrei mai pensato di lavorare da casa, certo è stata una bella trovata, ne avevo sentito parlare da amici e conoscenti, ma mai e poi mai avrei pensato che pure io l’avrei fatto.

Bene hanno fatto i vertici dell’azienda dove lavoro ad introdurre questa nuova opportunità, un’accelerata l’ha dato, appunto l’emergenza Covid-19, e debbo dire che nonostante il breve tempo a disposizione per organizzare il tutto i nostri tecnici sono stati veramente in gamba.

Vista l’emergenza tutto sommato non mi dispiace svolgere il mio lavoro comodamente da casa, mi sono organizzato un angolo nel mio salone. Al centro ho posizionato il portatile, che per fortuna qualche mese prima lo avevo acquistato, accanto la sedia in cui mi siedo ho posizionato un’altra sedia su cui ho appoggiato carte e cartuzze varie. Le carte sul tavolo sono quelle relative alle comunicazioni che ricevo, mentre quelle sulla sedia sono le pratiche che prossimamente dovrò sistemare nel mio archivio in azienda.

Dietro il pc ho sistemato la stampantina che gentilmente mi ha prestato mia moglie, veramente più che prestato gliel’ho sequestrata con la promessa che poi le pagherò il noleggio; campa cavallo che l’erba cresce. Accanto la stampantina ho posizionato le stampe dei primi Dpcm (poi mi siddiò) e soprattutto varie versioni dei modelli di autocertificazioni, che ohimè si sono misteriosamente mischiati, quindi non so più qual è l’ultimo nato.

Tornando all’argomento principe, il lavoro da casa, il cosiddetto “Lavoro agile” ovvero lo smart working, “sti inglesismi a mia un mi piacinu” (ovvero per i soliti non siculi “questi inglesismi a me non piacciono”). Debbo ammettere che lavorare da casa in un certo senso mi piace. Dapprima ero scettico ma poi mi sono ricreduto. L’unico handicap, che sembra un controsenso, è che si lavora di più. In tutto questo debbo confessare che mia moglie mi è di aiuto, non rompe e mi lascia lavorare in santa pace, anche perché tutto il giorno o quasi stiamo in stanze separate, ci vediamo solo a pranzo e a cena.

Certo mi manca il mio ambiente lavorativo, mi mancano i colleghi (non tutti, anzi pochi oserei dire o meglio, a pensarci bene, pochissimi. Scherzo naturalmente o no?!), soprattutto mi mancano i miei giornali, toccare la carta stampata sentire il suo odore visto che in questo momento dobbiamo affidarci solo ai giornali online. I giornali, per me e la collega, sono strumento di lavoro in quanto curiamo la rassegna stampa aziendale. Lo so che avete pensato male, monellacci.

Tutto sommato ci ho guadagnato: non ho lo stress di svegliarmi presto la mattina, di prendere la macchina, di fare circa 12 km di strade e straduzze per arrivare in ufficio e poi che dire del posteggio, ogni mattino è un terno al lotto trovare un posto libero vicino l’ufficio. Poi segue la trafila per timbrare il cartellino in modo da guadagnare qualche minutino spintonando i colleghi in fila, salire in stanza accendere la luce, aprire le imposte per arieggiare la stanza e poi accendere: il computer, la stampante e, se è il caso, la pompa di calore aggiustando la temperatura a seconda della stagione, caldo d’inverno o freddo d’estate.

A proposito di computer, che stress ogni giorno ricordarsi le varie password da digitare, nell’ordine, la prima per connettersi al sistema aziendale, la seconda per accedere alla posta e poi ancora ed ancora altre password per accedere ai vari programmi dedicati.

Non è che da casa il rito delle password sia diverso ma almeno respiri quell’aria di casa che ti rilassa. In tutto questo diciamo che personalmente ci ho guadagnato, risparmio i soldi del parcheggio, l’area in centro è tutta zona blu a pagamento e in particolare quella intorno l’ufficio è gestita da una società privata.

Personalmente ritengo che pagare per posteggiare sia un sopruso legalizzato, è una tassa occulta. E ancora, riduco l’inquinamento atmosferico, risparmio il costo della benzina e il costo del pranzo in ufficio. A proposito di pranzo: vuoi mettere pranzare a casa comodamente seduti a tavola con la propria consorte gustando i suoi manicaretti? In primis non si mangiano porcherie ma solo cose genuine, o almeno così dovrebbe essere, e poi si risparmiano soldini, che non fa mai male. Ed infine non bisogna dimenticare la forte riduzione dell’inquinamento atmosferico.

Forse ho divagato un po’ troppo, ma quando comincio a scrivere non mi fermo più, nemmeno io so dove mi porterà il pigiare sui tasti. Un motivo c’è, se non scrivo velocemente, insomma velocemente è un eufemismo, diciamo veloce, vabbè quasi veloce, mi dimentico cosa ho, lì per lì, pensato. Purtroppo cari lettori l’età fa brutti scherzi, ed io ho una certa età e un tanticchia di stolitanza.

Concludendo, questa esperienza mi è davvero piaciuta e penso che se me lo permetteranno continuerò a lavorare da casa, sono disposto a recarmi in ufficio solo lo stretto necessario e quando sarà indispensabile essere presenti fisicamente, ma oramai con i sistemi che la tecnologia ci offre anche questo può essere evitato, vedi le video conferenze e diavolerie simili.

Menticavo, da un po’ di giorni ho un pensiero fisso, non sono solo io a pensarla così, visto che gli esperti, i professoroni, etc. dicono che per chi ha una certa età, e più precisamente per gli over 65, soggetti giudicati alto rischio, devono restare a casa e non mettere piede assolutamente fuori casa, e allora perché il governo o chi per loro ci costringe a lavorare fino a 67 anni? Mistero.

Portiamo pazienza e prima o poi ne usciremo dalla pandemia, però è necessario usare il cervello. Facciamolo funzionare al meglio e non ci facciamo prendere dal panico. Certo mi rendo conto che per molti la situazione è insostenibile, c’è molta gente che non c’è la fa più e dire loro di portare ancora pazienza non è più possibile, e allora? Sinceramente non so che dire a queste persone, l’unica è che le Istituzioni devono farsi carico di risolvere questi disaggi, quanto fatto sino ad adesso è poco, molto poco.

Ne usciremo, sono sicuro che ne usciremo, cambiati ma ripeto ne usciremo.