lunedì, 15 Dicembre 2025
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Desertificazione bancaria, vita più complicata per 1 milione di siciliani con ricadute su economia e territori

E, a Palermo è boom di pagamenti digitali con un +69,3% e nel 2025 guidano questa crescita ristorazione e alimentari

Nel 2025, da gennaio a fine settembre, altri 268 sportelli bancari hanno chiuso, e adesso sono 3.419 i comuni italiani senza questi servizi finanziari e anche in Sicilia procede questa desertificazione: il 20% della popolazione residente nell’Isola ha un rapporto non facile con le banche a causa della mancanza di istituti di credito nei luoghi di residenza o per un’offerta che quotidianamente si va riducendo. Analizzando un pò di numeri, sono 374mila, 12mila in più nell’ultimo anno, ad essere privi di una banca e ben 548mila, 52mila in più dal 2024, che hanno invece a disposizione una filiale bancaria.

Per le imprese, 20mila, 821 in più rispetto al 2024, sono senza un presidio bancario e 30mila, ben 2400 in più negli ultimi 12 mesi, si ritrovano con un solo sportello. E non sempre le problematiche possono risolversi con ricorso all’internet banking. La Sicilia è al terzultimo posto della classifica nazionale con una percentuale media di utilizzo del 35% contro il 67% della provincia di Trento, il 66% della Lombardia, il 65% del Veneto.

A lanciare l’allarme, il report dell’Osservatorio sulla desertificazione bancaria della Fondazione Fiba di First Cisl, elaborato su dati Banca d’Italia e Istat al 30 settembre 2025.

“Il risiko – dice il Segretario generale nazionale First Cisl Riccardo Colombani – sta modificando la geografia del sistema bancario italiano. Gli effetti sui territori iniziano già a manifestarsi con evidenza. Dopo l’acquisizione di Popolare di Sondrio, il Gruppo Bper ha annunciato la chiusura di 90 sportelli. Le conseguenze di un’integrazione tra le reti di Crédit Agricole Italia e Banco Bpm potrebbero essere però molto più gravi. Un’operazione straordinaria tra queste due banche porterebbe infatti alla costituzione della terza rete per numero di filiali, con sovrapposizioni rilevantissime in alcuni territori che fornirebbero il pretesto per nuovi pesanti tagli all’occupazione. È una prospettiva alla quale ci opponiamo con decisione”.

In Sicilia, questa difficoltà si percepisce di più a causa delle carenze infrastrutturali e da una popolazione residente che segna un aumento della popolazione anziana. L’indice di desertificazione parziale vede Messina, Enna, Palermo, Agrigento, Trapani e Catania occupare le posizioni medio basse della classifica. Va un pò meglio invece a Ragusa, Siracusa, Caltanissetta. Unicredit e Intesa Sanpaolo sono gli istituti di credito che hanno chiuso più sportelli.

Nello specifico, comuni come Aci Sant’Antonio, Santa Flavia, Altavilla Milicia, Misiliscemi, San Pietro Clarenza, Valverde, Solarino, Santa Maria di Licodia, Torregrotta, Borgetto, Rometta, Custonaci non hanno una banca. A rischio desertificazione vi sono inoltre centri come Aci Catena, Tremestieri Etneo, Villabate, Pedara, Mascali, Melilli, Ficarazzi, Motta Sant’Anastasia, Barrafranca, Cinisi, Casteldaccia, San Gregorio di Catania che, al momento, hanno un solo sportello bancario,

“La desertificazione bancaria – prosegue il Segretario generale First Cisl Sicilia, Fabio Sidoti – è una seria minaccia all’economia siciliana perché innesca una spirale negativa che genera spopolamento, rinuncia agli investimenti, chiusura di attività, riduzione del reddito e complica la vita di famiglie e imprese. Se penso al periodo del Covid, le banche rimanevano aperte perché considerate erogatrici di servizi essenziali. Ciò che valeva allora oggi è evaporato. E’ preoccupante come il fenomeno non abbia freni. Se guardo all’immediato futuro non posso che essere preoccupato. Il risiko bancario avanza, i contatti tra Credit Agricole e Bpm non ci lasciano tranquilli perché un’eventuale fusione genererebbe la sovrapposizione di sportelli con conseguente razionalizzazione e chiusura degli stessi. In Sicilia le due banche hanno 120 agenzie, parecchie delle quali operano nello stesso territorio”.

A Palermo boom di pagamenti digitali, +69,3% nel 2025: guidano la crescita ristorazione e alimentari

L’ultimo Osservatorio Consumi Cashless di SumUp analizza i dati di spesa con carta nei principali settori merceologici in tutti i capoluoghi di regione, rivelando quelli dove gli italiani preferiscono non usare il contante.
Da questi dati, Palermo risulta al 4° posto nella classifica nazionale dei capoluoghi per crescita delle transazioni cashless (69,3%), ed è il primo dove è maggiormente cresciuta la tendenza ai pagamenti digitali nei negozi di alimentari (+55,04%). A livello nazionale, invece, è il 5° capoluogo con la percentuale maggiore di pagamenti senza contanti nella ristorazione (28,3%), prima c’è Torino (28,4%), Catanzaro (28,6%), Roma (29,3%) e Ancona (31,8%). Oltre alla ristorazione, i settori trainanti per i pagamenti digitali sono quelli legati all’alimentare (20,4%), dei bar e dei locali (10,1%). Quasi un pagamento digitale su due avviene nella ristorazione: nel 2025, il 47% dei pagamenti cashless si rileva in caffè e ristoranti, bar, food truck, fast food e delivery. E fino a settembre 2025, i pagamenti digitali sono cresciuti del 27,5%, mentre lo scontrino medio cashless è sceso a 31,8 euro, -6,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

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