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Contro la violenza sulle donne

Interessante e partecipato convegno a Villa Magnisi

A Palermo, Villa Magnisi, sede dell’ Ordine dei Medici di Palermo, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, stamani è stata sede di un convegno ideato da Catia Meli, Consigliera comunale di Palermo e Gabriella Ganci Consigliera della 7^ Circoscrizione. Titolo del convegno “Se ti fa paura non è amore”.

Toti Amato – Antonio Maiorana . Catia Meli e Gabriella Ganci

Gabriella Ganci che ha aperto il convegno prima di passare la parola al padrone di casa ha detto: “Se ognuno di noi pensasse che l’altro è l’estensione di noi stessi…
Se ognuno di noi riuscisse a rispettare la libertà e la dignità individuale…
non ci sarebbe violenza!
E se tutto ciò, imparassimo a coniugarlo al femminile, non ci sarebbero donne violate, maltrattate e umiliate… e il 25 novembre diventerebbe un giorno come gli altri!”

Catia Meli ha tenuto a dichiarare che :” non è stato solo il titolo del convegno, ma una verità che ha attraversato ogni parola, ogni testimonianza, ogni gesto di questa mattinata. È stato un momento di ascolto profondo e di responsabilità collettiva, che ci chiama a fare di più, e a farlo insieme”.

Al convegno hanno portato le loro esperienze e i loro messaggi Mimma Calabrò Assessore Attività sociali del Comune di Palermo, Antonio Maiorana Ginecologo dell’Ospedale Civico di Palermo, Tiziana Martinez Assistente sociale(Coop Sociale Serenità), Silvia Como Dirigente Commissariato San Lorenzo, Anna Maria Caruana D.S. Istituto comprensivo Borgese- Partanna Mondello. Presente anche la zia della compianta Sara Campanella la giovane studentessa di Misilmeri uccisa da un collega universitario che prendendo la parola con molta commozione ha portato in memoria la giovane nipote anche annunciato la creazione di una Fondazione intitolata a Sara.

Silvia Como

Prima del convegno, nell’atrio di Villa Magnisi è stata inaugurata una panchina rossa come simbolo permanente della lotta contro ogni forma di violenza. Ad aprire i lavori è stato Il presidente dell’Ordine dei medici Toti Amato che oltre al saluto istituzionale ha evidenziato il ruolo della professione medica al di là della cura: “Credo nel ritorno del medico nelle scuole non come mero sanitario, ma come educatore, punto di riferimento, presidio di prevenzione». È stato sottolineato come l’attività medica, per sua natura vicina alle fragilità umane, possa diventare un pilastro nella formazione delle nuove generazioni consapevoli“. Un messaggio condiviso anche da Mimma Calabrò, che ha posto l’accento su una delle forme più silenziose ma devastanti di abuso: la violenza economica. “È spesso ciò che impedisce a una donna di fuggire, ha detto – di denunciare, di ricominciare. Garantire l’autonomia economica significa garantire la libertà.”

Antonio Maiorana

Denso di umanità è stato l’intervento del ginecologo Antonio Maiorana, che ha raccontato storie di quotidiana sofferenza viste tra le corsie ospedaliere: donne che subiscono abusi camuffati da consuetudini familiari, da doveri coniugali, da imposizioni normalizzate.

La Dirigente della Polizia di Stato Silvia Como ha spronato le donne a fidarsi di più della competenza e professionalità delle forze dell’ordine nell’affrontare le problematiche legate alle violenze che le donne possono subire, specialmente quelle domestiche.

La D.S. Anna Maria Caruana ha ribadito il valore della prevenzione a scuola. “È da qui che parte la crescita affettiva, cognitiva ed emotiva. Dalla scuola dell’infanzia si può educare al rispetto, scardinare stereotipi, affrontare la cittadinanza digitale e la violenza nei social e nei telefoni”.

Anna Maria Caruana

La psicoterapeuta Corinna Gugliotta ha coinvolto gli studenti ponendo loro una domanda chiave: “Cos’è la violenza e perché si manifesta?”. La risposta emersa è stata chiara: la violenza nasce dal desiderio di dominio, perché chi abusa non riconosce l’altro come un pari.

“Ho voluto fortemente questo convegno – ha dichiarato infine Meli – perché credo che solo unendo le forze, solo coinvolgendo le istituzioni, il mondo della sanità, della scuola, le forze dell’ordine, gli operatori sociali, possiamo realmente contrastare la violenza di genere. Non bastano le commemorazioni, servono spazi di confronto, di costruzione, di impegno concreto.”

Al centro Catia Meli

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