HomesocialeAutismo. Cos'è e come si vive

Autismo. Cos’è e come si vive

Hanno problematicità di linguaggio e di comunicazione, un’apparente difficoltà di contatto emotivo sia con i genitori che con i coetanei, mostrano indifferenza o ipereccitabilità agli stimoli, possono esplodere in crisi di pianto o di riso, oppure diventare autolesionisti verso le persone e oggetti. Ecco questi sono i sintomi di chi è affetto da autismo.
Definire cosa sia l’autismo è difficile. È considerato il peggiore degli handicap, perché pur accompagnandosi ad un aspetto fisico normale, coinvolge diverse funzioni cerebrali e perdura per tutta la vita. Si parla, infatti, di Disturbi dello spettro autistico e come ricorda la comunità scientifica internazionale (classificazione ICD 10 dell’OMS e DSM IV), include patologie che prima riguardavano categorie diverse: il disturbo autistico, la sindrome di Asperger, la Sindrome di Rett, il disturbo disintegrativo della fanciullezza e il disturbo pervasivo dello sviluppo. In realtà si trattano di disturbi dello sviluppo a livello neurologico, estremamente variabili da persona a persona (il termine spettro si riferisce a questa variabilità appunto).
Secondo recenti studi il disturbo si manifesta in un bambino su 100 con un’incidenza più alta nei maschi in una proporzione 4:1 rispetto alle femmine. Ha un esordio molto precoce, può manifestarsi già nei primi mesi di vita e viene riconosciuto entro il terzo anno di età. L’autismo non ha una singola causa, molteplici geni e fattori ambientali, come virus o sostanze chimiche, possono contribuire a determinarlo.
Molte persone in base alle loro conoscenze hanno però diverse considerazioni su di loro: Gli autistici sono super intelligenti. Gli autistici non capiscono nulla. Un bambino autistico non può parlare e non può frequentare una scuola pubblica. Se un bambino a due anni non parla allora ha un ‘autismo lieve’. L’autismo è contagioso. L’autismo è ereditario. Una persona autistica è pericolosa. Se volessimo potremmo continuare ancora. Sono davvero tante le inesattezze, i luoghi comuni e le vere e proprie sciocchezze sul Disturbo Autistico.
Giornale Cittadino Press ha voluto ‘attenzionare’ questo disturbo chiedendo opinioni e pareri a psicologi e insegnanti, i quali ogni giorno cercano di integrarli,inserirli e includerli nella scuola e nella società aiutandoli a vivere meglio.
La Dottoressa Daiana Tinnirello, laureata in Psicologia, riguardo l’arco di vita ci ha detto: “L’autismo non è da considerare una malattia, ma un disturbo complesso del funzionamento del cervello che va ad influire negativamente sullo sviluppo del linguaggio, delle capacità relazionali, delle abilità sociali. Il mondo dell’autismo è molto vario; se da una parte ci sono persone iperattive, dall’altra ci sono soggetti passivi a qualsiasi stimolo e sollecitazione. Nessun autistico è uguale ad un altro. Di fronte ad una diagnosi di autismo comunque, la prima cosa da fare è far seguire al bambino un percorso mirato. Esistono numerose strategie di intervento educativo e comportamentale che, se messe in atto fin da subito, possono essere utili: sviluppare la capacità sociali e di comunicazione e sviluppare l’autonomia. I metodi più vantaggiosi sono: l’ABA e il TEACH. Il primo consiste nell’applicazione dei principi comportamentali per l’insegnamento delle abilità sociali e per la correzione dei comportamenti problematici. Esso richiede sessioni di terapia frequenti nell’ambiente naturale del bambino, quindi si predilige la sua casa. Il TEACH è un programma meno intensivo e che si focalizza maggiormente sulla riorganizzazione dello spazio nell’ambiente scolastico. Nelle aule TEACH, ad esempio, vengono usati tabelloni o suggerimenti organizzativi visivi in quanto i processi visivi sono un punto di forza di molti bambini autistici. L’obiettivo è ottenere una comunicazione funzionale spontanea”.
“Ho insegnato sostegno per la prima volta l’anno scorso e ho seguito un bambino autistico. – Ci racconta Maria Calogera Zito, docente di scuola primaria- Marco di quasi 9 anni frequentava il primo anno di primaria, con lui ho imparato tanto, ci siamo dati tanto amore. Sì, all’inizio è stato difficile farmi accettare e soprattutto capirlo e relazionarmi con lui. Ma un giorno entrai in classe con delle matite colorate, lui appena le vide, me le tolse immediatamente dalle mani e iniziò a pasticciare. Lì fu il primo momento di complicità. Da quell’episodio ho capito che dovevo iniziare a rispettare i suoi tempi e non richiedere troppi cambiamenti improvvisi. Ho incominciato a strutturare la sua giornata in modo chiaro, pianificando in anticipo le attività, mi rivolgevo a lui in modo calmo e chiaro, ho utilizzato il canale visivo per l’apprendimento, avvalendomi di schemi,tabelle e immagini. Ho visto diversi miglioramenti ma in tante cose non è progredito. Mi è dispiaciuto lasciarlo, ma si sa una supplente è una supplente. Spero che quest’anno abbia trovato una maestra con la quale si trovi bene”.
Ci auguriamo che questa patologia venga studiata e analizzata sempre più da chi di dovere e dare così un contributo in più per la crescita e l’autonomia di questi bambini autistici.
“Un metodo educativo per un bambino può non funzionare per un altro bambino. L’unico denominatore comune per tutti i bambini è che l’intervento più è precoce più funziona”. Temple Grandin, professoressa associata della Colorado State University, una delle più famose personalità affette da autismo.

CORRELATI

Con il sostegno di CNA Palermo

Ascolta Mood Italia Radio

Ultimi inseriti