giovedì, 23 Settembre 2021
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Un artista ecclettico, conosciamo meglio il percussionista Alessio Tarantino

Una giornata di sole, un bar e quattro chiacchiere scambiate amichevolmente. Ad aspettarmi una giovane famiglia: lui, lei e il piccolo di appena un mese.

Chi sono?

Vi do un piccolo indizio: lei una giovanissima regista made in Palermo impegnata nel sociale, lui un noto percussionista nella scena siciliana e infine il bebè, un dolce angioletto che se la dorme beatamente. Sto parlando di Linda Ferrante, Alessio Tarantino e il piccolo Andrea.

Mi accolgono calorosamente e, dato che sono curiosa e appassionata di musica, chiedo ad Alessio di parlarmi della sua vita: passato, presente e futuro!

Alessio Tarantino è un percussionista polistrumentista e antropologo palermitano. Gli chiedo di parlarmi della sua passione e del suo lavoro: «Ho iniziato all’età di 8 anni studiando musica con un’artista di origine araba, quindi iniziando a maneggiare tutte le percussioni che sono proprie del bacino del mediterraneo le cui sonorità particolari sono riconducibili a quelle del sud Italia, dell’Africa e della Spagna. Ad esempio ho suonato per tanti anni il cajón, una piccola scatola di legno che funge da batteria acustica portatile che era utilizzata nella musica spagnola, ha un’origine particolare perché veniva utilizzato come strumento di protesta degli schiavi peruviani che non potevano suonare e cominciarono a percuotere le cassette di legno».

Dagli 8 fino a i 14 anni Alessio ha la fortuna di conoscere e studiare con il percussionista di Khaled, il cantante della canzone Aicha: «Lo studio con lui mi ha fatto aprire la mente su quelle che sono le culture del mondo, ecco perché la mia scelta in seguito di studiare antropologia e etnomusicologia».

In seguito comincia a studiare i tamburi a cornice con Massimo Laguardia fondatore del Gruppo Agricantus ed in seguito della omonima Cooperativa. «Mi mancava quel pezzo fondamentale che sono un po’ le nostre radici – dice Tarantino -: la tammorra, il  tamburello ed altri e ho riscontrato come nella musica araba ci siano molti di questo genere di strumenti. Ho capito come la musica funga da filo conduttore di tutte quelle che sono le culture del mediterraneo e non solo».

Sapersi adattare nelle varie situazioni musicali sembra essere la chiave di volta della carriera di Alessio Tarantino: «Ho suonato praticamente con chiunque, ho una mia formazione personale, un mio gruppo che sono i  TANGO DISÌU – Le Musiche dei Porti fondato da un mio amico e collega il chitarrista Francesco Maria Martorana, con noi ci sono tanti musicisti è una compagnia di arte varia, ci piace definirla così perché ha in organico circa 45 elementi e in base alle esigenze musicali del luogo sappiamo adattarci».

«Notoriamente si pensa che il mare divida – continua Alessio -, invece credo che nella realtà il mare unisca soprattutto attraverso i porti. Ultimamente abbiamo suonato in un concerto importante per “Palermo Classica” e abbiamo fatto un spettacolo inedito che ha unito le musiche della tradizione siciliana con l’orchestra, e per l’occasione abbiamo eseguito una ricerca etnomusicologia su tutti quelle che sono i canti del lavoro».

Un personaggio eclettico a cui piace buttarsi in diversi progetti artistici differenti: «Le mie collaborazioni sono diverse, lavoro spesso con il teatro con artisti come Maurizio Bologna, Paride Benassai, mi occupo anche un po’ di regia per via della mia professione di antropologo attraverso documentari e ovviamente – afferma Alessio ridendo – collaboro con la Cosmo Cinematografica – la casa di produzione cinematografica della moglie Linda Ferrante, ndr -. Mi occupo molto della parte musicale e storica, ad esempio l’ultimo nostro progetto è un docu-film sulla confraternita di Monreale che è la più grande d’Italia. Da circa 3 anni collaboro nel tour siciliano di un’artista internazionale che è Enzo Carro, con lui divido il palco».

Alla fine della piacevole chiaccherata, Alessio, che tiene in braccio il piccolo Andrea, ci saluta e ci da appuntamento per una sua nuova produzione musicale di cui, al momento, non ci vuole svelare nulla ma che, ci assicura, saremo la prima testata giornalistica a conoscere.

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