Livia, Marina e Andreina sono le protagoniste di “Mater Matrioska“, la nuova opera letteraria di Serena Lao edita da Fondazione Thule Cultura. In questa trilogia narrativa, l’Autrice ci presenta queste tre donne, raccontando le loro storie, ognuna diversa dall’altra, tra amori complicati, vite vissute, sacrifici, rinunce, perdite e soprattutto lo scorrere del tempo che porta con sè ricordi nostalgici e una tacita rassegnazione.
La prima parte del libro, “Il bambolotto“, è dedicata ad Andreina, figlia di un commerciante che aveva un negozio di giocattoli e che voleva un figlio maschio. Erano i tempi in cui un bambolotto a corda rappresentava la novità del secolo, ed Andreina era una bambina che ammirava questo nuovo gioco dalla vetrina del negozio, lo desiderava tanto, ma non faceva nessun capriccio per pretenderlo. Seppe aspettare e finalmente giunse il tanto atteso momento in cui i genitori glielo regalarono. Lo chiamò Massimo, e ci giocò talmente tanto da rompergli la carica a corda. Soffrì di questo, e le rimase per sempre questa amarezza. Il tempo passò, lei diventò grande, si laureò e si sposò. Ebbe un figlio e lo chiamò Massimo, proprio come il bambolotto a cui fece da madre quando era bambina. Solo che, anche Massimo, il figlio vero, aveva dei problemi, era strano, fecero così delle indagini e venne fuori qualcosa di cui allora si parlava, o si conosceva ben poco, l’autismo.
La Lao, in punta di piedi, tratta l’argomento autismo, entrando in grande empatia con questa mamma che poi, divenuta ottantenne, ripercorre la sua maternità colma di un infinito amore verso questo figlio speciale, ed un grande dolore l’assilla, ovvero il pensiero di cosa ne sarà di lui dopo la sua morte. E quello del “dopo di noi” è il pensiero più grande che affligge ogni genitore di un figlio speciale.
La Trilogia prosegue con la storia di Livia, nel capitolo dedicato a “Mater Matrioska” di cui il libro prende il titolo. Una donna che ne ha passate tante, e che oggi potrebbe essere benissimo la protagonista di uno dei tanti fatti di cronaca legati alla violenza sulle donne. E’ giovanissima quando si innamora di Raul, un tizio che lavora in un circo, e decide di seguirlo su e giù per l’Italia. All’inizio, era tutto rose e fiori, lui sapeva come sedurla, come prenderla, come dominarla, e poi, davanti ai primi problemi di coppia iniziano le prime violenze. Un giorno in cui Livia era particolarmente malinconica, inizia a pensare al suo passato, e ricorda il 14 gennaio del 1968, riprovando la paura del terremoto del Belice. Nel frattempo questa relazione prosegue, e Livia subisce sempre più pressioni psicologiche dal suo compagno che, in tutto questo, la tradisce anche. Nel frattempo, ha 28 anni e si sente già vecchia, e finalmente matura la decisione più saggia, ovvero quello di andare via dal circo e lasciarlo per sempre. Prepara un bagaglio, va alla Stazione e torna nella sua Sicilia, dai genitori adorati. Si chiude così la matrioska circo. Ma se ne apriranno altre di matrioske nella sua vita. Trova lavoro, incontra Mauro, e lo sposa. Ma il marito ben presto si rivela peggio di Raul, con l’aggravante del vizio del gioco che lo porta a svuotare il conto bancario che avevano insieme. Ad un certo punto, la situazione diventa insostenibile e metterà un punto a questo matriomio e chiuderà così anche la matrioska Mauro; in questo arduo passo, l’aiuterà Roberto, un avvocato, che si legherà molto a Livia. I due si frequenteranno per tanto tempo come amici fino a che scoccherà l’amore. Ma lui è sposato e, per una serie di ragioni, non ha nessuna intenzione di lasciare la moglie e i figli. E così, tra loro inizia una relazione in cui, alla base, c’è sicuramente un grande amore, ma Livia sarà sempre destinata ad essere l’amante, l’altra. E lo rimarrà per molti anni, fino a che, stanca di trascorrere le feste da sola, e di stare sempre in attesa, decide contro volonta di porre fine a questa relazione. E successivamente deciderà anche di lasciare la sua amata casa per trasferirsi in una casa di riposo, nonostante fosse ancora giovane.
In questo capitolo, l’Autrice, oltre a ricordare un tema ancora purtroppo tanto attuale come quello della violenza sulle donne, e fare un tuffo nella nostra storia parlando del terremoto del Belice, ricorda anche altri fatti delle nostre memorie, come l’emigrazione: in uno dei suoi momenti di malinconia, a Livia viene in mente la sua migliore amica quando era ragazzina che emigrò negli Stati Uniti con la famiglia, inizialmente, tra loro ci fu un fitto scambio di lettere, fino a che l’amica si allontanò gradualmente e sparì dalla sua vita, ma non dai suoi ricordi.
La terza protagonista della trilogia, “Marina”, si distingue nettamente dalle prime due: fin da giovanissima si rivela capricciosa, viziata e spendacciona tanto da dilapidare nel tempo il ricco patrimonio familiare. Si sposa, lavora, ed imperterrita procede spedita nella sua vita patinata, fatta di lusso, shopping, mondanità. Col marito ebbero una figlia che lei non seguiva affatto; quando la piccola compì 10 anni, i genitori si separarono e il marito ottenne l’affido. Dopo la separazione, Marina inizia ad alternare varie relazioni, tra queste, uno dei tanti uomini, la introdurrà al vizio del gioco. E questo la farà cadere in disgrazia poichè di notte non dormiva e il rendimento a lavoro calò così tanto da perderlo. La figlia nel frattempo è divenuta un adolescente difficile che ha con lei un rapporto molto complicato. Dalle stelle alle stalle: Marina si ritrova sola e senza una lira, ed anche costretta ad accettare i lavori più umili, ma soprattutto acquisisce la consapevolezza di aver sbagliato tutto nella sua vita. La povertà, di contro, la farà diventare una persona migliore, ed inizierà a risollevarsi col nuovo lavoro presso la boutique di cui, un tempo, era cliente. Così, pian piano, la sua situazione economica si riprende, ed un pomeriggio decide di dedicare del tempo a sè stessa, tra negozi, un tè ed una passeggiata; ad un certo momento, si ritroverà in un luogo surreale che la porterà ad incontrare diverse persone non più in vita tra personaggi storici, familiari e sconosciuti: ognuno di essi, le racconterà la propria storia, e Marina, ascoltandoli, aiuterà così loro e sè stessa.
Le tre protagoniste, apparentemente, non hanno nulla in comune ma, idealmente, Serena Lao, crea tra loro un legame: le loro storie sono tre racconti di vita vera fatti di legami profondi, sofferenze, amori, famiglia, ricordi, pentimenti, e poi c’è sempre la speranza che corre in aiuto, e con essa, la fede.
Sull’argomento, leggi anche
”Mater Matrioska”, la trilogia narrativa di Serena Lao
al link:
https://www.giornalecittadinopress.it/mater-matrioska-la-trilogia-narrativa-di-serena-lao/


