Strage di Ustica: a Monreale il Sindaco Arcidiacono e l’artista Madè ricordano Antonella e Giovanni Pinocchio

Monreale (Pa), 27 giugno 2020 – Alle 21:04 del 27 giugno 1980, l’ultima comunicazione tra il secondo pilota del DC-9 con la torre di controllo di Roma, poi il silenzio nonostante i ripetuti tentativi di ricontattarlo. Il volo IH870 era decollato da Bologna e diretto a Palermo Punta Raisi, oggi Aeroporto Falcone-Borsellino.

E’ un silenzio che dura da 40 anni e che, in questi giorni, varie testate giornalistiche e tg azionali hanno voluto ricordare chiedendo, anche attraverso la voce del giornalista Andrea Purgatori che alla Strage di Ustica ha dedicato un’approfondita trasmissione, di rompere il silenzio che viene ancora perpetrato nei “segreti di Stato”, non solo della nostra Italia. La condizione, suffragata ormai da tanti riscontri oggettivi, porta a pensare che altre Nazioni sappiano qualcosa in più su quella strage che portò alla morte di 81 persone.

Tralasciando le indagini e le risultanze attuali, di cui tanto si è scritto, e si scrive ancora, oggi vorremmo focalizzare l’attenzione su due giovani cittadini di Monreale che in quella strage persero la vita, e lo facciamo grazie alla testimonianza del terzo fratello sopravvissuto. Si, sopravvissuto, perchè solo per un caso del destino, non si trovò sul quel volo “Itavia” che risultò fatale per la sorella Antonella di 22 anni e per il fratello Giovanni di 13 anni, allora studente nella cittadina normanna. 

Francesco Pinocchio ha raccontato al GCPress: “Mia madre da allora vestì di nero e non volle mai abbandonare il lutto. Ricordo – continua Francesco – che ad inizio giugno 1980, partirono mia madre, mio fratello Giovanni e mio padre, perchè mamma doveva subire un intervento chirurgico. Dopo qualche giorno presi l’aereo con mia sorella per andare a far visita alla mamma che si trovava in convalescenza, e quando fu il momento di rientrare staccammo il biglietto a nome mio e di mia sorella. Mio fratello Giovanni – prosegue nel racconto Francesco – benché tredicenne, coltivava una grande passione per il volo, tanto che aveva più volte dichiarato di avere l’ambizione di voler diventare aviatore. Ricordo ancora – prosegue Pinocchio – che Giovanni si offese tantissimo, quando mio padre gli disse che non sarebbe potuto partire con mia sorella, probabilmente perchè temeva che la facesse disperare, e così, mentre noi consumammo il pranzo nel self service della stazione ferroviaria di Bologna, la stessa che poi venne distrutta nell’attentato del 2 agosto 1980, Giovanni non volle toccar cibo e si isolò, poi prese a camminare dieci metri davanti a noi, tanto che mio padre si convinse e, dopo averlo catechizzato, facendogli promettere di comportarsi bene, lo fece partire al mio posto.

Giovanni – continua nel suo racconto Francesco – ne fu felicissimo e promise a mio padre che avrebbe fatto tutto quello che diceva mia sorella e che non le avrebbe creato alcun problema e così, visto che allora si poteva fare, salì sull’aereo al mio posto, tanto che dalle prime notizie dopo l’incidente, ero io a risultare nella prima lista dei dispersi. Mio fratello coronò il suo sogno di poter volare per la prima volta, salvandomi così, inconsapevolmente, la vita. Data la sua passione dichiarata per il volo e per gli aerei, mi piace tutt’oggi pensare che sia felice e che continui a volare, così come sognava e come avrebbe voluto realmente fare nella vita. Mia sorella Antonella – conclude Francesco – era invece una ragazza brillante, tanto che aveva già allora compreso quanto importante fosse l’informatica, e voleva quindi rientrare prima a Monreale, proprio per seguire un corso che si sarebbe tenuto di lì a poco, ma non fece in tempo”.

Un racconto semplice quanto struggente, al quale, anni addietro, il Maestro Pippo Madè, molto legato alla famiglia Pinocchio, decise di dedicare loro una sua opera. “Sono tra i pochi amici che mio figlio Rosario e mia nuora Claudia hanno a Monreale, città nella quale risiedono da 15 anni – dice l’Artista palermitano – alla famiglia Pinocchio sono legato e loro mi hanno dimostrato sempre affetto, seguendomi nelle mie manifestazioni ed inaugurazioni, sia a Palermo che a Firenze, Assisi e persino a Vienna. Ai loro figli, scomparsi in quella tremenda strage, benché non li abbia personalmente conosciuti, anni addietro ho dedicato un mio dipinto”.

Questa mattina, nel ricordo della strage e dei due cittadini di Monreale che vi persero la vita, il Sindaco Alberto Arcidiacono, accompagnato dal Presidente del Consiglio Comunale Marco Intravaia, si sono ritrovati, unitamente al Signor Salvatore Pinocchio, dipendente Comunale oggi in pensione e papà dei due scomparsi, in piazza Inghilleri, per ricordate e deporre un mazzo di fiori alla targa anni addietro apposta del Comune in memoria di Antonella e Giovanni. 

Solo un nostro semplice, sentito e commosso ricordo – ha detto il Sindaco Arcidiacono – per Antonella e Giovanni e per tutta la famiglia Pinocchio che ha visto per troppo tempo dimenticata la memoria dei suoi due figli, due figli di Monreale, i quali in quella Strage, ancora senza giustizia, persero la vita”.