Sottoscritto protocollo tra governo e aziende sui call center

Firmato questa mattina a Palazzo Chigi, sede della presidenza del Consiglio, alla presenza del premier Paolo Gentiloni e del ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, e da 13 imprese private il protocollo d’intesa che rivoluzionerà il settore del call center. Il protocollo, che avrà una durata di 18 mesi e sarà soggetto a verifica annuale, ha limitato la delocalizzazione fissando all’80% la soglia minima dei servizi erogati in Italia.

“Questo è un impegno che fa bene al Paese – ha spiegato Paolo Gentiloni -, lancia un messaggio di tutela del lavoro, di protezione sociale, di responsabilità sociale delle imprese che è di particolare rilievo e attualità. Quello dei call center è un settore che, da un lato, è stato spesso rappresentato come dominato dalla precarietà. Ma dobbiamo essere consapevoli che è un settore ad altissima intensità di lavoro: abbiamo 80mila persone che ci lavorano in Italia -ha proseguito il presidente del Consiglio-. Dall’altro siamo di fronte a una evoluzione di questo settore che è difficile da definire compiutamente. Si vedono alcune tendenze ad avere un lavoro meno occasionale e transitorio, più stabile e, contemporaneamente, ad esigere più qualità e specializzazione nel lavoro fatto”.

“La sottoscrizione del protocollo sui call center tra il Presidente del Consiglio e le più grandi imprese italiane – dichiarano il Sindaco di Palermo e l’Assessora alle Attività Produttive, Giovanna Marano – è un fatto di enorme rilievo che accoglie le richieste di decine di migliaia tra lavoratrici e lavoratori e stende una “cintura di sicurezza”  sul Mezzogiorno e, per quanto ci riguarda, Palermo.
L’80% dell’attività dovrà restare in Italia e l’aggiudicazione delle gare terrà conto di alcuni vincoli di carattere sociale.
Sono temi che da anni hanno suscitato grande preoccupazione, che hanno mantenuto precario un settore importante della nostra città e consegnato ad imprese fortemente speculative un settore delicato.
A guadagnare sono anche gli utenti, perché si ferma la vera e propria emorragia di dati privati sensibili verso paesi a basso tasso di democrazia e scarsa vigilanza sulla privacy; l’attività di call center può tornare ad essere un settore nel quale vale la pena investire.
Questo è il risultato di tante battaglie condotte dalle lavoratrici e dai lavoratori, primi fra tutti quelli di Almaviva e 4u.
Anche col supporto anche dell’Amministrazione comunale  – concludono Orlando e Marano – oggi è possibile raggiungere quella soglia di dignità altrimenti in discussione. Tutti questi lavoratori e lavoratrici se lo sono proprio meritato!”