lunedì, 15 Dicembre 2025
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Sicilia, la perla del Mediterraneo… peccato sia graffiata

Il sud sempre più in discesa

Qualche giorno fa, il quotidiano ItaliaOggi ha pubblicato il suo studio annuale, relativo al 2025, sulle province italiane dove si vive meglio, secondo la classifica della qualità della vita.

La graduatoria, redatta da ItaliaOggi – Ital Communications in collaborazione con l’Università La Sapienza di Roma, si basa su 92 indicatori suddivisi in nove macro-categorie: Affari e Lavoro, Ambiente, Istruzione, Popolazione, Reati e Sicurezza, Reddito e Ricchezza, Salute, Sicurezza Sociale, Turismo e Cultura.

La provincia con il miglior punteggio ottiene 1000 punti, quella peggiore 0. Le 107 province vengono poi suddivise in quattro fasce: Buona, Accettabile, Discreta, Insufficiente.

E indovinate un po’ dove si trovano le province siciliane?

Partiamo dai vertici: 1000 alla prima classificata, Milano, e 0 l’ultima, Caltanissetta, le prime dieci province – catalogate come “Buona” – sono tutte del Nord: Milano, Bolzano, Bologna, Firenze, Monza, Trento, Padova, Verona, Parma e Reggio Emilia.

Di contro, tra le province “Insufficienti” troviamo: Caltanissetta (0), Crotone, Reggio Calabria, Foggia, Agrigento (91), Siracusa (110), Taranto, Catania (117), Palermo (119), Napoli, Vibo Valentia, Enna (170) … e poi Trapani (207) e Messina (209).

Già solo i numeri parlano chiaro: la distanza tra Nord e Sud nella qualità della vita non è un fossato, è un canyon.

Rispetto al 2024, la qualità complessiva peggiora di oltre 30 punti nella media generale. Una tendenza ormai consolidata: Nord e Centro stabili in alto, il Mezzogiorno che smette di precipitare a piombo, ma non recupera davvero terreno.

Per approfondire: https://qualitadellavita.italiaoggi.it/

Ho consultato anche la classifica de Il Sole 24 Ore sulla qualità della vita 2024, basata su indicatori come Ricchezza e consumi, Affari e lavoro, Giustizia e sicurezza, Demografia e servizi, Cultura e tempo libero.

La posizione delle province siciliane cambia, ma il quadro resta cupo: Ragusa 81ª, Catania 83ª, Trapani 85ª, Messina 91ª, Agrigento 96ª, Enna 97ª, Caltanissetta 98ª, Palermo 100ª, Siracusa 104ª.

Fonte: https://lab24.ilsole24ore.com/qualita-della-vita/tabelle/

Crudeli, queste indagini. Ma la domanda rimane: stiamo davvero così male in Sicilia?

E voi, cari lettori, che ne pensate?

Tralasciando le impietose classifiche sulla qualità della vita. In questi giorni mi ha fatto pensare, in negativo, lo scandalo esploso qualche settimana fa (quello di tangenti e raccomandazioni) non aiuta certo a migliorare la percezione. Se tutto sarà confermato, è stata l’ennesima timpulata (schiaffo) in faccia a noi siciliani, nessuno escluso.

Mettiamo da parte il tema delle tangenti: esistono ovunque, da quando l’homo sapiens ha imparato a scambiare il primo coccio con una gallina, e non spariranno certo domani.

Ma l’altro filone dell’inchiesta, quello delle raccomandazioni…, davvero, ancora oggi, le genti sicule si rivolgono al politico di turno (e non solo al politico) per ottenere un posto, una visita medica anticipata, un favore, una scorciatoia?

Purtroppo sì.

E questa è la ferita che fa più male.

Ai miei tempi la raccomandazione era quasi “normale”: senza quella non ti muovevi di un metro. Ma che nel 2025 la pratica sia ancora viva e vegeta, questo davvero rattrista. Perché le storture del sistema non piovono dal cielo: spesso sono scelte nostre, abitudini nostre dure a morire.

Il risultato è che in posti chiave — e anche in quelli meno cruciali — ci finiscono persone non perché competenti, ma perché “figghi di”, “cognati di”, “amici stretti di”. Poi ci lamentiamo se tutto funziona male.

E infatti, come dimostrano le classifiche dei principali giornali, il conto arriva puntuale ogni anno: un arretramento che ci inchioda a distanza siderale dalle altre regioni italiane.

Intanto i migliori se ne vanno.

Fuggono altrove, e appena arrivati… spuntano, eccellono, brillano. Le prove? A carriolate.

E noi cosa ci ritroviamo a casa?

Meglio che non lo dico, non lo voglio nemmeno pensare. Troppo triste la realtà che ci circonda.

La Sicilia, terra benedetta dal Creatore, che in un momento di entusiasmo ha scolpito un angolo di paradiso, poi, rendendosi conto che forse aveva esagerato, ha pensato bene di metterci i siciliani… per pareggiare il conto.

C’è un futuro migliore per noi isolani?

Sinceramente, io non lo vedo.

La luce in fondo al tunnel, per ora, è fulminata.

Speriamo bene, si dice.

Ma aggiungo anche un proverbio: “cu di spiranza campa, disperatu mori” (chi di speranza vive disperato muore).

E c’è pure l’altro, il più famoso: “La speranza è l’ultima a morire”. Sì, va bene… ma nel mio paesello tanto caro e tanto bello, per chi lo avesse scordato, Sferracavallo, la signora Speranza è morta molti anni fa. Manco il funerale le fecero, scherzo naturalmente.

Non ci resta che…

Beh, lo lascio dire a voi, cari lettori.

Io, sinceramente, la risposta questa volta non ce l’ho.

N.B. La foto di copertina è una mia realizzazione dal titolo: “la connessione della vita

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