giovedì, 18 Luglio 2024
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Sferracavallo, l’altra realtà marinara di Palermo

Oggi, prendo spunto da uno sfogo pubblicato, qualche giorno fa, da una lettrice sulla pagina Facebook “Il mare di Sferracavallo”, in cui, giustamente, si lamentava dello stato di abbandono in cui versa la borgata di Sferracavallo. La cosa mi tocca profondamente, in quanto al mio paesello – Sferracavallo ndr – sono legato in maniera particolare e ho un unico rammarico: non abitare più lì da diversi anni.

Quindi, come ho fatto alcuni giorni fa per la località marinara di Mondello, adesso mi occupo dell’altro sito marinaro di Palermo, Sferracavallo appunto.

Da premettere che tra le due località marinare è sempre esistita una certa rivalità. L’una avrebbe voluto primeggiare sull’altra, ma le due località sono molto differenti, non si possono paragonare. L’una, la mondelliana, ha la spiaggia, l’altra la sferracavallota ha gli scogli.

La prima è sempre stata qualche passo avanti rispetto alla seconda anche se, sia nell’una che nell’altra c’è la presenza di ville, villini e villoni abitati prevalentemente dai cosiddetti villeggianti, ma con la piccola differenza che Mondello è abitata da personalità, diciamo un tantino più influenti di quelli che abitano nella seconda località. Ecco spiegata in termini, direi semplici, semplici e nello stesso tempo brutali il perché del trattamento da parte della politica nostrana dell’una in favore dell’altra, anche se in queste mie due passeggiato ho constatato che ambedue le località sono un tantinello abbandonate.

Allora che fare? Vestito di tutto punto, scarpette da trekking, tuta sportiva e cappellino di ordinanza, decido di recarmi al mio paesello, tanto caro e tanto bello, per me è “u meghiu”, ovvero il migliore per i non siculu, perché oltre al valore affettivo, le mie radici sono di lì, mio padre e i suoi avi sono nativi del posto, a fare una bella passeggiata sul lungomare di Barcarello, e non solo.

E qua sorge la prima differenza, dopo il lungomare di Barcarello e dopo aver superato la sua splendida punta, punta Barcarello appunto, passato il rimessaggio delle barche, comincia la salita verso la riserva orientata di Capo Gallo, lato Sferracavallo – esiste anche il lato Mondello.

Ma qual è la differenza tra le due parti, vi starete sicuramente chiedendo. C’è una non poco trascurabile differenza. La prima, quella lato Sferracavallo per intenderci l’accesso è libero, naturalmente a piedi o con la bicicletta come richiede la più elementare regola di una riserva, mentre l’altra è a pagamento in quanto, stranamente risulta privata, ma qui è consentito entrare con le macchine e i motori, che fa fare la vile pecunia, “pecunia non olet” dicevano i romani.

Mi chiedo e dico: “una riserva naturale può essere privata?” Purtroppo in questo caso lo è, non si capisce bene il perché, ma la riserva lato Mondello è privata, BOH! Leggo in rete che nel tempo sono stati fatti diversi tentativi per toglierla ai privati, ma sono sempre andati a buca. Non voglio mettere naso in questa faccenda, nel mondo esistono tante cose strane e questa mi sembra, ohimè una di queste.

Ingresso alla riserva
No comment

Tornando alla passeggiata, che dura circa un’ora tra andata e ritorno, sino al piccolo porticciolo, posto in un’area che veniva chiamata: “l’avamposto”, ormai in rovina, si può andare avanti ma il percorso, a quanto mi dicono, diventa più periglioso, però è molto, ma molto più suggestivo in quanto a un certo punto si ci troverà sopra la “Grotta dell’Olio”, che ho sempre visitato dal mare, uno splendore con quel suo colore limpido e trasparente, di un verde che a parole è difficile descrivere. Da dove prende questo nome? Si narra, leggenda chiaramente, che lì durante la guerra i contrabbandieri vi nascondessero dei fusti di olio di oliva e che una notte una mareggiata particolarmente violenta fece cadere in mare questi fusti che si aprirono e il suo contenuto si spanse a mare, e da questo l’origine del suo splendido colore, verde olio.

Oltrepassata la grotta dell’Olio si procede per un sentiero che poi lentamente scende a livello del mare, infatti per un piccolo tratto bisogna entrare un tantino in acqua, e dopo questo tratto si arriva al faro di Mondello e quindi proseguendo all’uscita lato paese.

Lungo il percorso si incontreranno diversi massi caduti dalla sovrastante montagna del gruppo di Capo Gallo. Nel tempo, molti di questi massi sono terminati in mare, infatti bisogna stare attenti per chi si avventura da quelle parti, in qualsiasi momento qualche bella pietrina potrebbe rovinare ai vostri piedi, infatti per un lungo periodo la riserva è stata chiusa per il pericolo di caduta massi.

Non si può descrivere con delle semplici parole lo spettacolo che vi si offre dinnanzi. La natura incontaminata ha preso il sopravvento, la fauna e la flora fanno da padroni. Per quanto riguarda la flora oltre alle palme nane, ci sono i carrubi, l’olivo, il sommacco siciliano, la ginestra spinosa, il mirto (a murtidda), la ginestra, la disa e tantissime varietà di piante – alcune di queste le ho fotografate -, e poi che dire del mare, è un’emozione indescrivibile, cioppo ma cioppo bella bellissima, – godetevi le foto -.

Dimenticavo, a inizio percorso in mare emergono due massi. In mezzo a questi due massi ricordo che affiorava una bolla di acqua dolce, vena d’acqua proveniente dalla sovrastante montagna, più precisamente da piano Santa Margherita.

Alla fine del percorso, come vi ho già detto si arriva in uno spiazzo dove alcuni anni fa un gruppo di giovani aveva creato un’area di svago denominata “l’avamposto” addirittura si potevano noleggiare delle tavole da surf oppure prendere lezioni di immersione e la sera in venivano organizzate delle serate di musica. Ma oramai, a quanto sembra questo e semplicemente un ricordo. Leggermente più avanti c’era un piccolo porticciolo oramai completamente in rovina, rimangono solo alcune tracce. – Vedi foto –

Oggi ho notato che c’era la presenza di alcune maestranze, credo che si trattasse di personale della Reset, intente a ripulire dalle sterpaglie la parte della montagna in corrispondenza dell’ingresso alla riserva, infatti il cancello d’ingresso era aperto. Altro personale, questa volta della Rap, invece era intento a pulire la scogliera in corrispondenza della fine della strada asfaltata, vicino a punta Barcarello.

Tornando dalla riserva, ci si imbatte prima nel rimessaggio delle barche, lì alla sua sinistra e alla sua destra sono presenti due piccole spiaggette di ciottoli. Ricordo che in quest’area marina prima c’era un allevamento di cozze, oramai l’allevamento ha fatto spazio al porticciolo del rimessaggio.

Subito dopo si estende la punta estrema di Sferracavallo, come già detto si chiama punta Barcarello. Lì si può ammirare il villaggetto, che alcuni anni fa un mio compaesano ha allestito su questa distesa di terreno, in cui è possibile ammirare la costruzione di trulli in miniatura (cosa c’entrano i trulli in Sicilia, boh), nonché una piccola chiesina rupestre e uno spiazzo attrezzato a mo’ di teatro con tanto di seduta in pietra locale disposta a semicerchio.

Ora vengo e mi spiego: la cosiddetta chiesina niente altro non era che una torre di avvistamento, adesso semi diroccata e l’anfiteatro altro non era che il basamento per la predisposizione di una batteria di cannoni e probabilmente di una batteria contraerea, messa apposta dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale.

La torre è stata oggetto di cannoneggiamenti da parte delle forze armate nostrane, per far cosa non si capisce, qualcuno dice per prendere la mira. Aggiungo io: ma perché questi cannoni non se li puntavano, ’nte cuorna, questa non ha bisogno di traduzione, ovvero addosso invece di demolire una splendida torre di avvistamento seicentesca? L’ignoranza regna e regnerà sempre sovrana.

I trulli
La chiesetta
I gradoni del teatro all’aperto

Dopo la dovuta visita al villaggetto, proseguo la mia camminata sul lungomare e incontro un cantiere aperto. Cos’è questo cantiere? Era quello che qualche mese fa era stato annunciato come il rifacimento, dopo tanti anni della passeggiata sul lungomare (vedi foto) ma non ho visto niuno a lavorarci, nessuna anima viva, niente di niente, nisba, sarà forse per il caldo afoso o sarà per qualche altro motivo? Propendo sicuramente per qualche altro motivo. Ho fatto una ricerca rapida sul web ma non ho trovato nulla in merito, certo nella attuale situazione questi scavi aperti non sono certamente una beltà, anzi sono un pericolo per l’incolumità pubblica, visto che non sono sorvegliati. Non aggiungo altro è meglio.

Continuando la passeggiata sul lungomare verso il centro della borgata, ci si imbatte in una costruzione bassa, cos’è vi starete chiedendo? E presto detto, è l’edificio che ospita i macchinari per il pre-trattamento del refluo che, adesso finalmente vengono pompati verso l’impianto di depurazione di Fondo Verde sito in via dell’Olimpo e quindi non vengono più riversati a mare.

Questo scarico nel tempo ha sempre dato problemi alle acque di Sferracavallo in quanto il cosiddetto Pennello a mare che serviva ad allontanare il refluo dalla costa, spesso e volentieri si rompeva facendo fuoriuscire i liquami e conseguentemente provocava l’inquinamento delle acque. Per anni in alcuni punti il mare della borgata marinara veniva dichiarato regolarmente non balneabile, adesso il problema non esiste più.

Subito dopo mi sono recato a Punta Matese, l’altra punta che delimita il paesello, da dove nel tardo pomeriggio si può godere di splendidi tramonti, da qui si ammira in tutta la sua bellezza la borgata, vedi foto.

Veduta da Punta Matese verso l’isolotto di Isola delle Femmine

Infine ho visitato l’altra costa quella dopo l’abitato che, noi abitanti chiamavamo “gli Scivoli”. Perché questo nome? È presto detto: essendo che la battigia è composta da scogli, per agevolare l’accesso al mare e la permanenza sugli scogli senza farsi male, alcuni privati avevano ottenuto la concessione da parte del comune di costruire un basamento in cementato atto a questo scopo. Queste piattaforme erano diffuse anche nella zona di Barcarello, ma oramai da tanti anni sono state demolite, invece in questa zona sono ancora in parte esistenti, ma in cattive condizioni.

Che dire di altro sul mio adorato paesello, che è ancora tanto bello, nonostante tutte le brutture. Il Comune, o chi per lui, dovrebbe trattare la borgata e i suoi abitanti un tantino meglio, ma ahimè non lo fa.

Per fruttare al meglio la potenzialità del mare si potrebbero allestire delle piattaforme rimovibili, in maniera tale da agevolare i bagnanti a entrare in acqua. Attualmente fare il bagno sul lungomare non è agevole la presenza degli scogli non aiuta, anzi.

Anni fa dei ragazzi della borgata avevano tentato di allestire delle capanne su palafitta, ma non hanno avuto molto successo, mentre secondo me allestire delle piattaforme curate dall’amministrazione comunale avrebbero sicuramente successo.

Little appello: Cari Amministratori della Città di Palermo, rendetevi conto che la nostra metropoli, non è formata da quartieri di serie A o di serie B o addirittura di serie C, esistono luoghi da rispettare e persone da fare vivere bene e meglio. La città e i suoi concittadini vanno rispettati sotto tutti i punti di vista. Questa è utopia? Assolutamente No! Questa dovrebbe essere una semplice realtà.

Chi sas chi non lo sas.

Alla prossima cari lettori.

N.B. Di seguito cari lettori vi propongo alcune foto curiose che ho scattato all’interno della riserva- Nell’ordine: bici legata la palo leggermente arrugginita, cartello divieto di balneazione divelto, gabbiano che ammira il mare e pozza d’acqua con la presenta di una miriade di girini.

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