“Senza capelli e senza nome”, il libro di Ninni Terminelli

PALERMO – Dalla penna di Ninni Terminelli è nato un libro che certamente farà parlare di sé, in quanto tratta di un argomento che ha influenzato la nostra storia recente e che ancora oggi suscita profonda commozione e dolore. Il libro si intitola: Senza capelli e senza nome (Edizioni People & Humanities) ed affronta con discrezione la Shoah, l’immane tragedia perpetrata ai danni del popolo ebraico nel secolo scorso.

Ninni Terminelli
Ninni Terminelli

L’autore ha incontrato il suo pubblico alla Real Fonderia di Palermo insieme ad Andrea Cabrera Alonso, regista e attrice argentina; Giorgio Scichilone professore di storia delle dottrine politiche dell’università di Palermo; Donata Agnello, direttore responsabile di I Love Sicilia. L’evento è stato moderato  da Mauro Buscemi nella veste di editore.

Donata Agnello ha aperto la discussione ed ha messo in evidenza la differenza tra il ricordo e la memoria di una tragedia, la Shoah, che non può essere dimenticata sia per le sue enormi e tragiche dimensioni, sia perché ha segnato indelebilmente la storia dell’umanità.

La regista e attrice argentina Andrea Cabrera Alonso ha sottolineato:<<Consiglio la lettura di questo libro anche nelle scuole e trovo il libro perfetto dal punto di vista storico. Voglio ricordare – ha proseguito commossa – la storia di mia zia che è stata deportata in un campo di concentramento. Lei aveva una chioma bellissima e come tanti altri deportati ne fu privata. Simbolicamente, ma anche nella pratica la perdita dei capelli, rappresentava per lei la perdita della sua identità, della sua femminilità. Ai deportati non era permesso tenere oggetti con se e dovevano barattarli con le razioni di cibo. Durante la prigionia in Canada, mia zia aveva trovato un pettine e lo aveva tenuto con se di nascosto. Dopo la marcia della morte le erano rimasti soltanto un cucchiaio, la gamella e il pettine che apparentemente a nulla poteva servirle. Successivamente ci disse che quel pettine rappresentò per lei la sua salvezza perché quando lo teneva in mano, trovava la forza di dire a se stessa che era una donna, che avrebbe avuto dei figli, che sarebbe uscita da quel posto e che avrebbe potuto raccontare la sua storia.>>terminelli 3

Il professor Giorgio Scichilone ha messo in evidenza la capacità dell’uomo di essere crudele al contrario delle specie animali, che non riesce ad immaginare organizzati in eserciti armati e con l’intento di distruggersi a vicenda. Per rafforzare la sua tesi ha ricordato due enormi tragedie partorite dall’uomo: l’Olocausto e Hiroshima. Il primo evento, del quale stiamo dibattendo, è la distruzione dell’uomo lenta e progressiva, attraverso i campi di concentramento, le uccisioni, le leggi razziali; il secondo, invece, rappresenta l’annullamento immediato ed istantaneo con l’uso della bomba atomica. Entrambi gli eventi hanno come obiettivo la distruzione di massa. Secondo il professore Scichilone l’Olocausto è più crudele rispetto ad altre tragedie del genere, in quanto è stato un progetto folle, tremendo, inquietante determinato da una dittatura totalitaria che lo ha pensato, pianificato, meditato, programmato freddamente.Terminelli 2

Infine riportiamo la sintesi dell’intervento dell’autore Ninni Terminelli: <<Il libro nasce da un lavoro che è durato diversi anni ed ha incrociato la mia passione storica che ho da quando frequentavo i banchi di scuola. Una storia che ha la caratteristica di trasmettere dei valori forti, con discrezione, in una società, quella odierna che è invasiva nei suoi disvalori. La memoria della Shoah è arrivata ad un bivio dato che l’età dei sopravvissuti avanza inesorabilmente. Ho dedicato il libro a mio figlio come una sorta di testimonianza doverosa verso i giovani. Riannodare i fili della memoria – ha concluso Terminelli – è un esercizio attivo che ci rende soggetti protagonisti e ci proietta nella dimensione di militante della memoria, così come ricordato da Andrea Alonso Cabrera, un termine che mi ha colpito molto.>>

Durante l’incontro è stato ricordato il giornalista palermitano Francesco Foresta, scomparso prematuramente qualche mese fa al culmine di una carriera importante e degna di attenzione.