Scuola, al via la ‘chiamata diretta’ dei presidi e gli ambiti territoriali

I cambiamenti nel settore scuola non si fermano. Con l’entrata in vigore della legge 107 arrivano tante novità, tra queste: le ‘chiamate dirette’ dai presidi e gli ambiti territoriali. In buona sostanza si tratta di una nuova trasformazione per quanto riguarda lo spostamento d’istituto degli insegnanti (mobilità).

Ieri pomeriggio, i sindacati Cisl e Uil scuola, Flc Cgil e Snals e i tecnici del ministero dell’Istruzione hanno siglato il contratto sulla mobilità, quello che detta le regole per il trasferimento degli insegnanti da una scuola all’altra o di un grado all’altro (ad esempio: da infanzia si passa a primaria e da sostegno a posto comune).

In Sicilia gli ambiti territoriali saranno 26. Due per ognuna delle province più piccole: Agrigento, Caltanissetta, Enna, Ragusa, Siracusa e Trapani; tre per quella di Messina e cinque per la provincia di Catania. Palermo e provincia sono state suddivise in totale in sei ambiti. In ognuno dei quali ricadono un certo numero di scuole dell’infanzia, di scuole primarie, medie e anche licei, istituti tecnici e professionali.

Da settembre, per i 55mila neoassunti in fase B e C si prospetta una rivoluzione per l’assegnazione della sede definitiva. Stesso discorso per tutti coloro che chiederanno di trasferirsi da una provincia all’altra. E il pensiero va subito a tutti quei docenti del Sud che negli anni scorsi si sono trasferiti al Nord per entrare di ruolo e adesso cercano di avvicinarsi a casa dopo anni di sacrifici.

Ma cosa sono gli ambiti territoriali? A che servono? Con gli ambiti territoriali, i trasferimenti d’istituto non saranno più determinati dal cervellone ministeriale ma saranno subordinati alla chiamata dei Dirigenti scolastici.

Prima della Buona Scuola di Renzi, i trasferimenti degli insegnanti, regolati dal contrato annuale sulla mobilità, si basavano nel presentare domanda di trasferimento in un’altra scuola e sperare di avere più punti, accumulati con anni di servizio e titoli, rispetto agli altri insegnanti che hanno formulato la stessa domanda. Adesso tutto rivoluzionato: la richiesta non si presenta più per una scuola ma per un ambito territoriale e sarà il preside a decidere chi accogliere e chi respingere nella propria scuola con contratti di tre anni.

Tutto, comunque, avverrà gradualmente. I vecchi assunti, fino al 2014/2015, potranno continuare a richiedere, se intendono spostarsi all’interno della stessa provincia, le scuole di destinazione. Almeno per il 2016/2017. Se vorranno spostarsi invece di provincia dovranno indicare nell’istanza online gli ambiti territoriali in ordine di preferenza e se scatterà il trasferimento nel primo ambito indicato potranno anche scegliere la scuola. Mentre per i 55mila assunti tra settembre e novembre del 2015 il trasferimento sarà su ambito con possibilità di essere collocati in una qualsiasi regione italiana.

Ci auguriamo che tutti questi mutamenti entrati in vigore possano arricchire e migliorare il mondo della scuola, perché non abbiamo bisogno né di pasticci nè di cambiamenti che portino peggioramenti e complicazioni.

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