domenica, 24 Ottobre 2021
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Scillato, al Vallone Inferno c’è un camminamento usato nella preistoria e utilizzato ancora oggi

SI TORNA A SCAVARE A TROINA. AL MUSEO PEPOLI CANTIERE APERTO PER IL RESTAURO DI DUE TAVOLE DI UN POLITTICO. A CARINI (PA) SI SCAVA IN C.DA SAN NICOLA NELL'ANTICA CITTA' DI HYCCARA. CANONE DOPPIO, AL MUSEO RISO LA MOSTRA PROVENIENTE DA ATENE

Si è dato avvio alla nuova campagna di scavi nel sito montano che si trova sulle Madonie, nel Riparo sotto la Roccia del Vallone Inferno, in territorio di Scillato (PA). Gli archeologi, che sono impegnati nello studio di questo sito sin dal 2008, indagheranno durante quest’ultima missione, i livelli dell’Antica Età del Bronzo riferibili a circa 4000 anni fa.

Il sito, particolarmente interessante, conserva testimonianze della presenza umana sulle Madonie da almeno 7000 anni (età neolitica), con tracce di una frequentazione precedente rilevabile da livelli non ancora indagati in estensione. Il Riparo di Vallone Inferno è stato localizzato a circa 800 m di quota, lungo una via di collegamento tra la valle dell’Imera e le alte Madonie che si ritiene possa costituire uno dei percorsi sistematicamente utilizzati sin dalla preistoria, in ogni caso tra i più antichi individuati in Sicilia.

Il percorso, tracciato sulla base della localizzazione delle aree di frequentazione rilevate attraverso la ricognizione archeologica e confermato da simulazioni che si basano su modelli digitali del terreno, coincide oggi con il tratto del Sentiero Italia – del Club Alpino Italiano (CAI) – che conduce dalla Valle alle Alte Madonie, attestando una straordinaria continuità d’uso del medesimo accesso all’area montana.

I livelli archeologici finora indagati all’interno del Riparo testimoniano, dunque, la “conquista” di un’area tanto impervia, quanto ricca di risorse naturali utili, soprattutto, nelle primissime fasi dello sviluppo dell’economia pastorale.

La squadra che conduce le indagini sul campo è formata da docenti, ricercatori e studenti dell’Università degli Studi di Palermo, coordinati da Vincenza Forgia (UniPa), Andreu Ollé e Josep Maria Vergès (URV/IPHES), e lavora in stretta collaborazione con l’archeologa Rosa Maria Cucco, della Soprintendenza dei BB.CC. di Palermo che segue le indagini sin dagli anni delle prime ricognizioni grazie alle quali è stato individuato il sito.

Le ricognizioni in quest’area delle Madonie fanno parte di una più ampia e articolata ricerca territoriale, condotta e promossa dalla Cattedra di Topografia dell’Università di Palermo, con i professori Oscar Belvedere e Aurelio Burgio, nell’ambito di una convenzione pluriennale con l’Assessorato dei Beni culturali e dell’Identità siciliana.

La buona riuscita delle attività è dovuta alla collaborazione con l’Ente Parco delle Madonie, l’Azienda Foreste e il Corpo Forestale, la sezione del CAI di Palermo (progetto Terre Alte 2021). Fondamentale il supporto logistico del Comune di Scillato e della sede locale di Sicilia Antica.

SI TORNA A SCAVARE A TROINA

Si torna a scavare a Troina (EN) nell’area della “Catena”. I lavori, disciplinati da una convenzione tra il Dipartimento di Civiltà antiche e moderne dell’Università di Messina e il Parco archeologico di Morgantina e della Villa Romana del Casale, riprendono sotto la guida della professoressa Caterina Ingoglia, docente di Metodologia della ricerca archeologica, dopo una lunga interruzione.

Quella avviata da qualche giorno è la quarta campagna di scavo da lei diretta che, con la collaborazione di numerosi studenti presenti nel team di ricerca, ha portato in luce un importante, e fino ad ora sconosciuto, palinsesto della storia di Troina. Oltre a una struttura imponente di età ellenistica, di cui ancora non è stata identificata la funzione, sono venuti in luce ambienti di età romana/tardo antica e una chiesa alto-medievale con l’annesso cimitero di tombe, per lo più in cassa litica. Altre tombe in nuda terra appartengono, invece, a una fase più recente, post-medievale, in cui l’area divenne cimitero del vicino Convento dei Carmelitani.

Troina, proclamata da Ruggero I Capitale della Contea di Sicilia, ha un’origine molto antica. Gli scavi precedentemente effettuati, infatti, hanno restituito reperti databili all’età ellenistica quando fu eretta una cinta muraria di straordinaria potenza strategico-militare e venne costruita una città, organizzata con i propri edifici pubblici, cui si sovrappose, in epoca romana, un’altra città, diversamente organizzata, di cui sono state messe in luce alcune abitazioni.

SICILIA E CALABRIA: IDENTITA’ PLURALI A CONFRONTO

Una doppia iniziativa culturale che vedrà protagoniste le due regioni più meridionali d’Italia. In programma una grande manifestazione che si svolgerà su due tappe, una in Calabria (18 settembre in Piazza Italia a Taurianova), e un secondo appuntamento a Taormina, domenica 26 settembre. Gli incontri avranno come tema quello di una comune visione, a partire dalla cultura greca e da una progettualità culturale che vede Calabria e Sicilia insieme per uno sviluppo possibile, proprio a partire dai temi della cultura e dalla valorizzazione dell’identità.

L’iniziativa – fortemente voluta dal Presidente della Regione Calabria, Nino Spirlì e dall’assessore ai Beni culturali e all’Identità siciliana, Alberto Samonà – è stata programmata nel corso di un incontro che si è tenuto nel mese di maggio a Roma.

Il progetto, coordinato per la Calabria dall’archeologa Mariangela Preta, e per la Sicilia dalla professoressa Fulvia Toscano, vedrà alcune tematiche comuni affrontate da esperti del settore opportunamente coinvolti: in particolar modo si mirerà a divulgare e valorizzare la storia e la cultura intese come pluralità, ovvero somma delle storie e delle culture locali, con l’obiettivo di tutelare e trasmettere il valore che hanno per la comunità, sottolineandone, in particolare, la dimensione di bene comune e il potenziale che può generare per lo sviluppo dei territori.

AD AGOSTO CRESCONO I VISITATORI NEI LUOGHI DELLA CULTURA

Successo di visitatori nel mese di agosto per i luoghi della cultura della Regione Siciliana, fra parchi archeologici e musei. Le presenze ad agosto sono state, infatti, 546.169 con un incremento di 64.885 rispetto allo stesso mese del 2020, anno in cui erano stati registrati 481.284 ingressi.

Per andare nel dettaglio, il Parco archeologico della Valle dei Templi di Agrigento ha registrato 156.122 visitatori rispetto ai 127 mila dello scorso anno, con un incremento di 29 mila presenze; sempre ad Agrigento, al Museo Griffo i visitatori sono stati 4.780 (nel 2020 erano stati 4.082). Al Teatro Antico di Taormina, i visitatori del mese di agosto sono stati 84.890 rispetto ai 76 mila dello stesso mese del 2020.

1.935 i visitatori dell’area archeologica di Naxos (nel 2020 gli ingressi erano stati 1.681), mentre 1.114 le presenze registrate nel mese di agosto al Mu.Me, Museo interdisciplinare di Messina, rispetto alle 1.059 dello scorso anno. Nell’area archeologica di Halaesa Arconidea 605 visitatori contro i 461 dell’agosto del 2020.
Quasi mille visitatori in più nell’area archeologica di Selinunte, dove gli ingressi sono stati 38.749 a fronte dei 37.754 dello scorso anno; incremento considerevole anche nel parco archeologico di Segesta, dove sono stati registrati 37.366 visitatori rispetto i 32.610 del 2020. Aumento anche a Marsala, al Parco Lilibeo, con 4.282 persone (nel 2020 erano 4.186) e al Museo del Satiro di Mazara del Vallo (6.493 rispetto ai 6.438 del 2020). Per quanto riguarda l’area archeologica della Villa Romana del Casale di Piazza Armerina, ad agosto ci sono state 25.157 presenze rispetto alle 23.310 del 2020. 2.046 i visitatori che hanno scelto Palazzo Trigona, inaugurato il 16 agosto di quest’anno dopo un importante intervento di restauro. Ottimo risultato anche al museo archeologico di Centuripe, dove i visitatori sono stati 392 (anche per merito del ritorno del “Ritratto di Augusto”) rispetto alle sole 17 presenze del 2020. In Sicilia centrale lieve flessione solo per i siti del Parco archeologico di Gela, in provincia di Caltanissetta, anche a causa dei lavori di restauro che stanno interessando il museo archeologico.

Numeri in forte aumento a Catania, dove 12.041 persone si sono recate al Teatro Romano e Odeon, rispetto alle 5.906 dello scorso anno; ingressi soddisfacenti anche per Casa Verga (1.092 visitatori), per il Museo della Ceramica di Caltagirone (1.085) e per il Museo di Adrano e le Mura Dionigiane (203 visitatori). Ottimi risultati anche a Palermo: a San Giovanni degli Eremiti 6.814 presenze (l’anno scorso erano state 5.551), 4.388 alla Galleria regionale di Palazzo Abatellis (3.422 nel 2020), mentre 4.884 sono stati i visitatori ad agosto al museo archeologico regionale Salinas (nel 2020 erano stati 2.468); 2.003 sono le persone che si sono recate alla Palazzina Cinese (lo scorso anno nello stesso periodo era rimasta chiusa); 2.584 le presenze al Museo di Palazzo Mirto (nel 2020 era chiuso); 1.293 il numero di visitatori al Museo d’arte moderna e contemporanea di Palazzo Riso, rispetto ai 678 del 2020; 467 persone hanno visitato l’Oratorio dei Bianchi (nel 2020 erano state 111). Tendenza in crescita anche in provincia di Palermo: l’area archeologica di Solunto è stata visitata da 845 persone, rispetto alle 674 dello scorso anno, mentre quella di Himera ha visto 346 visitatori (nel 2020 erano stati 166).

A Siracusa 17.901 persone si sono recate al Castello Maniace (nel 2020 erano state 17.297), 2.029 hanno scelto la Galleria regionale di Palazzo Bellomo (rispetto alle 1.453 dello scorso anno), mentre 2.720 sono stati i visitatori del Museo Paolo Orsi, che lo scorso anno nello aveva riaperto solo a partire dall’ultima settimana di agosto e aveva fatto registrare appena 317 visitatori. In provincia di Ragusa, l’area archeologica di Cava d’Ispica ha registrato 1.134 presenze (nel 2020 erano state 567), mentre il Convento della Croce di Scicli ha visto un’affluenza di 1.007 persone (994 nel 2020).

AL MUSEO PEPOLI CANTIERE APERTO PER IL RESTAURO DI DUE TAVOLE DI UN POLITTICO

Ha preso il via in questi giorni al Museo “Agostino Pepoli” di Trapani l’operazione di restauro di due tavole lignee dipinte a tecnica mista (tempera e olio), raffiguranti San Francesco d’Assisi e San Pietro.

L’intervento di restauro, finanziato dall’Assessorato dei Beni Culturali e curato dalla restauratrice Belinda Giambra, porta a compimento l’opera intrapresa nel 2011 da Mauro Sebastianelli sulla splendida Madonna in trono con Bambino che costituiva lo scomparto centrale del polittico. Le due preziose opere sono attribuite al pittore viterbese Antonio del Massaro, detto il Pastura, che le avrebbe realizzate tra la fine del Quattrocento e gli inizi del Cinquecento.

Secondo un’ipotesi alquanto accreditata tra gli studiosi, le due tavole, insieme con la Madonna in trono con Bambino e Angeli riferita al medesimo artista, facevano parte di un polittico, oggi smembrato. Originariamente custodite nella chiesa trapanese di Santa Maria di Gesù, appartenente ai Francescani Minori Osservanti, le due opere, dopo le leggi del 1866 che comportarono la confisca dei beni agli ordini religiosi, furono trasferite alla Pinacoteca Fardelliana, e da lì, nel 1908, al Museo Pepoli.

Nei due dipinti il pittore viterbese, noto per svolgere la sua attività al fianco del Pinturicchio negli appartamenti Borgia in Vaticano, delinea con tratto sicuro i volti dei due santi, rilevandone le volumetrie con l’uso sapiente delle ombreggiature e tracciandone i lineamenti con pennellata minuziosa e sottile. Le figure, i cui solidi volumi ben si sposano con l’eleganza lineare delle vesti, campeggiano in primo piano su saldi ripiani in marmo, inserendosi entro aspri paesaggi rocciosi contraddistinti da cupi colori invernali.

Le operazioni, che si svolgeranno nella pinacoteca del Museo, all’interno della sala che ospita le pitture tardo-medievali, potranno essere seguite a “Cantiere aperto di restauro” nelle giornate di martedì, mercoledì, giovedì e venerdì dalle ore 9,00 alle ore 13,00 e dalle ore 14,00 alle ore 17,00.

ROSTRO PUNICO IN ELICOTTERO A MARETTIMO. SARA’ ESPOSTO AL CASTELLO DI PUNTA TROIA

Un prezioso rostro punico in bronzo, recuperato nel mare delle Egadi e risalente all’epica battaglia che vide contrapposti Romani e Cartaginesi, è stato trasportato al Castello di Punta Troia, sull’Isola di Marettimo, dove rimarrà in esposizione.

Il trasporto dell’importante reperto è stato affidato all’aviazione militare che ha operato attraverso l’82° Stormo Centro Combat Search di stanza presso l’aeroporto militare di Birgi, che ha eseguito le delicate operazioni di imbarco e di rilascio della cassa in sicurezza e con grande competenza.

Ad accogliere il reperto sulla terrazza del Castello erano la Soprintendente del Mare della Regione Siciliana, Valeria Li Vigni, il Sindaco delle Egadi, Francesco Forgione, il Maggiore Angelo Mosca, Salvatore Livreri Console, Direttore dell’Area Marina Protetta delle Egadi, componenti della SopMare, dell’amministrazione di Favignana.

A CARINI SI SCAVA IN C.DA SAN NICOLA NELL’ANTICA CITTA’ DI HYCCARA

L’antico insediamento rurale di Hyccara, nel sito della città tardo-romana e alto-medievale in contrada San Nicola a Carini, è oggetto in questi giorni di nuove indagini archeologiche condotte dalla Soprintendenza dei beni culturali e Ambientali e dall’Università di Palermo.

La campagna di scavo, che si inserisce in un contesto già indagato in anni precedenti, si concentra sui resti di un edificio tardo-romano (IV-V secolo), che sembra essere stato in attività anche durante l’epoca bizantina e fino all’età islamica (IX-X secolo). Il sito, che si trova nella piana di Carini, è particolarmente interessante per via della vicinanza con la via romana “Valeria”. Le testimonianze emerse, infatti, testimoniano la presenza di elementi architettonici di alto livello (marmi), la ricchezza dei materiali rinvenuti (vetri, suppellettili di uso domestico, vasellame), nonché un pavimento a mosaico intercettato in un vano del complesso residenziale.

Agli scavi prendono parte studenti dell’Università di Palermo coordinati dalla professoressa Emma Vitale e dall’archeologa Rosa Maria Cucco che fa capo all’Unità Operativa archeologica della Soprintendenza di Palermo, diretta da Mariella Marrone. Il team di ricerca si avvale anche del supporto della cooperativa ArcheOfficina, già presente nelle precedenti campagne di scavo.

CANONE DOPPIO, AL MUSEO RISO LA MOSTRA PROVENIENTE DA ATENE

Dopo il successo tributato ad Atene “Canone Doppio”, la mostra collettiva curata da Francesco Piazza, con il coordinamento di Vassilis Karampatsas, arriva in Sicilia alla foresteria di Palazzo Riso.

La mostra, che viene proposta dalla Comunità Ellenica di Sicilia “Trinacria” e dalla The Project Gallery di Atene con il patrocinio del Comune di Atene, si avvale del prezioso contributo dell’Istituto Italiano di Cultura di Atene e del sostegno di Tempo Forte-Accordo bilaterale Italia-Grecia, oltre che dell’Assessorato regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana che l’accoglie all’interno del Museo di arte Moderna e Contemporanea di Palazzo Riso.

Double Canon for String Quartet è una composizione di Igor Fedorovič Stravinsky scritta nel 1959, in memoria del pittore Raoul Dufy. In questa breve composizione, di sole 20 battute che dura poco più di un minuto, Stravinsky sceglie una serie di dodici note dal carattere simmetrico che danno origine a canoni eseguiti da due violini che ripetono due volte la serie di dodici suoni. Il secondo canone è eseguito da una viola e da un violoncello che vengono aggiunti ai violini, creando una complessa trama contrappuntistica.

Artisti:
Evita Andújar, Avlamis Gerasimos, Valentina Biasetti, Ismini Bonatsou, Gianluca Capozzi, Pierluca Cetera, Giuseppe Ciracì, Demetrio Di Grado, Alice Faloretti, Voula Ferentinou, Eleni Ginosati, Vittorio Iavazzo, Michalis Karaiskos, Helen Kyrkilì, Evdokia Kyrkou, Alexandros Maganiotis, Patrizia Novello, Dionisios, Pappas, Konstantinos Patsios, Vania Elettra Tam, Irini Tataki, Samantha Torrisi, Nikos Varytimiadis,, Massimiliano Usai.

Durata della mostra: dal 18 settembre al 16 ottobre 2021.

Orari di apertura: da martedì a sabato ore 9.00/19.00 (la domenica 9.00/13.00).


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