Salvatore Rizzuti, lo scultore di Caltabellotta

L’artista è chi sa dare forma, espressione e sostanza, ad un pezzo di legno, alla nuda pietra, all’argilla, ad un blocco di marmo, o chi semplicemente riesce a dare corpo ad una semplice idea. Tutto ciò identifica e descrive Salvatore Rizzuti, per gli amici e i caltabellottesi, il caro “Totò”.

“Sulla scultura si concentra tutta la mia esistenza; è il linguaggio con cui meglio riesco ad esprimere gli stati d’animo più profondi. Mi piace perciò pensare che la mia scultura si debba presentare per ciò che è , nuda e cruda, senza mediazioni, direttamente a confronto con la sensibilità del fruitore”, afferma Rizzuti sul ‘Catalogo della mostra permanente delle trentatrè opere donate al Museo Civico di Caltabellotta’.

“Il genio il canto delle sirenedella scultura arride alle sue cose”, scriveva tempo addietro Leonardo Sciascia di Totò Rizzuti. Un artista solitario, schivo nel parlare, immerso in una penetrazione religiosa dell’uomo.

La sua arte è sobria, tagliente, a volte tenebrosa e intimistica, ma è anche malinconica, struggente e romantica. C’è in lui un corpo a corpo con la fisicità della materia, ricavandone così delle opere di carattere laico e religioso che incantano, immobilizzano, rapiscono e stordiscono il fruitore. Benché la sua ispirazione formale resti legata alla plasticità di matrice ottocentesca, è pur vero che la forma di Rizzuti manifesta tensione, energia, passione e non mai è statica.

Salvatore Rizzuti, è bene definirlo uno scultore figurativo che possiede uno stile del tutto personale ove la figura stilizzata diviene portatrice di significati metafisici, che ha un legame profondo con la sua terra, Caltabellotta, che in qualche maniera lo havolto di adolescente segnato. ‘Totò’ ha trovato nel suo piccolo paesino la sua musa inquietante. È un profondo legame tra la natura e l’uomo, tra la materia e lo spirito.

Un giovane pastore che diventa un vero artista, uno scultore. Figlio di un pastore, che diviene docente di scultura all’Accademia di Belle Arti di Palermo. Salvatore Rizzuti nasce a Caltabellotta (Ag) il 28giugno del 1949, all’età di 9anni purtroppo deve abbandonare gli studi per aiutare il padre, non smettendo di lavorare il legno, la pietra, il gesso, e con la sua volontà e caparbietà  riesce a recuperare la licenza elementare.
Trasferitosi definitivamente a Palermo consegue la licenza media, il diploma al Liceo artistico e si iscrive all’Accademia delle Belle Arti, ottenendo la licenza di scultura e diventando poi titolare della cattedra di scultura nella stessa, in cui ha insegnato sino allo scorso anno.

L’artista, nell’arco di cinquant’anni ha realizzato oltre cinquecento opere, quasi una ogni mese. Alcune di queste furono donate nel 2011 e poi nel 2014 al Museo Civico di Caltabellotta, presso il quale si possono ammirare tutti i giorni dalle 09:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 20:00. Le sue opere donate al Museo sono: in legno, in terracotta, in gesso, bassorilievi, disegni, ma anche cataloghi e articoli che segnano i punti fondamentali del suo percorso artistico.

Tutti i suoi lavori, realizzazioni e mostre, sono impossibili da citare: a Palermo ha realizzato il “fiorone” in vetro resina sulla cupola del Teatro Massimo, le quattro aquile sormontanti il Palchetto della musica al Foro italico, il sigillo dell’Università degli studi di Palermo in versione plastica su un medaglione, il fonte battesimale e ambone in pietra per la Chiesa della Magione, sino alla realizzazione della statua della Santa per il carro del 338° Festino di Santa Rosalia del 2012.

 

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