lunedì, 17 Gennaio 2022
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Rosario Livatino, 24 anni fa trucidato dalla Stidda

Ad appena due settimane al suo 38° compleanno  infatti, era  nato a Canicattì il 3 ottobre 1952,  la vita di Rosario Livatino giudice antimafia, veniva stroncata dalla mano mafiosa. Il 21 settembre del 1990, alle 8,30 del mattino, tra Agrigento e Caltanissetta, Rosario Livatino che proveniva da Canicattì a bordo della propria auto, una Ford amaranto, per recarsi al lavoro al Tribunale di Agrigento, veniva intercettato da un commando di sicari della Stidda e in maniera brutale veniva trucidato. Stidda che Rosario Livatino aveva cominciato a mettere in ginocchio attraverso la confisca dei beni. Ne era fermamente convinto tanto da avergli fatto dichiarare: “senza le risorse economiche necessarie all’organizzazione dei clan, la criminalità non poteva evitare di compiere quei passi falsi utili a svelare i traffici illeciti.”(ndr) Le sue ricerche si erano concentrate soprattutto sulle intricate relazioni tra uomini della pubblica amministrazione, imprenditori e politici, anticipando quella che sarebbe esplosa come la Tangentopoli Siciliana.
Ma a Rosario Livatino viene attribuito molto di più. Per tantissimi aveva saputo coniugare l’impegno in magistratura e le lunghe giornate trascorse in tribunale con una interiorità profondamente permeata dagli insegnamenti del Vangelo, tanto da essere definito da Giovanni Paolo II: “Martire della giustizia e indirettamente della fede”. “Il giudice ragazzino” (come è stato poi chiamato forse in senso dispregiativo, ma per noi è un modo affettuoso di ricordarlo)  infatti, come Don Pino Puglisi, ucciso dalla mafiapotrebbe salire agli onori degli altari. In tutta Italia, ed in particolar modo nell’Agrigentino, da tempo è ritenuto da molti dispensatore di grazie e intercessore verso Dio. Nel 1993 la Curia di Agrigento ha incaricato Ida Abate, insegnante di Livatino e custode dei suoi scritti, a raccogliere testimonianze utili per la causa di beatificazione. Il 19 luglio del 2011 il vescovo di Agrigento Francesco Montenegro ha firmato il decreto per l’avvio del processo diocesano di beatificazione ufficialmente aperto il 21 settembre 2011 nella chiesa di San Domenico di Canicattì.

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