Al Teatro Marcello Puglisi di Palermo, nella sera di venerdì 8 maggio, il pubblico ha riso di gusto con “Tra moglie e marito… tu tendi l’udito”, commedia scritta e diretta da Giuseppe Piampiano e portata in scena dalla compagnia teatrale Gli Smascherati. Uno spettacolo costruito sul ritmo della farsa, sul doppio senso, sul dialetto e su quella comicità popolare che, quando funziona, non ha bisogno di grandi artifici: bastano una porta, un campanello, una cucina, una moglie sospettosa, un marito poco affidabile e un condominio dove nessuno riesce davvero a farsi gli affari propri.
La scena, come mostrano anche le immagini dello spettacolo, è quella di un interno domestico riconoscibile: tavolo, sedie, divani, quadri alle pareti, un grande orologio sul fondale e quell’aria da casa abitata che diventa subito terreno teatrale. Una stanza apparentemente ordinaria, ma pronta a trasformarsi in un campo minato di equivoci, desideri maldestri e vendette casalinghe. La commedia si apre nel cuore del suo mondo: il condominio. Il primo scambio tra Carusello e la portiera introduce un’atmosfera surreale e familiare, fatta di manie, infantilismi e battute che preparano la girandola di situazioni successive.
Subito dopo entra in gioco la coppia formata da Carlo e Irina, interpretata da Vincenzo Aiello e Laura Reale. Il loro dialogo parte dal quotidiano più semplice, quello della cucina e della cena, ma scivola immediatamente nel botta e risposta coniugale: lei lo invita a non mangiare sempre carne perché rischia di ingrassare, lui risponde con una battuta pungente sul fisico di lei. Il pubblico ride, perché riconosce in quella schermaglia una crudeltà domestica piccola, diretta, molto vera. È il vecchio meccanismo della commedia italiana: la casa come ring, il matrimonio come duello verbale, la famiglia come luogo dove l’affetto e il fastidio spesso siedono alla stessa tavola.
Uno dei primi momenti più riusciti è quello delle “pastiglie blu”. Carlo chiede a Irina come abbia lavato le sue mutande e lei risponde di aver usato le pastiglie trovate in bagno. Peccato che non fossero detersivo, ma pillole “per la salute”. Da qui nasce l’equivoco sulle mutande “tese” e la replica di Irina, secondo cui le pillole sembrano fare effetto più alla biancheria che al marito. La sala esplode nella risata: è una comicità allusiva, fisica, costruita su un meccanismo semplice ma efficace, dove il corpo, anche quando non si vede direttamente, diventa materia scenica.
Al centro dello spettacolo c’è un marito pigro, opportunista, amante del relax e poco incline al lavoro. Carlo ha sposato una donna più giovane anche per interesse e, non contento, cerca di conquistare Eleonora, interpretata da Loredana Sucameli, moglie del proprietario dello stabile, Elio Francisi, interpretato da Salvo Caputo. Il tradimento, però, nella scrittura di Piampiano non resta mai una faccenda privata. Ogni segreto, in quel condominio, è destinato a uscire fuori, o almeno a fare rumore. Il titolo dello spettacolo non è soltanto un gioco sul proverbio “tra moglie e marito non mettere il dito”: qui l’udito diventa il senso dominante, lo strumento comico attraverso cui tutto viene spiato, frainteso, amplificato.
La casa di Carlo e Irina si trasforma presto in un crocevia. Il campanello suona, i personaggi entrano ed escono, ognuno porta con sé un desiderio, una bugia, una battuta o un guaio. La tavola al centro della scena diventa il vero perno della farsa: luogo di cena, sospetto, seduzione, vendetta e disastro. C’è la portiera, figura immancabile della commedia condominiale, custode e amplificatrice dei segreti altrui. C’è Cosimo Schisà, interpretato da Simone Cataldo, padre di Carlo, invaghito della suocera Mariuccia, madre di Irina. E c’è Bettu, fratello ingenuo di Irina, che scatena risate appena entra in scena, con la sua fissazione candida e ossessiva per la pasta con le sarde.
Proprio la scena della pasta con le sarde è uno dei momenti più godibili dello spettacolo. Bettu vuole andare in cucina con Pippina, figlia della portiera, e il dialogo si carica subito di doppi sensi. Gli adulti fraintendono, Carlo interviene dicendo che sono ancora piccoli per certi giochi, ma il desiderio di Bettu è molto più innocente e gastronomico: vuole soltanto che Pippina gli cucini la pasta con le sarde. Più avanti Irina ironizza sul fatto che Bettu e Pippina abbiano qualcosa in comune, forse più di quanto lei abbia con suo marito. Carlo risponde secco: «Sì, le sarde». Una battuta essenziale, che arriva al pubblico con precisione.
Il cibo, nella commedia, non è mai semplice contorno. Dopo la pasta con le sarde arriva la pasta e fagioli, preparata da Irina per la cena con Elio e sua moglie Eleonora, cioè proprio l’amante di Carlo. La tavola diventa un campo minato: apparentemente si mangia, in realtà si osserva, si sospetta, si recita. Irina, ferita e decisa a vendicarsi, sceglie un’arma domestica e micidiale: il lassativo. Da lì la cena precipita in una farsa sonora, con Elio che comincia a produrre rumori inequivocabili, scatenando risate a crepapelle tra gli spettatori. È qui che il titolo trova la sua spiegazione più concreta e farsesca: tra moglie e marito, in questa commedia, si tende davvero l’orecchio.
La comicità di Piampiano non teme il corpo. Durante la cena arriva anche la torta con la panna, ed Eleonora, l’amante di Carlo, gli spiaccica la faccia direttamente sul dolce, tra le risate del pubblico. Carlo resta con il volto coperto di panna, in una gag da slapstick teatrale, quasi da cinema muto. Le foto restituiscono bene quella fisicità immediata: il personaggio travolto dalla torta, il gesto improvviso, la scena che si sporca letteralmente di comicità. Il gioco prosegue quando anche Elio e Pippina, invece di soccorrerlo, cedono alla tentazione di assaggiare la panna con il dito direttamente dalla sua faccia. Una scena semplice, popolare nel senso migliore del termine. Lo spettacolo si inserisce nella tradizione della commedia comica italiana, dalla farsa popolare alla commedia degli equivoci. Come accade nella grande lezione della commedia italiana, da Eduardo alla farsa di tradizione, la casa non è mai solo una casa: è una piccola piazza morale, un luogo dove tutti recitano una parte e tutti, prima o poi, vengono smascherati. Molto riuscito anche il personaggio di Carusello, figura trasformista e fuori asse, capace di entrare e uscire dalla scena assumendo identità diverse: ora frate, ora improbabile personaggio pop con accappatoio, occhiali e maglietta di Popeye, ora maschera imprevedibile che sposta la commedia verso un registro quasi carnevalesco.
Una battuta dello spettacolo sembra riassumere bene questa filosofia scenica: «Quando c’è a pazzia è megghiu falla curriri». Quando arriva la follia, meglio lasciarla correre. E la regia di Piampiano fa proprio questo.
La forza dello spettacolo sta nella coralità. Accanto ai protagonisti Vincenzo Aiello e Laura Reale, il cast — con Loredana Sucameli, Salvo Caputo, Simone Cataldo, Giusi Riti, Piero Caronna, Gioacchino Collica, Giusi Giurintano, Piersalvo Dipietro e Maria Santoemma — costruisce un piccolo universo condominiale in cui ogni personaggio aggiunge un tassello al caos generale. Le fotografie del finale, con gli attori schierati sul palco tra gli applausi, restituiscono bene il senso di compagnia: una macchina comica collettiva.
In chiusura, Giuseppe Piampiano ha salutato la platea con parole semplici, ringraziando gli spettatori presenti e sintetizzando il senso più immediato della serata: se lo spettacolo è riuscito a strappare un sorriso, allora l’obiettivo è stato raggiunto.




















foto di Claudia Scavone


