La storia di Francesco Procopio Cutò, nato a Palermo 375 anni fa, più precisamente il 9 febbraio del 1651, ha segnato uno dei momenti più illuminanti del Seicento in Sicilia mentre lui divenne uno tra i più grandi innovatori della gastronomia europea.
Sulla sua giovinezza sappiamo ben poco, c’è testimonianza di un documento della chiesa di Sant’Ippolito, nel cuore del quartiere Capo a Palermo, che ne certifica il battesimo il giorno dopo che nacque e che riporta i nomi dei genitori: Onofrio Cutò e Domenica Semarqua.
Ma, nel contempo, esiste un’altra versione sul suo luogo di nascita che lo colloca ad Aci Trezza e lo collega ai principi di Cutò, una delle famiglie più illustri della Catania barocca, però nessun documento ha mai provato tutto ciò.
Però, sembrerebbe davvero che da giovane visse tra Aci Trezza ed Acireale, dove, i Platamone, famiglia di origine secondo l’altra versione sulla nascita, gestivano il commercio della neve dell’Etna. E sembrerebbe proprio che, tra questi pozzi di neve ed antiche tecniche arabe, il giovane Procopio approccia all’arte che avrebbe rivoluzionato la sua vita.
Presumibilmente, Procopio aveva anche ereditato una piccola macchina a manovella per mantecare i sorbetti: un semplice macchinario che, nelle sue mani, diventò un vero e proprio laboratorio innovativo, infatti, sostituirà così il miele con lo zucchero, aggiungendo un pizzico di sale, utile a conservare meglio il ghiaccio, perfezionando altresì la consistenza delle creme.
Sulla storia siciliana non sappiamo altro, Procopio lascia gli studi, e approda a Parigi, ed è il 1674, e già gli italiani erano celebri per la loro arte culinaria. La pronuncia del suo cognome, Cutò, in francese si traduceva con “couteaux” (coltelli) e così, per i parigini divenne “Procopio de’ Coltelli”, e lavorò nel commercio delle nevi e in varie pasticcerie. Poi, nel 1686, rilevò una piccola caffetteria che chiamò “Le Procope”, e quel locale, ancora oggi esistente, fu il primo caffè d’Europa nonchè la prima gelateria moderna. E fu subito un successo.
La posizione strategica, di fronte la Comédie Française, fece del Procope il salotto degli artisti ed anche dei rivoluzionari, tra i personaggi storici vi entrarono Voltaire, Balzac, Hugo, Robespierre, Diderot, D’Alembert, Napoleone, Franklin. E si narra anche che, sulle tovagliette di quel Cafè, siano nati i primi frammenti dell’Encyclopédie.
Parigi era in fermento, ed anche Procopio che proponeva ai suoi clienti granite, sorbetti, cioccolate, bevande alla cannella e al limone, e quindi le prime vere creme di gelato.
Nel 1694 Luigi XIV, il Re Sole, notò il suo talento e gli concesse la prima “patente” ufficiale di gelataio, e Procopio ottenne il monopolio del gelato a Parigi.
In merito alla sua vita privata, sembrerebbe che si sia sposato tre volte, e che ebbe ben tredici figli, lasciando loro un’eredità immateriale fatta di ricette, ingegno e spirito imprenditoriale. Nel 1717, nonostante si sia ritirato dal mondo del lavoro, continuò a inventare e perfezionare le sue dolci creazioni. Poi, nel 1727, proprio il giorno dopo il suo 76° compleanno, si spense nella sua casa sul Boulevard Saint-Germain, a Parigi.
Questa storia, tutta siciliana, ci dimostra che la creatività di Procopio non ha conosciuto confini, diffondendo in tutto il mondo un prodotto che ha origine da un’idea semplice e rivoluzionaria e che, dalla natura, diviene arte. E questa arte, da allora ad oggi, continuamo ad amare ed aprrezzare, e non è altro che il nostro gelato.


