Raustina è un’opera che esce dall’alveo del documentario tradizionale e lavora sulla soglia fra suono e immagine. Carmelo Coglitore, musicista prima che regista, costruisce il film come una partitura: il montaggio respira con le esecuzioni dal vivo registrate durante la rassegna “Un mare di arte e cultura” (V edizione, Furci Siculo), e le voci dei pescatori – anziani e ragazzi – entrano in scena non come “testimonianze” ma come linee melodiche. La pesca delle costardelle diventa grammatica del gesto, lessico di un mestiere che tiene insieme tempo, rischio e memoria; la “raustina”, rete concreta e simbolo, è la figura che unifica: strumento di lavoro e, insieme, immagine della comunità.
La regia evita gli sconti emotivi e affida l’aderenza alla realtà alla qualità dell’ascolto. L’obiettivo di Piero Siclari rimane all’altezza delle mani e delle corde, rifiuta il pittoresco e ricerca un’immagine funzionale al suono: campi stretti, grana naturale, raccordi sul ritmo. Il film procede per blocchi musicali che organizzano i racconti: le albe, i tramonti e le piazze. Ne risulta un viaggio poetico e comunitario nel cuore della Sicilia orientale, che racconta il mare, le sue genti e i legami profondi tra memoria, arte e musica. È un cinema che suona: non usa la musica ma la assume come struttura.
Questa stessa logica di continuità, tra schermo e palco, struttura la presentazione di mercoledì 7 gennaio, ore 21, al Cinema Lux di Messina. Al termine della proiezione Carmelo Coglitore si esibirà dal vivo, accompagnato al pianoforte da Erika La Fauci: non un semplice “fuori programma”, ma la coda performativa del film, il suo naturale prolungamento nello spazio della sala. Ciò che in Raustina avviene nel montaggio — l’intreccio tra voci, strumenti e memoria — si sposta dal dominio acusmatico dell’immagine al corpo del suono in presenza, ridisegnando la percezione dello spettatore.
L’intervento live funziona come una rielaborazione tematica: riprende cellule ritmiche e profili timbrici emersi nel film e li riordina in forma di suite, con il pianoforte di La Fauci a disegnare il terreno armonico e a dialogare con le linee melodiche di Coglitore. Ne nasce un continuum audiovisivo in cui la sala si fa ambiente d’ascolto e il pubblico, smesso il ruolo di semplice fruitore, diventa parte del dispositivo: l’esperienza non si chiude sui titoli di coda, ma si riapre in scena, invitando a una partecipazione attiva e condivisa.
Per chi frequenta il cinema del reale, Raustina è un caso esemplare di scrittura audiovisiva guidata dal suono; per chi ama la musica, è un set di ascolto in cui i materiali della tradizione si riorganizzano senza nostalgie. Per tutti, è un invito a misurarsi con un’idea semplice e necessaria: la comunità come esperienza da vivere. Appuntamento al Lux: lo spettacolo non finisce ai titoli di coda, ricomincia in palco e passa di mano in mano, come una rete tirata a riva.


